La storia dei Soul System. Leslie cantò al matrimonio di Belen. A.J.: "Alvaro Soler non c'era mai all'inizio... Jarvis via per il manager"

A Vanity Fair parla la band che ha vinto la decima edizione del talent show di Sky Uno. Ecco le storie dei 5 componenti tra integrazione e precedenti esperienze nei talent.

A Vanity Fair si raccontano i Soul System, vincitori di X Factor 10.

Don Diggy, voce rap e autore. Nato a Napoli, discende da una famiglia che in Ghana un tempo possedeva terreni e un’intera tribù. Il padre, caduto in disgrazia, nel 1984 venne in Italia a cercare fortuna: in Campania raccoglieva pomodori. Poi si trasferì a Montorio, vicino a Verona, in una casa parrocchiale. Quando Ziggy (è il suo soprannome) aveva due anni e la sorella Anna uno, andarono in Ghana perché le loro tradizioni volevano che il maschio fosse circonciso, ma in Africa la sorellina si ammalò e morì. Al ritorno in Italia, le suore e la comunità di provincia che li avevano accolti furono sconvolti da quel lutto. "Si offrirono di adottarmi, temevano per la mia salute. I miei, lavorando tutto il giorno, mi affidarono alla signora Giovanna, che aveva tre figlie femmine: per me, erano sorelle maggiori". Quando aveva 12 anni il padre riportò la famiglia in Ghana dove è rimasto per altri 12 anni. "Mi sono diplomato in ragioneria, ho comprato un taxi, ho anche fatto qualche pubblicità per Vodafone Ghana. Non vivevo male, ma sentivo che in Italia avrei potuto fare di più. Quindi ho preso l’aereo e sono tornato a Verona. Per prima cosa sono andato in Prefettura con tutti i miei documenti: atto di nascita, battesimo, pagelle. Mi hanno detto che dovevo tornare a casa mia perché, non essendo rientrato prima di diventare maggiorenne, avevo perso ogni diritto, ero un clandestino. Ma sono nato in Italia, la mia prima parola è stata italiana, la mia prima pappa era italiana. E se oggi uno dall’Africa viene in Italia, dopo dieci anni ha diritto alla cittadinanza". Questo succedeva nel 2012. "La passione per la musica me l’ha trasmessa mio padre, grandissimo fan di Michael Jackson, uno che organizzava gare di ballo tra i bambini e, se eri bravo, ti dava le caramelle. Ho deciso di provare in Italia con il nome d’arte di Don Jiggy. Ho già pronti venti pezzi, solo nel loft ne ho scritti cinque, ma all’inizio nessuno credeva in me, nemmeno la mia famiglia".

Leslie, voce. La famiglia della madre vanta cantanti gospel in America; lei stessa ha alternato pulizie in nero all’insegnamento di canto ai giovani della chiesa evangelica a Brescia. "Non pensava che avessi abbastanza potenza per cantare da solista, nché un giorno ho provato ed è venuta giù la chiesa". Leslie ha iniziato a esibirsi professionalmente sei anni fa, dopo essere entrato nella squadra di Cheryl Porter, sua vocal coach. Ha fatto il corista per Zucchero e nel 2013 ha cantato al matrimonio di Belen Rodriguez e Stefano De Martino. "Se credi in Dio, cantare gospel è dare un senso profondo alle parole che dici". Due anni fa ha partecipato ad Amici: "Sono capitato subito in sfida contro i futuri vincitori di quell’anno, The Kolors, e sono uscito. Oggi penso che doveva andare così".

David, basso. È il bello del gruppo. Figlio di un reverendo, cresce a Palermo fino ai 14 anni, quando il padre viene trasferito dalla chiesa evangelica a Brescia. "I primi sei mesi furono un incubo, a Palermo ero perfettamente integrato, c’era tanto calore umano". Studente di architettura, ha scoperto la musica grazie al padre che, mentre faceva le pulizie, ascoltava gospel: "Appena poteva guardava video: mi sono innamorato della batteria e del basso vedendoli suonare. Ho imparato da autodidatta, ancora oggi suono a orecchio. Sono cresciuto con i bianchi, ed è bianca la mia fidanzata, una ragazza di Torino che studia Biotecnologie. Stavo con lei da quattro mesi quando ho cominciato X Factor, rivederci dopo il talent è stato incredibile".

A.J., tastiere. È il direttore artistico del gruppo ed è stato lui, nel suo studio di registrazione, a far incontrare i ragazzi. "Siamo italiani, ma come gruppo vorremmo mostrare anche il nostro lato africano: rispetto ai nostri genitori siamo una cosa diversa, più contaminata". Figlio di un caporeparto marmista, che cinque anni fa è rimasto disoccupato, dice che non gli è mai mancato nulla. "Mi sono diplomato in un istituto d’arte e poi iscritto alla facoltà di Beni culturali. Finché, qualche anno fa, mio padre mi ha ceduto una parte del suo capannone per aprire uno studio di registrazione. Le cose giravano bene, ho prodotto sia Leslie che Don Jiggy singolarmente, ma a un certo punto ho sentito l’esigenza di mettermi più in gioco: ai miei genitori, che insistevano sull’università, volevo dimostrare che potevo fare grandi cose nella musica". Non tutti, nella band, erano convinti di rientrare a X Factor dopo la rinuncia dei Jarvis. "Rischiavamo un secondo fallimento. Poi però ci siamo detti che il destino aveva voluto così. Del resto, quello che ci hanno fatto firmare non era assolutamente un contratto capestro. Jarvis? La mia opinione personale è che il loro manager avesse paura di perderli come artisti. Sono giovani, e ci sono cascati. Mi spiace, anche perché ho saputo che si sono già sciolti". Non c’è stato un po’ di gelo, all’inizio, con Álvaro Soler? "Eravamo sulla difensiva nei confronti dell’intero programma. Ma nelle prime settimane Álvaro non c’era. Ci ha seguiti come produttore Antonio Filippelli, che è il vero artefice del nuovo sound dei Soul System: da gruppo da sagra ci ha trasformati in una band da radio".

Alberto, batteria. Viene da Verona. È l’anziano del gruppo, si deve a lui la nascita della band: "Suonavo professionalmente da anni, facevo quattro concerti a settimana, ma avevo voglia di un progetto mio, così ho chiesto a Joel se era interessato, e se voleva aiutarmi a trovare i musicisti migliori. Sono quello che ha preso poco sole. Ma sono cresciuto con la musica black, e ho sempre amato le donne di colore, sono un white nigga, come direbbe Ziggy". È anche l’unico che tiene famiglia. Williane, brasiliana, l’ha trovata via chat. "Ci siamo scritti per un po’ di mesi, poi è venuta in Italia a trovarmi. Un anno dopo eravamo sposati e sette mesi fa è nata Chloe". È quello che ha sofferto di più l’isolamento nel loft.

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