Riki: "Non ero sui social e ai discografici non interessavo. Il faccino conta. Il nome in 4 lettere nasce da una lezione di marketing..."

Il cantante di Amici 16, intervistato dal Corriere della Sera, parla del suo percorso prima del talent show, della scelta del nome d'arte e del rapporto con i social network.

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Riki, primo nella categoria canto ad Amici 16 e primo nella classifica degli album più venduti nei primi 6 mesi del 2017, si racconta al Corriere della Sera: "Il faccino conta, il nostro aspetto è un biglietto da visita. Dopo l’università avevo aperto uno studio di grafica, il biglietto da visita sembrava una cosa da studio con 30 dipendenti. I clienti restavano colpiti, poi dovevamo dimostrare di valere quello che il biglietto lasciava immaginare".

Nato e cresciuto nell’hinterland nord-est di Milano, famiglia bene, papà imprenditore nel ramo informatico, mamma lavora nell’azienda, Riccardo Marcuzzo ha iniziato presto a sognare con la musica: "Non ho mai studiato uno strumento, ma a 7 anni scrivevo già le prime canzoni. Ho scoperto Battisti grazie a una raccolta e un lettore cd portatile che mamma mi regalò per la prima comunione. Più avanti ho scoperto i cantautori contemporanei come Jovanotti. E poi Cremonini e Ferro: si capiva sin dall’inizio che sarebbero diventati dei grandi".

Una laurea triennale a pieni voti in Design del prodotto allo Ied, una menzione al Compasso d’oro Targa giovani per una lampada e uno studio che funzionava: "Avevo due piani A. I soldi guadagnati col lavoro li reinvestivo nella musica. Ho iniziato a frequentare gli studi del Massive Arts di Milano. Lì ho conosciuto Riccardo Scirè che da allora è il mio produttore". E quindi è diventato Riki: "Il nome nasce dalle memorie di una lezione di marketing che suggeriva l’uso di due sillabe, dalla voglia di italianità quindi niente 'c' e 'y' e dall’esigenza di rendere il nome graficamente e le due 'i' speculari offrono mille spunti".

I suoi profili social sono nati l’anno scorso: "All’università ero l’unico a non avere Facebook. Sono uno che si perde facilmente e temevo di finirci dentro delle ore ed estraniarmi dalla realtà. Quando proponevo i miei provini ai discografici mi dicevano che non gli interessavo perché per fare musica ci vogliono i follower. Così ho aperto Instagram e poi gli altri social".

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