Fuoco amico, critici tv: l'azione regge, la spy story è poco credibile, troppo amore non fa bene a Raoul Bova e agli ascolti

Ecco come finisce la fiction di Canale 5 e le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi e Fagioli. Ascolti tendenti al flop. Ci sarà il seguito? Quasi di sicuro no.

RASSEGNA STAMPA su Fuoco amico TF45-Eroe per amore (6,5), la fiction in 8 puntate con Raoul Bova (7) e Megan Montaner (6,5) trasmessa su Canale 5 con ascolti in caduta libera, arrivati fino al deludente 10% di share. Quasi sicuramente non ci sarà una seconda stagione, nonostante il finale aperto (Enea riceve un messaggino sul cellulare, capisce che qualcuno sta per sparargli. Si sente lo sparo, ma non si sa se ha colpito l'uomo).

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Le 8 puntate sono un misto di action e spy story: più credibile nelle scene di azione che in quelle di spionaggio (spioni all’italiana, poi!). Le parti più interessanti sono proprio quelle che ricordano altre fiction Mediaset (Ultimo, Nassirya, per non dimenticare, Intelligence - Servizi & segreti, tanto per citarne alcune), mentre il diverso dal solito (ovvero l’intrigo spionistico che vede i nostri servizi nella parte del 'cattivo') è un garbuglio piuttosto pasticciato e poco attendibile. Si può metter in bocca a Samira, in un momento confidenziale, frasi come questa? 'A volte ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti con il passato'. Ah, questi sceneggiatori che vogliono fare letteratura!".

Antonio Dipollina su Repubblica


"È tutto nel titolo, che sarebbe Fuoco amico ma a quel punto una mano pietosa ha aggiunto Eroe per amore, affinché fosse chiaro che non c'era da spaventarsi più di tanto. Da subito l'eroe per amore coglie l'oggetto del contendere, ovvero una maestrina afghana che guarda ammirata un'azione di messa in sicurezza di questi italiani bravi e affidabili e soprattutto guidati da Bova. Qui si inizia a fare un po' sul serio e si scopre che le magagne terribili sono tutte in casa, con i Servizi (quelli nostri) a depistare e anche peggio. Qui la scrittura prende un passo da snodi sicuri: e funziona la suggestione sparata allo spettatore, ovvero il male annidato in intrecci spesso incomprensibili e che quindi somigliano per forza di cose alla realtà".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Evidentemente, avendo a disposizione fior di film di guerra, il pubblico non apprezza più i più timidi sceneggiati né gli 'eroi per amore'".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Azione e colpi di scena danno ritmo e suspense a questa spy story nostrana in cui inevitabilmente trova spazio l'amore, ma questa volta anche l'impegno sociale, la famiglia, il dolore e uno sguardo più ampio che si ricollega ai poteri forti e alla complicata situazione che stiamo vivendo sul piano internazionale. C'è qualche kefiah di troppo che fa tanto tenuta da battaglia in terra araba e come sempre nelle fiction qualche semplificazione e qualcosa di già visto, ma Fuoco amico sembra funzionare. L'intreccio tiene. Così come reggono i valori positivi dell'attenzione ai più deboli, in questo caso dei piccoli afghani e della lotta per gli ideali propri e della propria nazione. Non a caso anche l'Esercito italiano ha dato il proprio contributo a questa fiction".

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