Il Commissario Montalbano-Come voleva la prassi: i motivi del successo per Andrea Camilleri, sceneggiatore, regista e critici tv

Al Corriere della Sera e a Repubblica parlano i "creatori" dell'episodio della fiction di Rai1 in onda lunedì 6 marzo 2017 con ascolti record. Recensioni di Franco, Comazzi, Rio e Fagioli.

RASSEGNA STAMPA su Il Commissario Montalbano-Come voleva la prassi (voto: 8), in onda lunedì 6 marzo su Rai1 con ascolti record.

Lo scrittore Andrea Camilleri, interpellato da Repubblica, riflette sui numeri: "La sorpresa di questo straordinario successo la condivido con tutti i telespettatori. Se il Montalbano letterario, come ho spiegato già diverse volte, tende ad avere una sua autonomia, che io cerco di arginare, di controllare, di riportare alle mie scelte letterarie, quello televisivo addirittura vive veramente una sua vita propria che in qualche modo è creata dagli spettatori stessi. Sono stati loro, infatti, in tutti questi anni a rendere questo personaggio qualcosa che in fondo in fondo li rappresenta tutti".

Lo sceneggiatore Francesco Bruni osserva: "Montalbano è diventato una presenza familiare perché rimanda un po' alla televisione di una volta, penso a Maigret che, non a caso, era supervisionato da Camilleri. Gli italiani apprezzano il desiderio di giustizia di un uomo dello Stato che non chiede niente per sé, guida ancora una vecchia Tipo e non gli importa dei soldi. Gli basta quello che ha. Tutti vorremmo essere Montalbano ma soprattutto vorremmo che i nostri governanti gli assomigliassero".

Il regista Alberto Sironi c’è stato fin dall’inizio, 30 episodi fa: "Una sera - afferma al Corriere della Sera - Camilleri mi ha detto: 'Voglio accompagnare Montalbano sull’orlo del baratro'. Queste ultime storie, così come le prossime, sono sempre più scure, più dure, più noir. La sua grande modernità nel sentire il mondo si riflette nei suoi libri e si riverbera nella fiction. All’inizio c’era chi era perplesso, chi pensava che fossero temi troppo forti. Ma in realtà sono storie più moderne, e lo dimostra che anche il pubblico più giovane è rimasto davanti al televisore". Zingaretti rischia di rimanere appeso al suo personaggio come un quadro? "Ormai Luca è un’icona, ha il problema che hanno molti attori quando interpretano un ruolo da cui poi è difficile staccarsi. Ma è un uomo colto è intelligente, fa teatro, il problema è semmai che il cinema italiano è troppo asfittico e intellettualistico, per niente epico, e non sa regalargli ruoli all’altezza. Per Il gladiatore lui sarebbe stato perfetto".


Renato Franco sul Corriere della Sera


"Se indubbiamente il personaggio inventato da Camilleri ha reso televisivamente immortale Zingaretti, è anche vero che quest’immortalità ha un suo contrappasso terreno. Zingaretti come attore può essere solo Montalbano perché in ogni altra interpretazione l’attore risulta inevitabilmente poco credibile. Troppo popolare orami, troppo riconoscibile, troppo famosa la sua testa lucida e il passo da cavallerizzo, con le sue gambe ad arco, protese verso le indagini. Se interpreta — come ha fatto — Borsellino ti pare di vedere Montalbano con i baffi. Se fa Olivetti è semplicemente Montalbano con un po’ di capelli. Se rivedi I giorni dell’abbandono (2005) il marito che lascia la moglie per una ragazza più giovane è Montalbano".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Racconti più psicologicamente cupi. Il verminaio dell'anima era rafforzato da quello della società. Montalbano si comporta 'come vuole la prassi' ma combatte il male. Talvolta vince, talvolta perde. Umano, troppo umano. I personaggi intorno a lui sono diventati, più che macchiette, maschere della commedia dell'arte italiana. Deve essere per questo che il commissario piace tanto, anche all'estero. Montalbano siamo noi".

Laura Rio su Il Giornale


"Questo secondo episodio si merita ancora più applausi del primo perché riesce a raccontare l'orrore insito nell'uomo senza quelle sbavature e quelle frasi, secondo noi, sbagliate nell'episodio precedente. Il male, che si manifesta nell'uccisione di una prostituta dopo una violenza di gruppo, gioco orribile dei notabili del paese, viene stigmatizzato senza se e senza ma".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Si è passati dalla tragedia greca alla mitologia romana con la storia di Androclo e il leone rivissuta da Montalbano al quale viene salvata la vita per il fatto che lui a sua volta l'aveva salvata a un malvivente (un po' come il leone a cui Androclo aveva tolto la scheggia dalla zampa). Per il resto, anche in questo caso una vicenda torbida sullo sfondo di orge sadiche con violenze inaudite tanto da portare alla morte una giovane prostituta. Sul piano delle storie, dunque, Il commissario Montalbano, dopo la pedofilia e la maternità surrogata della precedente stagione, conferma la scelta di temi molto complessi per un pubblico così numeroso e indiscriminato come quello messo insieme in certe occasioni. Presa coscienza di questo, resta il valore di un prodotto che punta soprattutto su personaggi e ambientazioni. Per cui non conta il giallo, intuire prima o dopo l'assassino. Conta il modo con cui e il contesto nel quale Montalbano arriva a risolvere il caso".

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