Sotto copertura 2-La cattura di Zagaria, critici tv: la fiction popolare si tinge di crime, versatilità della Lux Vide, bravi i protagonisti

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Rio, Specchia, Fagioli, Delbecchi e Caverzan sulla seconda stagione della fiction di Rai1. Ascolti positivi.

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RASSEGNA STAMPA su Sotto copertura 2-La cattura di Zagaria (voto: 7), la fiction di Rai1 con Alessandro Preziosi (7,5) e Claudio Gioè (7,5). Ascolti positivi con share tra il 18 e il 20%.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Dalle campagne spoletine di Don Matteo ai bunker di Casal di Principe, dalle indagini in stile piccolo mondo antico alla cattura di un pericoloso latitante: il salto che la Lux Vide ha compiuto non è indifferente. E la savianizzazione della tv italiana ha compiuto un passo ulteriore. Con moderazione, con garbo, con un alto senso dell’educazione civica. Buon esempio di attenzione alle regole del genere, con maggior piglio realista: storie principali (l’indagine, la cattura) e storie secondarie (le varie storie d’amore che s’intrecciano fuori del labirinto dei vicoli di Casal di Principe); azione e sentimento; regolamenti di conti e l’immancabile «risvolto umano» dei protagonisti. Alessandro Preziosi ha spesso la stessa espressione, sia quando interpreta il Male (il boss Iovine che con i suoi uomini e le sue società era riuscito a diventare il re degli appalti, con risvolti a Parma e Milano), sia quando interpreta il Bene (Don Diana in Per amore del mio popolo)".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Il boss è un po' troppo avvenente (Alessandro Preziosi) ma il senso c'è, l'ambiguità criminale del rapporto con la famiglia che lo nasconde nel bunker pure, alla fine vinceranno sì i buoni ma scendendo per parecchi inferni. Storia vera e già crivellata di veleni e ambiguità — la lunga operazione che portò alla cattura di Michele Zagaria — qui si tratta di spalmarla in una serie che tiene insieme molti spunti, comprese le trame personali dei protagonisti (l'anti-boss Claudio Gioè, con i veleni che cadono a pioggia) e puntare a una sorta di stato dell'arte della fiction di genere purché popolare. Ci provano Giulio Manfredonia in regia e, in produzione, la LuxVide la cui versatilità — Morandi, Don Matteo, I Medici e qui il filone crime di casa nostra — è una scommessa sempre meno scontata".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Serie girata con ritmo e professionalità, un ritmo tale e una oscurità dell'anima da non farla nemmeno sembrare un prodotto Lux Vide. Boss un po' troppo bello per suscitare legittima repulsione".

Laura Rio su Il Giornale


"La serie pare realizzata in fretta e furia, poche risorse e scarsa cura: la sceneggiatura è piena di buchi e di salti logici, la recitazione dei personaggi secondari sotto la soglia minima. Per fortuna che il tutto viene salvato dalla forza e dalla professionalità di Claudio Gioè e Alessandro Preziosi. In ogni caso la serie ha almeno il merito di mostrare l'impegno e i sacrifici delle forze dell'ordine e della magistratura contro la criminalità organizzata".

Francesco Specchia su Libero


"La seconda stagione della fiction un tempo tacciata di eccessivo sentimentalismo nel mostrare il privato dei poliziotti (e un po’ era vero) è ora caratterizzata da più azione e meno introflessioni; e di ciò ne beneficia la trama. Ci sono gli appostamenti, i pedinamenti, le cimici dentro poltrone massaggianti, i camorristi giovani idioti in mutande e mitra che si credono in Gomorra. L’atmosfera che si respira è quella di Maurizio Merli finito nel dipartimento incasinatissimo dei Bastardi di Pizzofalcone. Ci sono perfino gli stessi attori".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Se all'inizio i sentimenti dei protagonisti, le loro storie d'amore, i loro problemi familiari e i loro ideali di giustizia fanno pari con le indagini, nel continuo prevale l'azione. La vita privata dei protagonisti non scompare, ma passa in secondo piano. Entrano in gioco anche i sospetti reciproci. Il ritmo è buono. La tensione tiene nonostante i tempi allungati. Mentre alcuni attori sono ormai a loro agio nei panni di poliziotti non proprio convenzionali".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Parlano tutti a bassa voce i personaggi. L'atmosfera catacombale ha una sua ragione narrativa, nemmeno stavolta la Lux Vide ha voluto rinunciare alla sua specialità, l'elevazione morale dello spettatore. Ne è uscito questo strano esemplare di action serie intimista, filo-evangelica, dove inseguimenti e ammazzatine sono bilanciati da drammi interiori e crisi d'identità".

Maurizio Caverzan su La verità


"I clan camorristici non sono esattamente l’habitat di Lux Vide, incline a stemperare il noir criminale con le vite private dei poliziotti. Ingenuità a parte, Rai Fiction e Lux Vide sembrano averci preso gusto. Forse nell’intento di saturare il pubblico prima di Gomorra 3. Moriremo camorrologi".

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