Boss in incognito 4, critici tv: tanta retorica e racconto poco realistico e da libro Cuore, Nicola Savino e la conduzione non invasiva

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Beatrice, Fagioli e Delbecchi sulla quarta edizione del docu-reality di Rai2. Ascolti in calo con il passare delle puntate.

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RASSEGNA STAMPA su Boss in incognito 4 (voto: 6,5), il docu-reality di Rai2 con Nicola Savino (6). Ascolti altalenanti dal 5 al 9% di share.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"In un crescendo di retorica e di «mariadefilippismo», il boss si fa riconoscere e premia tutti con generosità: gioielli, biglietti aerei, weekend in un centro benessere, estinzione del mutuo… Del resto, è stato descritto come boss con il cuore in mano. È questo il senso del programma? A ben pensarci c’è qualcosa che non convince. Tutte le presunte «criticità» sono servite soltanto a rafforzare l’immagine dell’azienda e l’idea che si fa strada è che questo programma sia un formidabile esempio di «branded content». Se per caso vi capita di incontrare Nicola Savino provate a chiederglielo".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Gente per bene messa per finta sotto pressione, poi via fino al lieto fine. Funziona sempre, eccome, Boss in incognito — quarta stagione su Rai2, il martedì sera — ovvero il padrone di azienda che si camuffa da apprendista e mette alla prova i dipendenti. O almeno quelli funzionali alla vicenda, con storie difficili personali ma tanta dedizione al lavoro. È una favola, in ogni senso, ma molta gente la vuole e soprattutto aspetta il finale disvelato il cui il Boss dispensa regali e prebende (soldi, mica voucher). L'ultima mezz'ora, quella con i regali, farebbe piangere anche le pietre. In nuova conduzione c'è Nicola Savino, nel programma con conduzione meno invasiva del mondo, bastano e avanzano i protagonisti nella rappresentazione paradisiaca del mondo del lavoro".

Luca Beatrice su Il Giornale


"Improbabile docu-fiction patetica e banale. Persone dalla commozione facile, spinte a piangersi addosso (possibile non ci sia nessuno che viva serenamente?). Saranno vere? I dialoghi sono costruiti in maniera artefatta, teatrale, poco credibile. Possibile che a uno sconosciuto vengano rivelate confidenze così intime, su famiglie lontane, figli problematici, malattie sempre in agguato? E poi in orario di lavoro? Il vizio della tv piagnona e strappalacrime contagia ormai ogni strato di una società che non riesce più a vedere futuro e prospettive davanti a sé. Ne vien fuori, fosse veritiero, il ritratto di un'Italia stanca, poco motivata, ragione evidente della sua scarsa competitività. Il meccanismo dell'agnizione, lungo e noioso, accentua ulteriormente l'insopportabile patetismo. Anche il Boss piange, si commuove per qualsiasi menata, e quasi vergognandosi della sua posizione privilegiata, elargisce regali e compensi sproporzionati. Ma quanto gli sarà costato questo scherzetto? Perdona ogni difetto, sorvola su qualsiasi disservizio in nome di un vetusto socialismo umanitario tanto nobile quanto assai poco applicabile. A fare gli altruisti e gli ipersensibili davanti alla tv sono capaci tutti. E nella vita vera?".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Abbiamo notato tutte le forzature del caso. È vero che il programma si annuncia come 'fabbrica di emozioni', ma siamo a livello di libro Cuore esasperato. La prima forzatura è ovvio sta nella presenza delle telecamere. I dipendenti non sanno di lavorare con il boss, ma sanno comunque di parlare e agire in televisione. Per cui, addio spontaneità: il docu-reality diventa un finto docu-reality. In questa edizione, per di più, come detto, appare forzato il taglio buonista, tanto da rischiare di rendere meno credibile l'aspetto più importante di un'operazione del genere, ovvero il mettere in scena persone che amano il proprio lavoro, che nonostante le difficoltà riescono a vedere il lato positivo delle cose e a vincere le piccole e grandi sfide quotidiane, con coraggio e determinazione. È un peccato perdere un'occasione del genere".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"La nuova stagione, ferocemente defilippizzata, riesce nella non facile impresa di far rimpiangere la precedente. Casi umani mezzi in piazza identici a quelli di C'è posta per te, come identico è il finale: il Grande Boss Gentile svela la vera identità, elogia i sottoposti, per ciascuno ha pronta una ricompensa. E giù lacrime".

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