Inarrestabili, Marco Berry il mercoledì in seconda serata su Rete 4 con la storia di 8 camionisti dalle vicende sorprendenti

Anticipazioni sul docu-reality in 4 puntate in onda da mercoledì 8 giugno in seconda serata su Rete 4: ecco il meccanismo del format e le storie degli 8 autotrasportatori. Video del promo.

Marco Berry ha fatto delle proprie passioni la sua vita professionale, riuscendo grazie ad un’insaziabile curiosità a raccontare realtà poco conosciute ai più. È successo con Invisibili e Invincibili su Italia 1. E da mercoledì 8 giugno con Inarrestabili, per quattro appuntamenti, in seconda serata, su Rete 4.

Berry racconta le toccanti storie di otto camionisti raccolte viaggiando con loro e le loro merci, su e giù per il Paese.

Nell’immaginario collettivo il camionista è spesso concepito con una persona un po’ rude, amante delle belle donne e cliente di trattorie ad hoc o identificato con una categoria professionale sottoposta a turni sempre più massacranti ed agli onori delle cronache per terribili incidenti o blocchi selvaggi di valichi e autostrade.

Intanto, in Italia, con il trasporto su gomma viaggia l'80% delle merci e il popolo dei camionisti, al di là delle difficoltà che gravano sull’intera categoria, è composto da migliaia di aziende, per la maggior parte piccole e medie imprese, e di trasportatori con un solo autocarro o piccolissime flotte.

Con questo docu-reality, grazie alle sorprendenti vicende che li vedono protagonisti, Berry sfaterà molti pregiudizi sul mondo degli autotrasportatori.

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Inarrestabili, le schede degli 8 protagonisti del docu-reality di Rete 4


FILIPPO BONENTE

28 anni, nickname: Tirzan - Verona

Filippo nasce a Verona il 23 ottobre 1986 ed è il primo camionista della sua famiglia. Fa questo lavoro perché è il suo sogno fin dall’infanzia e ama viaggiare in solitudine. I suoi inizi a bordo di un camion sono stati durissimi: patente a 19 anni, lavora sin dall’inizio senza sosta e senza sonno fino a quando non trova l’azienda giusta (Adami trasporti) per la quale lavora ancora oggi e per la quale trasporta latte e vino in cisterna, chiaramente non miscelati, in tutta Italia e all’estero. L'unica cosa che Filippo ama come i camion è la bicicletta. Infatti, prima di intraprendere la professione di camionista a tempo pieno, è stato un ciclista professionista, allenandosi tutti i giorni sotto il sole o la pioggia. Non potendo proseguire la carriera agonistica, l’Inarrestabile Filippo non ha appeso la bicicletta al muro e la porta sempre con sé nel camion per saltare in sella e allenarsi ogni volta che si ferma nelle aree di sosta. Questo allenamento gli permette di partecipare alle gare amatoriali nei fine settimana. Il nickname Tirzan lo ha scelto in omaggio al film Eccezzziunale... veramente, dove Diego Abatantuono interpreta Tirzan, un camionista tifoso di calcio. Vive a casa con la madre, il padre e due fratelli più piccoli, Giò Corrado e Jhon Bruno. Il padre biologico non l'ha mai conosciuto perché è sparito quando lui aveva appena un anno e oggi, Filippo, pur sapendo come si chiama e dove abita, non l'ha mai voluto incontrare. Per Filippo l’unico padre che riconosce è Bruno, il secondo compagno della madre. Ma la passione di Tirzan per i camion non si limita alla professione: ha un hobby particolare e ingombrante, il modellismo di camion in scala 1:87. Ha una collezione con più di 1.300 esemplari di modellini in bella mostra su plastici che occupano più di una stanza della casa. Filippo è felice della sua vita e del suo lavoro, è fidanzato da 2 anni e sogna di vincere almeno una volta una gara di ciclismo. Infatti, il suo unico grande rimpianto è quello di aver dovuto rinunciare alla carriera da professionista.

GIOVANNI ROSANOVA
39 anni, nickname: Ballerino – Torre Annunziata (Napoli)

Giovanni Rosanova, trentanovenne di Torre Annunziata, deve il suo soprannome agli inizi di questa professione: in occasione del suo primo trasporto a bordo di un camion, prende male una curva e il suo semirimorchio comincia a oscillare pericolosamente da un lato all’altro. Un autista lo vede e descrive la scena alla radio Cb: “Ragazzi, sulla strada oggi abbiamo un ballerino!”. Da quel giorno, per tutti, Giovanni diventa il “Ballerino”, nickname che porta con orgoglio, avendolo stampato a chiare lettere sul suo decoratissimo camion. Giovanni è il primo autista della famiglia e forse, anche per questo motivo, non raccoglie molto entusiasmo da parte dei genitori e in particolare dalla madre che lo rimprovera di lasciare troppo soli i 2 fratelli e la famiglia che si è creato con la moglie Anna e i due figli. Ma l’Inarrestabile Giovanni non molla e tira dritto. Sa che il lavoro di camionista richiede molti sacrifici e in particolare nel suo settore del trasporto di frutta e verdura perché la maggior parte delle consegne vengono fatte di notte.

“Chi lavora di notte deve vivere due volte - come racconta il ballerino a Berry - lasciando molto spesso da parte anche le cose che ami”. Nonostante il Ballerino viva tutta la settimana a bordo del suo Scania, nei week end veste solo i panni di Giovanni che dedica tutto il tempo che può ai suoi amati figli, in particolare alla più piccola per cui il papà è un vero e proprio mito da imitare, al punto che alla prima comunione ha voluto farsi accompagnare dal padre su un camion . Inoltre, la bimba sogna di fare da grande lo stesso mestiere... cosa di cui Giovanni sarebbe felicissimo. Per Giovanni questa professione è tutto, i sacrifici non gli pesano perché, come per tanti suoi colleghi, il camion è una ragione di vita, una passione così importante che nemmeno una moglie insoddisfatta per le sue assenze può cambiare. Oggi, infatti, Giovanni è felice della sua professione che non cambierebbe mai, si trova benissimo con l’azienda di Nocera Inferiore per la quale lavora ma si porta dietro, giorno dopo giorno, un unico grande dolore. Una ferita collegata con il mondo dell’autotrasporto: uno dei suoi fratelli alcuni anni fa è morto per un incidente stradale mentre era alla guida di un camion e, per questa perdita, Giovanni si sente terribilmente responsabile perché fu proprio lui ad avvicinare il fratello a questa professione.

VITTORIO SPINELLI
62 anni, nickname: Lo Zingaro - Carate Brianza (Monza)

Lo Zingaro, classe 1952, all’anagrafe Vittorio Spinelli, è una specie di leggenda tra i camionisti italiani, ma non solo. Con più di 40 anni di carriera alle spalle, è un vero e proprio personaggio Inarrestabile per tutta la categoria. La sua azienda trasporta mobili dalla verde e laboriosa Brianza in tutta Italia e all’estero ed è conosciuta da ogni autista. Vittorio dice che il soprannome “Zingaro” gli è stato dato per l'aspetto fisico, ma negli anni intorno a questa vicenda si è creata una specie di leggenda metropolitana che vuole Vittorio come un vero e proprio discendente di una famiglia di nomadi. Gli aneddoti intorno al personaggio si arricchiscono continuamente e lui non conferma quali siano più o meno veri. Nonostante sia in pensione da ormai 5 anni, lo Zingaro non riesce a scendere dai camion e continua a viaggiare trasportando mobili dall’Italia verso Francia, Scandinavia, Portogallo e Romania. E forse non scenderà mai dal suo camion perché, come racconta lui stesso a Berry: “Se non sei a bordo di un camion diventi vecchio prima del tempo”. Vittorio non scenderà mai dai suoi camion. Ma da dove viene questa passione? Gli ingredienti sono: i camion, un padre forte e il poco interesse per la scuola…  Infatti Vittorio, dopo essere stato bocciato due volte in prima media perché “un po' ribelle”, comincia ad affiancare molto presto il padre in questa professione, a 22 anni si sposa con Roberta e a 23 compra il suo primo camion e cerca la sua autonomia. Anche lo Zingaro, come tanti suoi colleghi, riconosce che l’amore per questa professione sacrifica inevitabilmente gli affetti più cari. Questo lavoro gli ha fatto perdere momenti importanti nella crescita delle due figlie che oggi hanno 36 anni e 32 anni e per lui sono il futuro dell'azienda che con tante difficoltà sta portando avanti per loro. Nonostante l'aspetto burbero e selvaggio Vittorio Spinelli nasconde un animo generoso: è il presidente della “Coast to Coast”, un’associazione umanitaria che ogni anno organizza viaggi nell'Est Europa per portare generi di conforto ai bambini delle zone più bisognose. Lo Zingaro è il classico duro che si scioglie quando comincia a parlare del suo lavoro, della famiglia e dei viaggi con l’associazione Coast to Coast: con un sorriso appena accennato ma limpido, trasmette una passione viscerale per quello che fa. Vittorio è un autentico Inarrestabile.

SILVANO ZAMBERNARDI
46 anni – Grosseto

L’Inarrestabile Silvano, 46 anni di Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto, ha una storia tutta particolare da raccontare a Berry. Oggi trasporta cereali per la CM Autotrasporti, ma precedente era specializzato nel trasporto ADR di merci pericolose. La sua passione per questa professione l’ha ereditata fino dall’infanzia dal padre. Figlio unico di una famiglia umile, apprende l'amore per la libertà e per la vita nomade da un padre autista che per tanto tempo ha fatto la “linea”. Solo apparentemente questa vicenda è una tra tante, perché basta guardare bene Silvano per intravedere cosa ha realmente vissuto e cosa si nasconde dietro la sua storia. Silvano comincia la sua carriera di camionista passando da un'azienda all'altra fino a che non prende l'ADR, ovvero il patentino per il trasporto di merci pericolose. Nel '98 sta trasportando una cisterna di acido, il viaggio sembra tranquillo finché non finisce fuori strada, il carico si rovescia e Silvano rimane bloccato in cabina e prima di poter fare qualcosa perde i sensi. I soccorsi arrivano dopo poco tempo e portano Silvano in ospedale. Purtroppo però l'autista è già entrato in contatto con l'acido fuoriuscito dalla cisterna e la situazione sembra disperata. Per 90 giorni viene tenuto in coma farmacologico per evitargli il dolore e una degenza altrimenti insopportabili. Passano i mesi e Silvano si salva grazie alle cure dei medici, all'amore dei genitori e della fidanzata che gli danno la forza di rimettersi in piedi ma i segni sul corpo sono cicatrici indelebili che a chiunque altro farebbero passare la voglia di rimontare su un camion. Silvano invece, dopo anni di sacrifici e molte cure, ce la mette tutta per tornare a viaggiare e un giorno, finalmente, sale in sella della sua moto, l'unica grande passione oltre ai camion. Successivamente, grazie alle sue capacità e alla sua forza d'animo si rimette in gioco, rinnova la patente e insieme ad un amico sale a bordo di un camion per riprendere a guidare. L’inarrestabile Silvano oggi è un camionista instancabile che lavora con tutto il suo entusiasmo per una ditta di trasporto cereali nel grossetano dove lo trattano come uno di famiglia e la sua vita ha ripreso a scorrere regolarmente con il grande sogno di costruirsi presto una famiglia.

SAURO BIANCHI
37 anni – Carrara

Sauro ha 37 anni, è sposato e vive a Carrara. Fa il trasporto marmi da quando ha 18 anni, ma la prima volta che è salito sul camion ha solo 5 anni. Figlio d’arte, suo padre faceva lo stesso lavoro e lui lo considerava un supereroe che ogni giorno domava la montagna con i suoi camion giganti. La sua famiglia si occupa dei trasporti nelle cave di marmo da generazioni e la moglie si occupa della contabilità per la loro azienda che Sauro gestisce insieme al padre e al cugino. Per fronteggiare la crisi degli ultimi anni, insieme ad altre 40 aziende del territorio, Sauro è entrato a far parte di un Consorzio che li rappresenta e forse questa è la ricetta del loro successo. Il padre è in pensione ma continua a guidare i camion: “in questa professione è impossibile accettare di scendere dalla cabina”. Ma vediamo nel dettaglio questo settore dell’autotrasporto che ha colpito Berry per l’impatto scenico. I camion per l’estrazione dei blocchi di marmo dalle cave sono unici e personalizzati. Vengono prodotti solo per le aziende che operano in questo comparto. Storicamente per trasportare i blocchi dalle cave situate nella catena montuosa nel nord della Toscana ai depositi ai piedi delle Alpi Apuane, venivano utilizzati i muli, prima di passare alla Lizzatura, un antico metodo noto anche agli egizi con cui i blocchi di marmo debitamente legati venivano fatti scorrere su una sorta di slitta. Infine, negli anni ’50, vengono adattati i camion lasciati dagli americani nel dopoguerra e così si va avanti fino ai mezzi pesanti di ultima generazione utilizzati oggi. Le modifiche sono state necessarie per permettere ai camion di passare per le strade impervie e raggiungere i punti più alti delle cave dove vengono caricati i blocchi. “I mezzi devono avere una trazione 8x8 (cosa non presente negli altri camion) - come spiega Sauro a Berry - in quanto sono trasporti eccezionali sia per peso che per dimensioni”. Il pericolo, ovviamente, in questo tipo di trasporto è all’ordine del giorno e per questo motivo i camionisti delle cave passano la maggior parte del tempo nelle aree di passaggio a svolgere numerose pratiche per assicurare la massima sicurezza nelle operazioni. In realtà il loro lavoro però è abbastanza breve in quanto salgono sulle montagne, caricano i blocchi che sono stati selezionati dai compratori, scendono dalle montagne, passano alla pesa marmi e li portano al deposito, poi dal deposito i blocchi vengono smistati e mandati nelle aree portuali di Marina di Carrara, La Spezia, Livorno, oppure in posti dove lo lavorano direttamente. Se tutto procede secondo le regole, riescono a fare anche 3 viaggi al giorno. A differenza degli altri camionisti, gli inarrestabili del marmo per le 17 sono a casa dalle loro famiglie. Le difficoltà però non mancano, come ha spiegato Sauro a Berry, dal tipo di strada montana da affrontare con questi carichi dal peso eccezionale, ai pericoli che possono verificarsi dal lavoro in ambienti ad alto rischio come quello in cui operano i cosiddetti “cavatori”… Dal punto di vista dei controlli non va meglio. Quando l’autotrasportatore prende un carico non può sapere il peso del blocco fino a che non scende a valle e passa obbligatoriamente il marmo presso la stazione di polizia: se il peso supera i limiti viene loro sequestrato il camion e la patente per un mese. Gli autotrasportatori vorrebbero risolvere la questione con un sistema di misurazione su luogo d’estrazione del marmo, ma si trovano fra due fuochi, da una parte chi commissiona il lavoro e se non caricano la merce indicata non paga il viaggio e dall’altra le forze dell’ordine che li sanzionano se sbagliano il quantitativo di quintali che possono trasportare.

MAURIZIO RAGOZZINO
36 anni, nickname Mazinga – Caserta

Maurizio Ragozzino è nato a Santa Maria Capua Vetere il 4 ottobre del 1979 e ha due figli, Gabriele di 9 anni e Chiara di 12, ma per tutti è Mazinga, come il celebre cartone animato degli anni ’80. Questo è il nickname che i colleghi autotrasportatori gli hanno dato quando ha iniziato questa professione, per le movenze che ricordano Tetsuya il protagonista del celebre cartoon giapponese che pilota il suo gigante robot Mazinga contro le forze del male. Maurizio, infatti, un po’ si sente alla guida di un grande robot quando è a bordo delle bisarche (autotreni a due piani specifici per il trasporto di autoveicoli) dell’azienda Sci.Wa. che si trova nella provincia di Caserta.

Ma da dove arriva la passione per questo mestiere? Mazinga non è figlio d’arte perché il padre lavorava allo stabilimento Pirotecnico militare di Capua per la produzione di proiettili. Mazinga voleva fare il pilota d’aerei ma la sua paura per l’altezza lo ha fatto desistere dall’idea sul nascere. Poi, la folgorazione: guida per l’esercito i mezzi pesanti e quando finisce il servizio di leva decide che quella sarà la sua strada. O meglio. Che la strada sarà il suo lavoro. Prende la patente e apre nel 2000 una sua società a Belluno specializzata nel trasporto latte e prodotti alimentari con un piccolo camion frigo. La nostalgia lo riporta in Campania dopo 4 anni dove inizia il trasporto con la bisarca, si sposa e nascono i suoi figli. L’Inarrestabile Mazinga di Santa Maria Capua Vetere ha realizzato i suoi sogni creandosi una famiglia e guidando ogni giorno questi rimorchi a due piani che a volte, in occasione di carichi eccezionali, richiedono grandi capacità ed esperienza e non chiederebbe di più dalla vita. Questo è quello che gli dà forza ogni giorno, la passione per questa professione. Rimane il rammarico per il volo perché a causa delle vertigini non è mai salito su un aereo in vita sua. Ma un appassionato di paracadutismo come Berry, in occasione della giornata di lavoro passata con Mazinga, non poteva certo far finta di niente. Infatti, dopo aver consegnato il loro carico di jeep Renegade a Civitavecchia e successivamente a Ciampino, c’è stato il tempo per farlo salire per la prima volta su un piccolo aeroplano e fargli provare la magia del volo.

MANUELA ACHITEI
38 anni – Recetto

Manuela Achitei, camionista di 38 anni, è fidanzata da alcuni anni con Enrico, vive a Recetto in provincia di Novara ma è originaria di Botosani in Romania. Una donna Inarrestabile sotto ogni punto di vista. Guida i camion da più di 8 anni e carica e scarica la sua merce senza problemi, con il sorriso e mantenendo la sua femminilità. Manuela è una donna forte e sensibile, coraggiosa e tenace, che dopo tanti sacrifici è riuscita 12 anni fa ad arrivare in Italia per tentare la fortuna e costruirsi una nuova vita. Ha seguito il fratello a Milano, anche lui autotrasportatore, ha preso la patente per la guida dei camion, ha imparato una professione che non era nel suo dna, non si è fatta demoralizzare dalle difficoltà iniziali ed è riuscita con il tempo a costruirsi una professionalità molto apprezzata dalla grande azienda di Milano per cui lavora da molti anni. Una donna che si è messa in gioco - come ha raccontato lei stessa a Berry durante la giornata di lavoro insieme - ha ricostruito la sua vita, ha trovato la sua stabilità ed è riuscita a realizzare il sogno più grande di portare in Italia il figlio Claudio. Per ragioni burocratiche era rimasto in Romania con i nonni da quando aveva solo 4 anni e lei ha fatto i miracoli per riuscire a vederlo almeno 6 volte l’anno. Oggi, finalmente Claudio è con lei, ha 16 anni, studia con successo ed è l’orgoglio più grande di Manuela. Ma la giornata tipo di questa camionista inizia presto, anzi prestissimo come per tutti quelli che trasportano prodotti alimentari. La giornata di Manuela con l’ospite a sorpresa Marco Berry si è svolta così: sveglia alle 2.30 di notte, alle 3 appuntamento a Recetto sotto casa della camionista per poi raggiungere l’azienda e iniziare il trasporto di “fresco” (gergo di settore che racchiude tutti i prodotti che richiedono un camion refrigerato), tra la Lombardia e il Piemonte, tra grossisti e supermercati. Marco è rimasto stupito dalla semplicità con cui Manuela fa il suo lavoro senza sentire nessuna fatica né per le sveglia notturna, né per la guida del camion di notte, né per le operazioni di carico e scarico con il muletto. Perché Manuela è così, sempre con il sorriso e inarrestabile nella vita come nella professione, con la forza di una donna che ha lasciato la sua terra per costruirsi una nuova vita.

ANDREA FERRO
33 anni – Lodi

Andrea Ferro, classe 1983 è nato a Milano ma vive a Lodi, è preciso, ambizioso, instancabile e sempre in movimento. Un camionista diverso da cliché che caratterizza la categoria. Infatti, non ama questa definizione per la sua professione e preferisce definirsi autotrasportatore. Una differenza, per Andrea, non solo etimologia ma anche sostanziale: un imprenditore del volante. Andrea è fidanzato, ma vive ancora da solo, è appassionato di musica jazz e suona il sax appena ha del tempo libero. Sì, perché Ferro di tempo libero ne ha poco e vive questo lavoro in maniera assoluta. Inizia a lavorare prestissimo come panificatore, ma il suo sogno nel cassetto fin da bambino non è quello di fare pane e pasticcini, ma quello di guidare un camion. Nel 2004 prende la patente per i mezzi pesanti, compra il suo primo mezzo e inizia così questa nuova avventura come “padroncino” trasformando la sua forte passione per i camion in professione. Così, con il suo primo furgone senza riscaldamento e senza cuccetta, ha percorso le vie d'Europa attraversando Francia, Germania, Svizzera, Austria e Olanda senza mai fermarsi. Nel 2006 acquista la prima motrice nuova, e questo gli permette di crescere e affrontare nuove esperienze lavorative in più settori. Nel 2014 decide di cambiare direzione, diversificare e di acquistare un autoarticolato, uno Scania, il camion che desiderava fin da quando era bambino. E oggi Andrea ha un semirimorchio centinato e uno frigo, trasporta collettame per uno spedizioniere di Milano mentre con il camion frigo  trasporta prodotti alimentari e farmaceutici tra Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. La sveglia di Andrea suona sempre alle 2.30 ogni mattina. Andrea è Inarrestabile perché la sua vita, come il suo camion, è in continuo movimento.

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