Pechino Express 6, critici tv: meccanismo sempre uguale, il cast di non famosi non funziona, più giochini che storie, ironia di Costantino

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Degli Antoni, Rio, Specchia, Fagioli e Delbecchi sulla sesta edizione dell'adventure reality di Rai2. Ascolti in calo.

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RASSEGNA STAMPA su Pechino Express 6 (voto: 6,5), l'adventure reality di Rai2 condotto da Costantino della Gherardesca (6,5) e vinto dalle Clubber. Ascolti più bassi di sempre (share tra il 6 e l'8%), compresa la finale.


Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Pechino Express deve gran parte della sua reputazione alla bravura di Costantino della Gherardesca. Senza di lui sarebbe un’altra trasmissione, rischierebbe di confondersi con altre. Pechino Express è un grande gioco d’avventura, un ironico confronto tra mondi lontani ma soprattutto tra personalità curiose, «eccessive» quanto basta. Ma l’aspetto più interessante è il complesso lavoro di produzione e scrittura che Magnolia conferma di padroneggiare in modo egregio. Quello che noi vediamo sullo schermo non sono «furti di realtà» (realtà per modo di dire perché la presenza costante di una telecamera è già messinscena), ma gli esiti del montaggio, forse il momento più decisivo della trasmissione. Proprio grazie al montaggio, il programma si offre a più letture, segno inequivocabile di spessore".

Antonio Dipollina su Repubblica


"L'impressione è che Pechino Express abbia ormai saltato la curva delle domande sull'identità del programma. Si è tornati in Estremo Oriente e si gioca parecchio e certi snodi in cui passava un contesto fatto di terre, luoghi e storie sembra alle spalle. Per dire, in certe edizioni passate ci si poteva anche disinteressare del tutto dei giochini, delle coppie, delle eliminazioni etc e quasi spiare il mondo intorno. Adesso sembra più difficile, o dà meno soddisfazione. Intanto Costantino Della Gherardesca sparge istrionismo, c'è gayezza sparsa in tutto il gruppo e il tenore della carica social del programma sembra altrettanto festoso. Buon per loro".

Piero Degli Antoni su Qn


"Resta apprezzabile la missione del programma: far tornare agli italiani la voglia di viaggiare e aprirsi al mondo in un momento in cui il terrorismo ha falcidiato le vacanze all'estero. Si è puntato su personaggi noti o notissimi in altri ambiti ma sconosciuti al popolo televisivo, pensando di coinvolgere il pubblico che non ama le tv. E' andata male. Cade così l'illusione che sia possibile ibridare la tv con gli altri mezzi: sono e restano, forse resteranno per sempre mondi alieni che non si capiscono".

Laura Rio su Il Giornale


"Non è facile correre per sei stagioni e un programma di quel tipo, con un meccanismo sempre uguale, fa fatica a tenere altissimi gli ascolti. Ci si deve affidare al cast: non tuti i protagonisti hanno intrigato gli spettatori".

Francesco Specchia su Libero


"Uno dei programmi più simpaticamente cazzari sulla piazza. Pechino Express, finora, ha mantenuto la sua struttura. Regia virtuosa, fotografia lussureggiante e senso del racconto rimangono ad incorniciare le otto coppie in gara. Mentre la puntata scorre, si connotano i protagonisti. L'ironia affilata di Costantino è diventata la cifra del programma. Cosa c'è di nuovo? Ancora nulla. Rimane un buon prodotto, in attesa del guizzo…".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Sostanzialmente uguale a se stesso, è tornato Pechino Express. Tutto è registrato e montato con cura (le riprese di questa edizione risalgono a giugno e a luglio scorsi). Senza montaggio nulla avrebbe senso in questo che più che un reality è una fiction. La principale novità, ogni anno, sta nell'ambientazione, nei paesaggi delle nazioni che vengono attraversate per arrivare alla meta. A distinguersi è soprattutto il conduttore: Costantino Della Gherardesca. Senza la sua ironia e il suo sarcasmo, Pechino Express sarebbe un'altra cosa. Per il momento resta un programma che attraverso il gioco e la competizione apre una finestra su mondi il più delle volte sconosciuti".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Capita che il più moderno dei conduttori conduca per il quinto anno il più vetusto dei reality. Certo, la produzione di Magnolia se la tira da consapevolmente, diversamente trash, e sui social ha intortato legioni di fan; ma sotto la vernicetta non c'è altro che il vecchio Giochi senza frontiere, e Costantino erede di Giulio Marchetti. Ogni anno il clone presenta coppie di concorrenti più astruse, vip più sconosciuti (bei tempi quando i vip erano vip), angoli del terzo mondo usati sempre più come set da cinepanettone. Non c'è nulla di meno avventuroso delle avventure scritte a tavolino e montate in post-produzione, nulla di più finto dei finti straccioni che chiedono aiuto ai poveri veri con il cameraman al seguito. Fermate il mondo e fate scendere Costantino. Si merita di meglio".

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