I Medici, ascolti record. Critici tv: sfida alla fiction internazionale, troppi flashback, nessuna attinenza totale ai fatti storici

Ecco i dati Auditel e sui social network della serie in 4 puntate trasmessa da Rai1. Recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Panari, Specchia, Fagioli e Caverzan.

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RASSEGNA STAMPA su I Medici (voto: 7,5), la fiction trasmessa su Rai1 per 4 martedì sera che ha ottenuto il 27,7% di share e 7 milioni di spettatori medi. I Medici risultano il programma più visto dell’intera stagione televisiva in corso (con l’esclusione degli eventi sportivi). In particolare il primo episodio del 18 ottobre è il programma più visto della stagione autunnale con oltre 8,3 milioni di ascolto medio e il 29,4% di share a pari merito con la partita di qualificazione ai mondiali di calcio Italia-Spagna del 6 ottobre (8,3 milioni di ascolto medio).

Dal 18 ottobre al 9 novembre la serie evento di Rai1 ha totalizzato 1.610.459 visualizzazioni su e 474.816 browser unici su Rai Play. I Medici è entrata in contatto con 23 milioni di italiani raggiungendo tutti i profili di pubblico. Il successo di ascolti tra i giovani, ragazzi e ragazze (per quest’ultime il 30,1% dai 15 ai 24 anni), tra i laureati (37,9%), insieme al grande coinvolgimento di tutti i social media, con I Medici trend topic internazionale di Twitter, è la testimonianza dell'universalità e modernità del prodotto.

Con oltre 750mila interazioni su Facebook e Twitter tra post e tweet I Medici risultano tra le serie tv italiane più commentate di sempre sui social ingaggiando il pubblico giovanissimo (78% minore di 34 anni) e rivelandosi la serie più twittata del 2016 (dati Nielsen).

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Gli attori (Dustin Hoffman e Richard Madden su tutti), il periodo storico (il Rinascimento a Firenze, il rifiorire delle lettere, delle arti e delle scienze), il respiro internazionale, il sapore della saga: quella dei Medici è intricata, appassionante, misteriosa. I Medici non si confronta con la fiction italiana ma con quella internazionale. L’intento, spesso raggiunto, è quello di rendere avvincente una storia che può godere di uno degli scenari più belli del mondo. Ogni tanto, però, si cade nel didascalico e l’uso eccessivo del flashback a volte rompe la linearità della storia, a volte rompe, e basta. Ai tempi, non si andava tanto per il sottile per la conquista del potere e anche la Roma papalina non era da meno: per questo assistiamo in Vaticano a scene di sesso, sodomia e corruzione davvero inusuali per gli standard narrativi della Lux Vide, la casa di produzione fondata da Ettore Bernabei. Ovviamente i titoli di coda ci rassicurano che la storia è «frutto di fantasia» e nel corso delle prime puntate ci viene ripetuto quello che potrebbe essere il motto dei Medici: «Fare qualcosa di male per raggiungere il bene». Che è anche un po’ lo scopo della fiction italiana".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Lontani i tempi in cui non sbagliava un film, il punto è che Dustin Hoffman non sbaglia una serie tv a giudicare dal trionfo de I Medici di RaiUno, con annesso dibattito su quanto sia fiction e quanto invece il lavoro evolva verso il paradiso delle serie tv internazionali di livello e al passo coi tempi. Ed è curioso che tutto sia opera della Lux di Bernabei e che la prima serata di RaiUno sia attraversata, facendo il pieno di pubblico, da storie calibratissime con dentro soldi, potere, sesso e Arte, maiuscola, varia. Forse è solo successo che al momento di scrivere si siano fatte le cose giuste, va da sé con budget adeguato. Fermo restando che gli ohh di meraviglia sono scattati al responso Auditel, per la rutilante e afflitta Rai attuale quasi una festa di redenzione. E con modica dose di Vaticano dentro".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Chi pensava che di flashback e musica roboante, di interpreti algidi e di asettico doppiaggio il pubblico ne avesse abbastanza si sbagliava. Divi internazionali e nostrani, un grande impianto corale, scene e costumi, la beautiful Toscana, la creazione dell'evento, due uomini nudi a letto, uno dei quali è Donatello".

Massimiliano Panari su La Stampa


"Un’innovazione significativa se confrontata con le consuetudini nazionali in materia di sceneggiati e telefilm, e che proietta la Rai nel pieno di quel filone di cultura pop (in termini visuali e di storytelling) che si è fatta mainstream. Perché questa fiction di Rai Uno è, in tutto e per tutto, un calco della «nuova serialità» a stelle e strisce - certo, meno avanguardistica delle sue punte più avanzate e declinata comunque con una certa attenzione per gli «equilibri» della prima serata di casa nostra. La rete ammiraglia del nazionalpopolare ha dunque programmato un prodotto narrativo assolutamente contemporaneo ed è apparsa in ottima sintonia con i gusti di una platea (anche) giovanile che ha scelto di fermarsi, in maniera inconsueta, davanti al piccolo schermo. Insomma, un metaracconto degli italianissimi Medici dalla filosofia narratologica e visiva made in Usa".

Francesco Specchia su Libero


"Regia solida ma senza sprazzi sperimentativi (l’inquadratura più ardita è quella a piombo che parte dal buco della cupola del Brunelleschi e s’inerpica verso il cielo alla fine del secondo episodio). Ma pure dialoghi classici magari senza scintille e un po’ appesantiti dal tempo. E poi una sceneggiatura sicuramente scorrevole, ma al tal punto che talora inciampa in qualche buco. Qui il «modello italiano» si mangia tutte le innovazioni drammaturgiche che siamo abituati a sciropparci negli ultimi dieci anni di serie americane. Gli unici esprit sperimentali nei Medici sono il ricorso continuo ai flashback -«vent’anni prima»- e le tet*e di Miriam Leone, l’uno e le altre apprezzabili a fasi alterne. Ciò detto, non è affatto acclarato che tutto questo sia un male".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Ne I Medici non ci sono verità storiche assolute, né attinenza totale ai fatti. Ne prendiamo atto con un po' di dispiacere perché sarebbe stato meglio ci fossero state verità e attinenza per dare qualche nozione corretta ai telespettatori. Per molti la vera storia della famiglia fiorentina diventerà questa. Ma le approssimazioni sono davvero tante. Qualcuna anche un po' banale, sia a livello di ricostruzione (si pensi al buffo gioco della palla che scimmiotta quel calcio in livrea che sarebbe nato solo nel 1530), sia a livello di ambienti (uno per tutti: il Duomo di Firenze che ogni tanto appare con la facciata ottocentesca). Ce ne facciamo comunque una ragione pensando che siamo di fronte a una fiction, a un racconto di fantasia nonostante il riferimento storico. Sulle presunte oscenità e sulla corruzione dei cardinali siamo, per assurdo, molto più vicini alla realtà. Forse qualche scena poteva anche essere meno esplicita (compresa quella del cardinal Cossa che insegue tre donne più o meno nude che hanno passato la notte con lui). Ma per il resto non c'è molto di cui scandalizzarsi tenendo conto che la fiction, come si diceva una volta, sarebbe destinata a un pubblico adulto. Sul piano della tecnica c'è poco di dire, il prodotto è di buon livello. Anche se nelle ultime due puntate è mancata l'azione ed è prevalso il parlato, mentre nelle precedenti si è fatto un eccessivo ricorso al flashback con salti continui a 'vent'anni prima' a scapito della scorrevolezza della narrazione".

Maurizio Caverzan su La verità


"Oltre al tentativo di valorizzare la scenografia, altro sforzo riconoscibile è l’impegno a raccontare un’epoca storica lontana col linguaggio della serialità più moderna. Così la saga familiare che è alla base della nascita della finanza moderna si trasforma in una lotta di potere che include passioni, rivalità, arte, corruzione della Chiesa, matrimoni combinati per sanare dissesti economici, machiavellismi vari. Le premesse sono ottime, dunque. Purtroppo è la sceneggiatura a difettare, perdendo di definizione nei continui flashback di vent’anni in vent’anni tra la Firenze insidiata dalle mire dei Visconti e la Roma papalina di cui Giovanni de’ Medici diviene il banchiere di fiducia. Anche i dialoghi avrebbero goduto di un editing più pignolo".

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