Rosy Abate, Giancarlo Scheri e Pietro Valsecchi esultano per gli ascolti. Critici tv: vincono l'introspezione psicologica e Giulia Michelini

Ecco le dichiarazioni del direttore di Canale 5 e del patron di Taodue e le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi e Beatrice sulla fiction spinoff di Squadra antimafia. Ascolti record.

ASCOLTI TV Ascolti record per l’ultima puntata di Rosy Abate-La serie (voto: 7), che domenica 10 dicembre, con il 20,89% pari a quasi 5,3 milioni di spettatori medi, ha realizzato l’audience più alta del 2017 tra le fiction Mediaset.

Giancarlo Scheri, direttore di Canale 5, dichiara: "L’ultima puntata ha regalato a Canale 5 numeri record. I telespettatori hanno premiato, per cinque settimane consecutive, un prodotto di qualità dal respiro internazionale e una grande storia, raccontata, interpretata e realizzata magistralmente. Grazie a Pietro Valesecchi, all’intera Taodue, al regista Beniamino Catena, a una straordinaria Giulia Michelini e a tutta la produzione artistica e produttiva che hanno creduto in questo progetto".

Pietro Valsecchi, produttore e amministratore delegato di Taodue, afferma: "A nome di tutti professionisti della Taodue che hanno contribuito a realizzare questa serie e della protagonista Giulia Michelini, vorrei ringraziare tutto il vastissimo pubblico che ci ha seguito con grande passione e fedeltà in queste cinque appassionanti puntate. Siamo in particolare felici di aver raggiunto un’audience pari al 26% di share sul target 15-34 anni, un dato che sommato ai numeri relativi alle interazioni sui social media (domenica siamo arrivati in testa ai trending topic di Twitter) e alle visualizzazioni online delle puntate (oltre mezzo milione per ciascuno dei primi 4 episodi), rendono Rosy Abate una serie unica nel panorama della fiction italiana, grazie a un personaggio imprevedibile e controverso e a un linguaggio televisivo di grande modernità. Ringraziando ancora gli spettatori, confermo che stiamo già lavorando a una seconda stagione della serie".

RASSEGNA STAMPA

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Forse il filone sulla criminalità organizzata va esaurendosi (Romanzo criminale, Gomorra, Suburra…); per la serialità italiana — ora che ha raggiunto standard internazionali — forse è venuto il momento di trovare altri temi; forse i nuovi sistemi di distribuzione in streaming stanno cambiando le regole del gioco, ma il «nuovo» passa solo attraverso una nuova concezione dei sistemi produttivi. Bisogna investire molto, se si vogliono ottenere buoni risultati, nel momento in cui la produzione di contenuto scripted sta diventando un fattore cruciale nella competizione fra gli attori del mercato europeo. In Rosy Abate sono più interessanti i momenti d’introspezione psicologica rispetto a quelli di pura azione".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Siamo nel post Squadra antimafia ma il personaggio della boss tascabile e tostissima interpretata da Giulia Michelini funziona, se si dosano a dovere le durezze del ruolo, le seduzioni e lo strappalacrime della maternità atrocemente negata ma all'improvviso di nuovo possibile, basta lasciar andare la penna in sceneggiatura. Quanto agli intrecci criminali probabilmente in giro c'è di meglio, ma l'importante è stare in scia. E dunque Rosy si ritrova in improbabile ruolo di commessa in più che improbabile location di mare, ma il passato torna etc etc. Giulia Michelini, però, è una forza della natura e come si fa, dopo aver palpitato per lei psicanalizzata a In treatment, a non palpitare di nuovo?".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Colori desaturati, audio in pesa diretta mica troppo chiaro. Ma chiaro è lo schema. Niente di nuovo: ah, che serenità".

Luca Beatrice su Il Giornale


"Rosy Abate ha rivelato una delle giovani attrici italiane oggi più gettonate. Giulia Michelini incarna quello stile esasperato e ipertrofico delle scuole di recitazione. Una specie di Elio Germano al femminile, con l'immancabile tono da drammone universale anche quando legge la lista della spesa; abbonda in pianti, maschere di dolore, urla e strepiti, dotati entrambi peraltro di una fisicità non comune, esplicitata in corpi magri e gracili. La Michelini, che non sarà mai un sex symbol al pari di Miriam Leone, è una vera performer: può piacere o no, ma certo ha il carattere e la grinta da interprete viscerale che la rende credibile anche nelle situazioni più paradossali. Pur essendo un puro prodotto commerciale, Rosy Abate funziona per la forza da tragedia greca che supera la sceneggiatura piuttosto labile. È il dualismo tra bene e male ad attirare la nostra attenzione, quel conflitto costante e irrisolto fin dai tempi di Eschilo e Sofocle che gli autori del programma hanno ben studiato. Come Romanzo criminale, Gomorra (bellissimi i primi episodi della terza stagione), Suburra, anche Rosy Abate è fra le serie che, creando spettacolarizzazione ed empatia con personaggi borderline, possono generare il rischio di identificarsi con il male. Spicca, d'altra parte, l'assenza di un eroe totalmente positivo, a meno di non considerare tale quello sforzo di redenzione che, nel caso di Rosy, passa attraverso il prolungamento di se stessa. Il figlio, che tanto ha sofferto, sarà certo migliore della madre".

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