The young Pope, critici tv: un'antiserie che parla di un antiPapa giovane e irriverente, lavoro sontuoso ma anche molto verboso

Ecco le recensioni di Grasso, Comazzi, Fagioli, Delbecchi e Bocca sulla fiction internazionale con Jude Law in onda sui canali Sky. Ascolti in calo.

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RASSEGNA STAMPA su The young Pope (voto: 6,5), la fiction in 5 puntate trasmessa su Sky Atlantic e Sky Cinema con Jude Law (7,5) protagonista.

La prima stagione chiude con una media di 603mila spettatori medi ogni venerdì sera, attestandosi come la migliore serie al debutto su Sky degli ultimi 2 anni. In assoluto chiude al 3° posto di sempre per una serie in onda su Sky Atlantic (dietro solo alle due stagioni di Gomorra – La serie).

Dati confermati anche nei sette giorni: The young Pope raccoglie infatti una media settimanale di 1 milione 400mila spettatori e risulta essere, ad oggi, la migliore serie di sempre al debutto in onda su Sky.

Le interazioni sviluppate su Facebook e Twitter dall'inizio della serie sono state oltre 360mila: con questi numeri The young Pope risulta essere in questo inizio di stagione televisiva il secondo contenuto Sky di intrattenimento per numero di interazioni su Facebook e Twitter alle spalle solo di X Factor.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"The young Pope rappresenta un paradosso capace di scuotere il mondo della serialità: è un’antiserie che parla di un antipapa, un Caligola con abito talare, una contraddizione che vuole affermare un’idea. E il paradosso si regge su un azzardo linguistico di non poco conto: azzerare, o quasi, la trama e affidare il procedere del racconto ai soli dialoghi. Inutile citare Fellini (troppo espliciti i riferimenti) o Antonioni (si allude a la Notte con la battuta sui capelli che fanno male?). Sorrentino si cita da solo. E lo fa troppo spesso. The young Pope procede per illuminazioni che a volte si risolvono in vividi squarci sugli intrighi di Curia e altre volte in cicalecci teologici. C’è un’ironia che muove i personaggi negli antri vaticani e nei labirinti delle dottrine, capace, nei momenti migliori, di trasformarsi in un girotondo grottesco da cui è fuggito lo Spirito. L’Intrigo è conseguenza diretta del Peccato, la materializzazione immediata della Caduta".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Un lavoro immaginifico, sontuoso, barocco, memorabile, girato e interpretato benissimo. Non vedi l'ora che vada avanti".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Al regista interessano ben poco le questioni religiose: gli interessa descrivere come secondo lui si gestisce e si manipola quotidianamente il potere in uno Stato che ha come imperativo morale la rinuncia al potere e l'amore disinteressato verso il prossimo. Molte le scene forti (come il sogno in cui Pio XIII esorta i fedeli a masturbarsi e inseguire la libertà senza sensi di colpa) a conferma di un intento provocatorio e irriverente, di una spinta sulla satira anticlericale, che non affonda il colpo definitivo. The young Pope appare sempre più verbosa e meno spettacolare, nonostante le citazioni felliniane e l'impegno economico da kolossal, mentre continua a proporci un'immagine del papato agli antipodi di quello attuale e sicuramente anche di quello futuro".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Sorrentino gira largo, e alla larga, in ogni senso. Nelle inquadrature, nell'intreccio, nel profilo dei personaggi, e i tempi laschi della narrazione televisiva sono meglio di una passeggiata al Gianicolo. Conta l'idea che la realtà è un'allucinazione e le stanze, i rituali, i paramenti, i sotterranei del Vaticano ne fanno un perfetto mondo parallelo".

Riccardo Bocca su L'Espresso


"Il senso dell'opera di Sorrentino è la ricerca di un Dio tra le miserie terrestri. Una tv in bilico tra il cerebrale e lo spettacolare che non abusa del registro visionario, pur senza rinunciare ai linguaggi del sogno e dello stupore".

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