Rimbocchiamoci le maniche, critici tv: la solitudine di Sabrina Ferilli tra Anna Magnani e Virginia Raggi, retorica e populismo

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina e Fagioli sulla fiction di Canale 5 con Sabrina Ferilli. Ascolti appena sufficienti.

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RASSEGNA STAMPA su Rimbocchiamoci le maniche (6), la fiction di Canale 5 con Sabrina Ferilli (7). Ascolti sufficienti: media complessiva di 3.200.000 spettatori e sotto il 14% di share.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"La solitudine di Sabrina. L’operazione di Rimbocchiamoci le maniche, la nuova fiction in 8 puntate diretta da Stefano Reali, è abbastanza chiara: trasformare Sabrina Ferilli in una nuova Anna Magnani. Operazione ambiziosa, ma Sabrina è sola e il ridicolo incombe. Nonostante alla sceneggiatura abbiano lavorato una decina di persone, la storia non ha mai impennate narrative (il padrone è cattivo, il vicesindaco un truffatore, il carabiniere un duro dal cuore tenero…) e i dialoghi in molti casi sono da dimenticare. Per non parlare della recitazione: c’è la Ferilli e poco più. Rimbocchiamoci le maniche si snoda attraverso più storie: l’azione «politica» di Angela, i rapporti famigliari, le storie adolescenziali dei figli, il mantenimento del posto di lavoro (si parla persino di rete, di social network). Tutti argomenti interessanti per una fiction generalista, ma Sabrina è sola, troppo sola. Deve reggere lei tutto il peso del combattimento".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Rimbocchiamoci le maniche è un'apoteosi semmai per il popolo di Twitter, che si scatena. Sabrina Ferilli viaggia tra la Magnani e la Raggi. A scelta, uno sgangherato tentativo di fiction d'attualità vera oppure qualcosa di sublime di cui in parecchi non si perderanno una sequenza".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Il tutto è trattato con troppa retorica: buonista quando si racconta l'impegno di Angela e di altri come lei, aspramente critica, fino a rasentare il populismo, quando si parla della politica istituzionale. Resta comunque apprezzabile il senso del dovere, ma soprattutto del bene comune che pervade alcuni personaggi, anche se andavano sviluppati un po' meno a macchietta. I 'buoni' anche in questo caso si dovevano distinguere meglio dai 'cattivi'".

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