Il ricco e il povero, critici tv: Costantino e Chef Rubio in un viaggio degli opposti, idea banale che richiama Pechino Express

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Specchia e Fagioli sull'adventure game trasmesso (nella prima puntata pilota) su Nove e DMax con ascolti discreti.

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RASSEGNA STAMPA su Il ricco e il povero (voto: 6), la cui puntata-pilota con Costantino della Gherardesca e Chef Rubio è stata trasmessa mercoledì 29 giugno in simulcast su Nove e DMax. Ascolti pari a 735.000 spettatori (3,4% di share).

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Il ricco e il povero è un adventure game, un gioco degli opposti prodotto da Magnolia. La meta è Marrakech, in Marocco, e lo scopo è quello di mettere a confronto due modi di vivere. Costa è per l’extralusso, Rubio si «accontenta» del necessario. Solo che non possono scegliere: nel corso di un weekend devono affrontare alcune sfide che decreteranno la «sorte economica» di vincitore e vinto. L’uno viaggia su un aereo privato, soggiorna in spa di lusso, gode di fantastici hammam (il bagno turco), frequenta i migliori ristoranti; l’altro dorme in ostelli pulciosi, mangia street food (cervella e interiora di bovini), si veste nel souk di Marrakech, si fa curare i denti in una sporca stamberga, per poi fuggire. Essendo Il ricco e il povero un adventure game, è necessario accettare la finzione delle prove: un binge eating di cous cous, una corsa sul cammello a raccogliere oggetti sparsi, una ricerca di chiavi in mezzo ai serpenti… Nessuno può credere che il vinto si faccia 53 ore di bus per tornare a Cascina Gobba, se non si mostra il viaggio. Ma quello che veramente conta è lo scontro fra personalità e se si dovesse pensare a una serie ci vorrebbe qualcuno all’altezza di Costa, capace di condurre il gioco filosofando con leggerezza (mai delegare la nostra felicità alla sconfitta dell’altro). Il reality game è anche un’occasione per conoscere meglio un posto. E forse è qui che il programma mostra alcune carenze. Si poteva giocare di più su Marrakech, sul racconto, sulla cornice".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Tutto diluisce nella struttura dei giochi e si finisce solo a spiare i protagonisti. Che funzionerebbero forse di più seduti a un tavolo a sparare facezie su tutto e tutti. Il programma, che richiama a viva forza il ben più robusto Pechino Express, va nel mucchio insieme a molti altri che ispirano una sola reazione: ma perché quei due non fanno un altro programma?".

Francesco Specchia su Libero


"Prove stupidelle, diciamo. Messe in piedi per giustificare, per il vincitore, una vacanza extralusso e, per il perdente, un soggiorno da miserabile. Labilissima traccia narrativa. Che si rende piacevole solo grazie alla coppia di conduzione. La loro verve riesce a puntellare un'ideina che fa molto Pechino Express. Da rodare".

Andrea Fagioli su Avvenire


"In tutto questo c'è veramente poco di reale, per non parlare della banalità dei giochi presi a pretesto per guadagnarsi la situazione da ricco. A tenere su la baracca è direttamente la strana coppia, che funziona, e in particolare Costantino Della Gherardesca, che più ancora di Chef Rubio si mette a nudo in tutti i sensi, ironizzando sulla sua omosessualità e mostrandosi pure in brachettoni dall'alto, ma soprattutto dal largo dei suoi 115 chili (ammissione del diretto interessato). Per il resto di Marocco se ne vede poco e di avventura men che meno".

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