La mafia uccide solo d'estate-La serie, su Rai1 la voce di Pif e Claudio Gioè e Anna Foglietta: personaggi, cast, trama, foto, video

Anticipazioni sui personaggi, sul cast e sulla trama della fiction collegata al film di Pif, in onda da lunedì 21 novembre su Rai1. Dichiarazioni, fotogallery e video-trailer.

Ispirata al film di Pierfrancesco Diliberto (Pif), la serie in sei puntate La mafia uccide solo d’estate porta in tv un modo nuovo di raccontare la mafia. Una fiction che, così come il film, dissacra i boss e restituisce l’umanità dei grandi eroi dell’antimafia.

Una coproduzione Rai Fiction – Wildside, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli, per la regia di Luca Ribuoli. Sei prime serate su Rai1, alle 21.25, da lunedì 21 novembre.


La mafia uccide solo d'estate-La serie, anticipazioni sulla trama


E' Pif a raccontare la storia di una famiglia palermitana alla fine degli anni ‘70. I Giammarresi sono una famiglia normale, padre, madre, un figlio di dieci anni e una figlia di sedici, alle prese con problemi di lavoro, sentimentali, economici. Problemi solo apparentemente ordinari, se di mezzo c’è Cosa Nostra.

La prima stagione è ambientata nel 1979, anno che sancisce l'inizio della stagione dei delitti eccellenti, Cosa Nostra alza il tiro e colpisce uomini delle istituzioni come Boris Giuliano e giornalisti coraggiosi come Mario Francese. Con lo stesso tono scanzonato e sentimentale del film, la serie diventa così il racconto appassionante di una stagione intensa e sanguinosa, dell’eterno conflitto tra bene e male, della parabola di piccoli e grandi eroi. Un racconto che, mescolando tragedia e commedia, scava nel nostro passato più inquietante per parlarci del nostro presente.

La mafia uccide solo d'estate-La serie, la scheda dei personaggi (e gli attori che li interpretano)


LORENZO (Claudio Gioè)

è il papà di Salvatore, lavora all’ufficio anagrafe di Palermo, è un uomo pieno di dubbi e con un forte senso morale. Cerca di sopravvivere come può in una città dove prevalgono i codici mafiosi. Ma nonostante i suoi sforzi, con quella mafia, sarà costretto a scontrarsi più volte.
PIA (Anna Foglietta) è la mamma di Salvatore, molto legata ai figli e al fratello Massimo. Supplente da una vita, il suo sogno è conquistare una cattedra definitiva. Anche lei, però, è costretta a scontrarsi con una realtà collusa e farà di tutto pur di non scendere a compromessi. Anche se innamorata di Lorenzo, si infatua del suo affascinante collega Ayala, sbandata che turberà l’equilibrio della famiglia.
MASSIMO (Francesco Scianna) è lo zio di Salvatore e il fratello di Pia. Il classico maneggione, che non ha paura di scendere a compromessi. Lavora nel corpo forestale siciliano, ma non è mai andato in ufficio. Massimo è l’unico della famiglia a non preoccuparsi troppo della mafia, perso e smarrito nella sua forse beata ignoranza, non fa distinzione tra il bene e il male. Quando può, ci tiene a precisare che la mafia non esiste e che a Palermo si muore solo per le femmine.
PATRIZIA (Valentina D’Agostino) è la bellissima fidanzata di Massimo. Lavora in un bar ed è una donna un po’ ingenua e perdutamente innamorata del suo uomo, tanto da rimanergli accanto anche quando Massimo comincia ad avere problemi con la giustizia. Stringe un forte rapporto d’amicizia con Lorenzo che farà ingelosire Pia.
ANGELA (Angela Curri) è la sorella di Salvatore ed è la classica adolescente sempre in rotta con la famiglia e alle prese ogni giorno con un nuovo amore. Idealista come tutti i ragazzi, si scontra spesso con i genitori per affermare la sua indipendenza.
SALVATORE (Eduardo Buscetta) è il più piccolo della famiglia Giammarresi, ha gli occhi aperti sul mondo e, come il padre, uno spiccato senso della giustizia. Innamorato della sua compagna di scuola Alice, che non riesce mai a conquistare nonostante i numerosi tentativi. Ha un curioso e intenso rapporto d’amicizia con il capo della quadra mobile di Palermo, Boris Giuliano. È a lui che si rivolge quasi ogni giorno e su qualsiasi tema. È a lui che chiede consigli d’amore ed è a lui che pone i suoi dubbi e le sue paure sulla mafia.
ALICE (Andrea Castellana) è la compagna di scuola di Salvatore, viene da una famiglia che conta di Palermo, suo padre è un pezzo grosso della più importante banca della regione. Una ragazzina dolce e molto sveglia, contesa tra Fofò e Salvatore.
FOFO' (Enrico Gippetto) è il miglior amico di Salvatore, anche lui figlio della Palermo bene come Alice, abituato alle comodità e alla vita facile. Ma è soprattutto l’antagonista in amore del nostro giovane protagonista.
FRA GIACINTO (Nino Frassica) è il padre spirituale della famiglia, con un senso religioso tutto suo. Fra Giacinto è il punto di riferimento dei Giammarresi che però non conoscono il suo segreto: il religioso è molto vicino a Cosa Nostra.
BORIS GIULIANO (Nicola Rignanese) è un grande uomo. Un uomo che del suo lavoro ha fatto una missione: ogni giorno con coraggio combatte la mafia e il suo sistema. Capo della Squadra Mobile di Palermo, con le sue indagini sempre in prima linea contro Cosa Nostra, è anche il mentore sentimentale di Salvatore.

La mafia uccide solo d'estate-La serie, le dichiarazioni


"Sono molto fiero che sia diventata una fiction, perché la serie televisiva entra nelle case degli italiani più di quanto non faccia il cinema, così anche i mafiosi potranno vedere da casa un racconto che smitizza e prende in giro la mafia che non ha certo il senso dell'umorismo e vuole essere percepita come forte e potente", dice Pif. "Quando abbiamo pensato a questa fiction, io non me la sono sentita di fare la regia perché avrei dovuto avere un certo distacco. Sono un partigiano, poco obiettivo quando parlo di mafia nel senso che quando scrivevo il film sognavo di fare una serie per le ragioni che ho spiegato. E ora sono davvero felice che la Rai l'abbia fatta. Ma se oggi è possibile prendere in giro la mafia senza che ti succeda niente è grazie a Peppino Impastato. Lui, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono dei miti, ma questo non deve essere un alibi per non fare niente. Potenzialmente tutti possiamo essere Borsellino nella nostra vita. Io me lo ripeto ogni mattina quando mi sveglio. E questo non riguarda solo i siciliani, perché la mafia non è più un problema solo del Sud Italia. La mafia ormai parla romanaccio e calabrese".

"La fiction è molto dentro il Servizio Pubblico - dichiara il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto - La mafia è un tema delicato perché riguarda ferite che sono ancora aperte nel nostro Paese. La sfida che ci ha dato Pif è quella di portare in tv quello che già lui ha portato al cinema. Un racconto fatto con una volontà di leggerezza che rende il compito ancora più complicato e arduo, soprattutto in un mondo, come quello attuale, che palesemente, non ci sta portando verso la leggerezza. Pif e io ci siamo conosciuti anni fa. Ci incrociammo in un momento in cui lui aveva voglia di raccontare. Da quell'incontro nacque Il testimone (programma televisivo di Mtv condotto da Pif, ndB). Mi ha sempre affascinato perché ha cercato di avere una sua modalità, un suo tono, originale ma sempre molto rigoroso. Oggi quella modalità e quell'intenzione arrivano a milioni di persone".

"Finora abbiamo raccontato la mafia attraverso storie e biografie, mentre questo è un modo diverso di raccontarla, reso possibile grazie all'intuizione di Pif che ha lasciato che fosse lo sguardo di un bambino a scoprire la Palermo degli anni '70. Uno sguardo incantato, ma insieme acuto e rivelatore che riesce in un'operazione straordinaria: scardinare l'epica e la mitologia che spesso hanno ambiguamente contraddistinto la narrazione della mafia al cinema e in tv. Un modo, questo, nuovo e coraggioso di fare servizio pubblico": così il direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta. "Se il film aveva un protagonista unico e un lungo arco temporale, nella serie l'arena dei personaggi si amplia fino ad includere l'intera famiglia e il tempo si restringe ad abbracciare un solo anno di storia, il 1979, l'anno in cui la mafia inaugura una nuova e terribile stagione uccidendo personaggi come il capo della mobile Boris Giuliano e il giornalista Mario Francese. Come nel film raccontiamo gli eroi che hanno combattuto contro la mafia, ma proprio perché ci concentriamo su un solo anno di storia possiamo mettere in scena non solo i personaggi più conosciuti, quelli che sono stati uccisi, ma anche gli eroi piccoli, gli atti di coraggio quotidiani della gente per bene, dei poliziotti che hanno fatto il loro dovere e che sono sopravvissuti. La serie mescola diversi generi: quello del family, del romanzo di formazione, della commedia e insieme il racconto civile".

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