Maltese-La serie, critici tv: modello di fiction civile, molti accostamenti a La Piovra e Montalbano, intento eccessivamente didascalico

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Beatrice, Caterini, Specchia, Fagioli, Delbecchi e Caverzan sulla fiction di Rai1 che ha ottenuto ascolti positivi anche se oscillanti.

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RASSEGNA STAMPA su Maltese-Il romanzo del commissario (voto: 7) con Kim Rossi Stuart (7,5). Ascolti positivi anche se oscillanti tra il 23 e il 30% di share.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Per quanto ben girata e imperniata su temi importanti (il commissario integerrimo che vive la lotta alla criminalità organizzata come una vera e propria missione), la fiction ripropone temi e modelli già trattati in passato dal cinema e dalla stessa tv. L’abilità di Rai Fiction è duplice: da una parte esprime una costante e sicura attitudine a sapersi sintonizzare sul pubblico di Rai1 (il racconto è sempre al limite del didascalico, lascia poco spazio a soluzioni linguistiche che creino ambiguità o spessore); dall’altra, invece, è andata a occupare quello spazio «civile» lasciato scoperto da Canale 5".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Ovvero la Piovra prima della Piovra, ma in realtà anche un azzardo vintage, sfidando l'immaginario ormai fisso da noi su mafia e fiction. Prodotta dalla Palomar del commissario più amato, Maltese è però un Montalbano per adulti, calato nella ricostruzione degli anni della presa d'atto della mafia come potenza criminale. Il primo episodio era generalista e si capiva tutto, poi aumenta la quota dark, con angoli oscuri e trama che si aggroviglia. Kim Rossi Stuart si trincera dietro gli indispensabili baffi che lo difendono e induriscono e rende a dovere la figura nevrotica del commissario a cui tocca difendersi dalla sua stessa avvenenza".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"In questa potenza realizzativa e interpretativa il punto più debole è proprio la storia. Non perché sia incoerente o sciatta, tutt'altro. Niente di originale. Stesso incipit della Piovra. L'avranno fatto apposta".

Luca Beatrice su Il Giornale


"La nuova miniserie, per una volta non ispirata a un libro e dunque dal soggetto originale, offre interessanti spunti, andando a «citare» due dei più interessanti generi cinematografici italiani degli anni '70: il poliziottesco e il film di mafia. Un appunto: stentato e forzato l'accento siciliano, che peraltro non è né palermitano né catanese. Troppo manierato, insomma".

Marida Caterini su Il Tempo


"Ideale continuazione delle vicende di Montalbano. Il pubblico ha riconosciuto le medesime atmosfere, quasi gli stessi profumi, ma non la credibilità della sceneggiatura, apparsa imperfetta e più fredda".

Francesco Specchia su Libero


"Discreto prodotto dal punto di vista della narrazione, orrimo nell'ottica della produzione tout court comprensiva di fotografia, di efficacissimo cast e di regia danzante tra campi lunghi, primi piani, lenti movimenti di macchina un po' alla Sergio Leone".

Andrea Fagioli su Avvenire


" Più ancora della somiglianza con il personaggio di Camilleri, c'è quella con il più datato Corrado Cattani della Piovra. Evidente, comunque, l'opera di maquillage attraverso elementi di giallo e di noir che si aggiungono a quelli classici del poliziesco in terra di mafia. La serie soffre semmai di qualche lentezza rispetto a quelle dei colleghi televisivi di Maltese".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Proprio uno sceneggiato coi baffi. La forza di Kim sta nel non ispirarsi né a Cattani né a Montalbano. Il suo Maltese è solo contro tutti, anche contro i cliché che nella narrazione abbondano".

Maurizio Caverzan su La verità


"Sembra mancare un pizzico di attenzione nell’intento eccessivamente didascalico di certi spiegoni che tolgono curiosità e mistero alla trama. E, a proposito di preoccupazioni didascaliche, sarebbero invece state certamente utili, e forse doverose per un servizio pubblico, delle brevi sottotitolazioni per rendere comprensibili anche nel resto del Paese alcuni dialoghi in siciliano stretto".

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