Italia's got talent 7, critici tv: formula costruita sul montaggio, funziona la giuria, premiata la strategia multicanale e in chiaro

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Specchia, Fagioli e Delbecchi sulla settima edizione del talent show in onda sia in chiaro su Tv8 sia in pay su Sky Uno. Ottimi ascolti.

RASSEGNA STAMPA su Italia's got talent 7 (voto: 6,5), il talent show che ha incoronato vincitore Moses. Ottimi ascolti: edizione vista da circa 2 milioni di spettatori medi ogni settimana su Tv8 e Sky Uno, raggiungendo nei 7 giorni la media di 3,7 milioni di spettatori.


Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Cosa ha di diverso Italia’s got talent da altri show simili, tipo La Corrida, che nel frattempo sono stati espulsi dal palinsesto? La diversità sta tutta nella produzione, che diventa la principale macchina narrativa e condiziona sia l’esibizione dei concorrenti che le prestazioni dei giudici. Non per caso, l’idea di Simon Cowell vive tutta sul montaggio. È il montaggio che stabilisce l’andamento della serata. È il montaggio che decreta la grammatica delle emozioni. È il montaggio che ratifica le dinamiche dei giudici. E infatti IGT prevede solo alcune dirette nella fase finale, quando a sfidarsi sono i migliori. FremantleMedia ha scommesso di nuovo sulla giuria dello scorso anno, composta da Claudio Bisio, Luciana Littizzetto, Frank Matano e Nina Zilli. Siamo, anche qui, a scelte di marketing primordiale, dove conta più il target di riferimento che la bravura singola. Per dire, la Zilli non è il massimo della simpatia e la risata di Matano è simile allo stridere del gesso premuto su una lavagna. Lodovica Comello ha sostituito come buttadentro la meno vivace Vanessa Incontrada".

Antonio Dipollina su Repubblica


"La Corrida 2000 etc etc, ma il programma – curato maniacalmente – è in gran parte molto divertente. Il segreto è evitare grossolanità, per il resto tutti liberi di squadernare talenti di molto varia natura. Fermo restando che con i quattro giudici più il best of dei concorrenti si farebbe il varietà del secolo, il format chiede altro. Ovvero che passino anche i momenti da intenerirsi e i casi della vita".

Francesco Specchia su Libero


"Di solito la giuria, nonostante i nomi altisonanti non era quasi mai a fuoco (la Littizzetto pareva passata di lì per caso). E sul talento dei singoli concorrenti di solito calava, sin da subito, l’oblio. E, nonostante, qualche elemento d'internazionalità aggiunto da Sky, l’antica versione Mediaset della trasmissione, essendo voluta e caldeggiata come evoluzione genetica della Corrida, rimaneva forse quella con gli elementi più simpaticamente naif. Da quando, quest’anno, Italia’s got talent è passato su Tv8 ex Mtv, -ma, contemporaneamente, su una mitragliata multichannel, anche su Cielo e Sky Uno, e on-demand-; be’, le cose sono cambiate. L'ascolto sale. Bisogna poi vedere il rapporto costi/benefici. E non resta il mio show preferito, diciamo. Ma i dati sono dati...".

Andrea Fagioli su Avvenire


"I quattro giudici, grazie anche al montaggio e al ricorso al backstage, sembrano più affiatati e soprattutto l'attenzione sembra un po' meno concentrata su di loro e un po' più sui concorrenti. Il tutto per rendere il prodotto appetibile a un pubblico generalista".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"La vittoria tra tutti i talent andrebbe a Italia's got talent. Merito della capacità di ringiovanire il format già visto con X Factor, il 'tocco Sky' che fa sembrare un numero sensazionale quello che in Rai passerebbe al Festival del circo di Montecarlo. Inoltre IGT è il talent più onesto: sebbene abbia accolto aspiranti artisti di ogni età, razza e gruppo sanguigno gli unici veri protagonisti sono stati i quattro giudici. Loro hanno dato ritmo e suspence. E chi vincerà? Quello chi se ne frega".

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