Fabrizio Corona torna in tv: "Al Maurizio Costanzo Show l'8 maggio, ecco chi voleva intervistarmi, Belen l'amai follemente"

L'uomo, intervistato da Chi in esclusiva, parla del suo periodo in carcere, della storia d'amore con la showgirl argentina e del ritorno in televisione, ospite di Maurizio Costanzo.

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Fabrizio Corona, intervistato in esclusiva da Chi nel numero in edicola da mercoledì 27 aprile, annuncia il suo ritorno in televisione.

Domenica 8 maggio andrà ospite su Rete 4 al Maurizio Costanzo Show, la sua prima apparizione dopo oltre 4 anni: "Maurizio era legato a mio padre Vittorio. Lui nutre affetto per me. In questi anni ho ricevuto proposte per fare la mia intervista da chiunque. Bruno Vespa, Massimo Giletti, Barbara d’Urso, Giovanni Floris, Corrado Formigli... ma Maurizio è una scelta di cuore e sarò onorato di essere al Maurizio Costanzo Show per la prima volta in video dopo quattro anni di assenza".

Della sua ex, Belen Rodriguez, Corona dice: "Ho visto le sue nozze a Verissimo e le ho lette su Chi. L’ho vista diventare moglie, mamma e ho visto l’evolversi la sua carriera. Negli alti e nei bassi. Ho seguito il tutto con molta, molta indifferenza. Io e Belen oggi siamo due persone completamente diverse da quelle che si erano amate follemente e che avevano fatto della loro storia, innegabile, un romanzo nazionalpopolare con molti pro e pochi contro. Un amore che non distingueva più la realtà dalla fiction".

Corona, condannato a 14 anni e due mesi per reati come estorsione, bancarotta, corruzione, è uscito dal carcere di Opera il 18 giugno del 2015 ed è stato affidato per quattro mesi alla comunità di don Mazzi. Il suo racconto al settimanale parte dall’arresto, dopo la fuga in Portogallo, perché "non volevo che la mia vita finisse in galera. Ho cercato una soluzione. Volevo salvarmi. Follia pura. Avevo paura".

La sua detenzione inizia il 25 gennaio 2013 nel carcere di Busto Arsizio, poi a Opera. Reparto Alta Sicurezza: "Nessuno può capire che cos’è il carcere se non lo ha vissuto pienamente e duramente. Non era una semplice custodia cautelare la mia. Era una condanna definitiva. In totale quattordici anni e due mesi. Ero un detenuto sorvegliato in modo speciale per via della mia popolarità. Da quando sono uscito dal carcere, non ho mai raccontato la mia vita tra le sbarre. Provo vergogna, mi fa male, il ricordo lacera la mente e il cuore. Lo fa sanguinare. Di notte però capita spesso di svegliarmi all’improvviso e di non credere che sia finita. Posso solo dirle che in galera mi è successo di tutto. L’inimmaginabile. Non è stata una semplice detenzione. I primi due anni li ho trascorsi chiuso in cella. Ventidue ore al giorno in una cella di tre metri quadrati. Ho imparato il codice penale a memoria. Mai una lacrima. Mai pensato di togliermi la sacra vita che in quelle condizioni diventa ancora più sacra. Non ho mai accettato con me stesso il fatto di essere un detenuto. Mi guardavo dall’esterno e non mi consideravo tale. Ho evitato tutto, ho evitato la vita comune nella galera".

Poi la visita del figlio Carlos, dopo oltre un anno di detenzione: "Lo ha portato quella santa donna di mia madre Gabriella. Emozione fortissima. L’ho lasciato bambino, l’ho trovato un ometto. Mi ha stretto forte. E mi ha dato la forza di andare avanti. 'Papà, ci sono io qui per te'. Aveva capito tutto. Per la prima volta mi sono sentito io figlio, lui padre. Per la prima volta non ero più solo al mondo".

E infine: "Quattordici anni di detenzione? No, non avrei resistito. Fisico e mente mi avrebbero lasciato. Tragga lei il significato di queste dure ma vere parole".

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