Claudio Santamaria è Rino Gaetano su Raiuno. Polemica la sorella del cantautore. La fiction contro La figlia di Elisa e Distretto di polizia 7

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Ci sono film su personaggi della musica che riescono a descrivere compiutamente lo spirito di un'epoca. È questo l'obiettivo della fiction Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu, una produzione Rai Fiction realizzata da Claudia Mori per la Ciao Ragazzi. La serie sarà trasmessa su Raiuno domenica e lunedì sera e quasi certamente darà del filo da torcere a La figlia di Elisa-Ritorno a Rivombrosa (la prima puntata è stata stra-replicata nell'ultima settimana a dimostrazione che dalla seconda Canale 5 si attende una netta inversione di tendenza negli ascolti, pena la sospensione o lo spostamento in un altro periodo... fuori garanzia) e Distretto di polizia 7 (in caduta libera da quando è stato spostato scioccamente al lunedì).
Presentata con successo al Fiction Fest di Roma lo scorso luglio (dove si è meritata dieci minuti di applausi), la miniserie racconta la breve vita del cantautore solitario e tormentato Rino Gaetano, nato a Crotone nel 1950 e morto nel 1981 in un incidente d'auto. La storia comincia con l'artista adolescente che è così indisciplinato da essere spedito in collegio dal padre perché impari a rigare dritto: qui il giovane scopre la propria vena artistica sia per le note sia per la scrittura, creatività che lo porterà all'inatteso successo della canzone Il cielo è sempre più blu, a composizioni controcorrente tra paradosso e sarcasmo, e ad essere ancora oggi una figura culto per i giovanissimi.
Ma nella vita di Rino Gaetano (interpretato da uno straordinario Claudio Santamaria: voto 7,5) c'è spazio anche per l'amore, prima per una ragazza di buona famiglia, Irene (Kasia Smutniak) e poi per una sua fan sfegatata, Chiara (Laura Chiatti).

"È una bellissima storia ma non riconosco mio fratello Rino, mi pare lui solo in dei flash", ha detto Anna Gaetano, sorella del cantautore, durante la conferenza stampa. "La figura di mio fratello è stata molto romanzata. Capisco che è una fiction, ma visto che è la sua storia, pensavo dovesse essere quella vera, e non è così. Io con Rino ci ho vissuto per 31 anni e penso pochi lo conoscessero meglio di me. Ci sono delle cose vere, come il suo essere un donnaiolo, ma non ad esempio, l'alcolismo di nostro padre".
Il regista Marco Turco ha risposto parlando del lavoro di documentazione fatto da lui e gli sceneggiatori, i libri su Gaetano e parlando con chi lo aveva conosciuto e frequentato come "Anna, Bruno Franceschelli (amico e confidente del cantautore, ndr), fonici, turnisti, Antonello Venditti, che era un suo amico, il giornalista Gino Castaldo. Ognuno aveva un suo ricordo, un suo Rino. Una volta raccolto tutto il materiale ci siamo seduti a tavolino e abbiamo cominciato a scrivere il Rino che era sedimentato in noi. Questa narrazione ha trasgredito in qualche momento la realtà documentaristica ma ha reso l'anima di Rino Gaetano". Adesso la parola passa al (sempre esigente) pubblico televisivo.

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