Rai1, Andrea Fabiano: "Pronti a sacrificare gli ascolti per fare vero servizio pubblico, Porta a porta perde una sera, novità"

Prima intervista - a Il Messaggero - per il neo direttore di Rai1 che anticipa i cambiamenti previsti nei contenuti. In prima serata (ma a luglio) le storie degli eroi antimafia.

andrea-fabiano-direttore-rai1-dietro-le-quinte.png

Prima intervista, da quando è direttore di Rai1 per Andrea Fabiano, barese di 40 anni, su cui ha scommesso il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

A Il Messaggero nega che il nuovo Rischiatutto sia un'operazione-nostalgia: "Abbiamo voluto riproporre a 40 anni di distanza la modernità che già all’epoca aveva questo programma adattandolo ad un contesto diverso. Recuperare un pezzo della nostra storia e riproporlo in chiave contemporanea fa parte della strada che come servizio pubblico vogliamo intraprendere. È un percorso che in questi primi mesi del 2016 ci ha consentito di consolidare il nostro primato di gradimento e ascolti con uno share in prima serata che è tornato sopra il 20%, una crescita di quasi 1 punto conseguita soprattutto grazie ad una delle migliori stagioni di fiction e di intrattenimento degli ultimi anni, caratterizzata tra gli altri dal successo del secondo Sanremo di Carlo Conti, dal rilancio in grande stile del varietà con il talento di Pausini e Cortellesi e dalla conferma di Ballando con le stelle".

Sulle, fiction, invece, "da un lato lavoriamo sui titoli molto amati, penso a Don Matteo o a Montalbano che quest’anno hanno registrato il miglior ascolto di sempre, e su quelli di grande impegno civile, ricordo ad esempio che il 10 maggio avremo il tv movie su Felicia Impastato, la madre di Peppino, e due settimane dopo Boris Giuliano, il poliziotto eroe ucciso dalla mafia a Palermo. Dall’altro lavoriamo invece per utilizzare nuovi linguaggi, nuove storie come Tutto può succedere o È arrivata la felicità. È un percorso che va guardato tutto nel suo complesso".

Capitolo informazione: "Da una parte abbiamo il Tg1 con il quale abbiamo ormai rapporti di sempre più stretta collaborazione. Dall’altra l’offerta della rete in cui il lavoro sarà sempre più quello di cercare di andare verso la profondità dei fatti. Vogliamo proporre nuove formule di racconto della realtà. Due esempi concreti: il format di Petrolio, di fatto un reportage per immagini, o quello di Cose nostre, un programma che abbiamo lanciato a gennaio e che racconta storie di giornalisti minacciati dalla criminalità. Il 4 luglio manderemo in prima serata proprio una nuova versione di Cose nostre: saranno storie di persone che si sono ribellate alla mafia. È una linea di racconto nuovo, sono i nuovi linguaggi su cui vogliamo lavorare in futuro affiancando la realtà al dibattito e al confronto tipico dei talk. Vogliamo essere audaci, sacrificando magari qualcosa in termini di ascolto pur di essere in linea con la nostra missione di servizio pubblico: meritarci il canone è la nostra vera partita. Pensiamo a un contenimento della cronaca nera, dopo averla eliminata la domenica, e al superamento delle formule di emotainment che abbiamo percorso ma non hanno colto nel segno".

Quanto ai talk show "abbiamo l’Arena di Giletti e Porta a porta, che dal punto di vista del rapporto con il pubblico, e non parlo solo della dimensione dell’ascolto, sono molto forti e vitali. Con Giletti stiamo lavorando anche per una serie di nuovi progetti e ne parleremo quando presenteremo i palinsesti. La forza di Porta a porta sta nell’essere capace di trattare una varietà di argomenti, nella prossima stagione verrà sviluppata su tre serate invece di quattro per dare più spazio in seconda serata ad altri progetti legati ad un mix tra intrattenimento e nuove formule di racconto della realtà".

Vespa perderà una serata, dunque: c’entra qualcosa l’intervista al figlio di Riina? "No, nel modo più assoluto. Era una decisione presa prima di cui ho parlato con lo stesso Vespa".

Segui Reality & Show su Facebook, Twitter e Google+.

Dì la tua qui sotto in area-commenti.

  • shares
  • Mail