Music, ascolti in caduta libera. Critici tv: bel programma frenato dalle chiacchiere di Paolo Bonolis, è un antiSanremo incompiuto

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Rio, Fagioli, Delbecchi e Caverzan sul programma in 3 puntate di Canale 5 condotto da Paolo Bonolis. Ascolti in picchiata.

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RASSEGNA STAMPA su Music (6,5), il programma in 3 serate su Canale 5 con Paolo Bonolis (7,5) e Luca Laurenti. Ascolti in caduta libera: 4,6 milioni (21,23%), 3,9 (17,86%) e 2,6 (11,04%).

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Verrebbe da dire: un bel programma, peccato ci fosse Bonolis. Bonolis o chiunque altro. Si invitano cantanti famosi, magari una star internazionale come Simon Le Bon e John Travolta (costo?), e con la scusa di far loro scegliere la «canzone della vita», si prepara una bella scaletta di cover. Buoni cantanti e buona musica, il gioco è fatto. Specie se puoi contare su autori come Lennon-Cartney, Leonard Cohen, Ludwig van Beethoven, Pink Floyd… Di questi tempi poi, in cui l’industria discografica non se la passa tanto bene, trovare cantanti non è così difficile. Nonostante la serata fosse registrata (e dunque con ampie possibilità di montaggio), le chiacchiere con i cantanti erano così prive di ritmo, così autoreferenziali e compiaciute (ma servono così tanti autori per scrivere simili banalità?), da appesantire in maniera insopportabile il programma".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Il senso della Musica. Paolo Bonolis lo dice in avvio: stasera facciamo musica, non c'è il talent, non dovete votare nessuno. E poi lo fa, concedendosi parecchio con ospiti niente male e tracciando un filo che va da cose che si permetteva ai tempi solo Baudo alle comparsate di vip internazionali (John Travolta etc) stile De Filippi. Per ognuno, un siparietto, la canzone preferita, l'esibizione se del caso. Bonolis si può permettere parecchio e quando gli davano Sanremo dimostrava passione vera per tutto quello che non era la gara. Gli si possono perdonare i gigionismi soliti, il cast era il perfetto incrocio tra l'anti-Sanremo e I migliori anni — che a occhio gli piace molto. Ma per una volta ha fatto davvero il programma 'suo' di cui parla sempre".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"C'è stato da ridere e da piangere e da batter le mani. Difetto? Troppo lungo, bisognava avere il coraggio di tagliare qualcosa, magari realizzando quattro puntate e non tre".

Laura Rio su Il Giornale


"La lunghissima trasmissione di Bonolis, con la ricca carrellata di ospiti, ha meriti semplici: far trascorrere una bella serata allo spettatore che s'avvolge nei ricordi suscitati dai brani intonati dagli ospiti, che ride alle battute del conduttore, che magari scopre artisti che non aveva mai ascoltato. Bonolis, che in un solo show riesce a innestare due suoi pallini, il «senso della vita» e la musica, ha il sorriso sulle labbra e non la faccia corrucciata di quanto presenta Ciao Darwin".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Bonolis, con la partecipazione dell'immancabile Luca Laurenti, ha scelto la via più facile, quella delle canzoni d'autore cantate da altrettanti autori. Nonostante la decina di autori che firmano il programma, non ha avuto bisogno di fare molto altro, anzi: sarebbe stato meglio se avesse fatto anche meno. Il livello delle interviste, ad esempio, è stato piuttosto basso".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Dieci cantanti per Bonolis posson bastare e naturalmente lui da solo basterà per dieci. E' l'uovo di Bonolis: chiama un cantante, fagli fare una cosa che ama e il gioco è fatto. Ma oltre alle note ci sono le parole e qui esplode la vena post-barocca del nostro Kurt Vonnegut che cita se stesso ma anche Carlo Conti (I migliori anni, Tale e quale)".

Maurizio Caverzan su La verità


"Bonolis parla, intrattiene, raccorda, sbraita, accentra, spadroneggia, celentaneggia nelle interviste al tavolo, in poltrona, sugli scalini, nei monologhi e nelle chiamate degli ospiti fin troppo scritte da Gianmarco Mazzi, una vita nel Clan. Questo è l’anno della musica in tv, l’antiSanremo senza gara è un’idea (perché non coinvolgere il pubblico con qualche televoto?) e la galleria di grandi nomi e di superospiti è notevole. Anche se poi si scopre che, paradossalmente, uno dei momenti più spontanei e gioiosi è quello che vede protagonista Luca Laurenti, l’amico di sempre, il cantante della porta accanto, con un’esplosiva Can’t stop the feeling. Cosa vuol dire giocare in casa…".

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