Non è stato mio figlio, critici tv: doppia vita di Gabriel Garko in una trama da Grand Hotel, si capisce poco, recitazione debole

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina e Fagioli sulla fiction di Canale 5. Ascolti deludenti. Ci sarà una seconda stagione? Difficilmente...

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RASSEGNA STAMPA su Non è stato mio figlio (5), la fiction di Canale 5 con Gabriel Garko (6) e Stefania Sandrelli (7,5). Ascolti deludenti attorno al 12% di share. Nononostante il finale aperto difficilmente ci sarà una seconda stagione.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Ecco l’ennesima «lositata» (dal nome dello sceneggiatore Teodosio Losito) o «tarallata» (il produttore è Alberto Tarallo). La «lositata» ha alcune regole fisse. Rubare la trama a un vecchio Grand Hotel o a un Bolero film; modernizzarla con ampio uso di tecnologie moderne, prevedere la presenza di un hacker che fa tanto teleromanzo 2.0, sostenere però in sede critica che ci si rifà a Raffaelo Matarazzo. Mandare Gabriel Garko al Festival di Sanremo (a spese della Rai), mostrare a tutti che non sa recitare ma intanto consolidarlo come personaggio. Basta e avanza. Per dare un minimo di spessore a Garko, costruirgli una doppia vita, come se una non fosse già più che sufficiente: di giorno è un uomo d’affari che ha preso in mano le redini del pastificio di famiglia, di notte un frequentatore di locali «trasgressivi». Per dargli un tocco di umanità, mettergli in tasca un Ventolin contro l’asma (o l’ansia?). Creare un universo queer (quasi tutta la tv generalista di prima serata è queer), striato da paure ancestrali (la nipote Barbara si è suicidata dopo un rapporto incestuoso con lo zio Garko?) e da misteriosi ricatti. Fregarsene della trama, inzeppare e inzuppare il racconto di molte sottotrame in modo da stordire lo spettatore. I dettagli non contano, meglio l’inverosimile: la ragazza si suicida perché nell’armeria c’è un fucile storico (da guerra del Risorgimento) ma carico! Umiliare una brava attrice come Stefania Sandrelli per farle scontare non si sa quale colpa. Di solito, la «lositata» prevede che il mondo sia diviso fra buoni e cattivi (solitamente i buoni sono poveri e i cattivi ricchi) ma non le dispiace tratteggiare una zona grigia dove infilare cognate sfuggenti, zii ambigui, ricattatori senza volto. Le incertezze di Losito sono le certezze di Garko".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Ci sono equivoci di fondo: ovvero che la fortuna della serie con Garko para-malavitoso anni 50 fosse dovuta a un marchio d'autore permanente. Qui, cercando una miscela di thriller e sudori non raccontabili, prima di tutto si capisce poco di quanto succede, è tutto buio e il richiamo a irriferibili amorazzi in famiglia è preso dalle classifiche di preferenza dei siti hard. Piange il cuore a vedere Mediaset abdicare nella ricerca di una fiction che non sia né simil-Rai né Ares, né spagnola, ma avranno i loro motivi".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Drammone (o family drama che dir si voglia) a tinte forti, ma a scrittura e recitazione deboli, che parte di botto con il suicidio della giovane Barbara spinta all'insano gesto da un misterioso personaggio e da una storia torbida in cui sono coinvolti alcuni familiari. Sembra impossibile, ma ancora una volta si è ricorsi alle vecchie tre esse (sesso, soldi e sangue), miscelate alla meglio, per una fiction sulla quale si è cercato di creare interesse anche con qualche colpo di gossip: la nascita sul set della reale relazione tra la Del Vesco e Garko".

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