Rischiatutto 2016, critici tv: effetto amarcord, Fabio Fazio "uccide" Mike, il merito è degli ospiti, manca l'Anima (Mia)

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Specchia, Molendini, Caterini e Delbecchi sul quiz cult tornato in onda oltre 40 anni dopo su Rai1 con la conduzione di Fabio Fazio. Ottimi ascolti.

RASSEGNA STAMPA sul Rischiatutto (voto: 6,5), in onda giovedì 21 e venerdì 22 aprile con la conduzione di Fabio Fazio (7). Ottimi ascolti: 7,5 milioni (30,79%) nella prima puntata e 7,2 (28,82%) nella seconda.


Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Le due serate introduttive del remake di Rischiatutto apparentemente hanno svolto la funzione di richiamare alla memoria il meccanismo del gioco (anche se il pubblico di Rai1 non l’ha certamente dimenticato) e sono serviti a Fabio Fazio a mettere fra virgolette, come piace a lui, il passato televisivo. A non rifare uno dei quiz più fortunati della storia della tv italiana ma a giocare con quel format. E per dare il senso della meta-televisione servono i cosiddetti vip, i soli in grado di mettere in gioco non se stessi ma il loro personaggio. Mettiamoci anche che le due serate sono state utilizzate per un’operazione di scarico nostalgico: le immagini in bianco e nero, il vecchio studio come cimelio e come altare, gli eredi di Mike. Gli ascolti sono andati bene e quindi non ci sarebbe altro da aggiungere. Ma le serate me le spiego anche così: ho usato la parola altare non a caso perché sono convinto che Fazio ha celebrato una piccolo rito sacrificale. Non per fare della psicoanalisi d’accatto, ma Fabio ha ucciso il padre, Mike, sorgente della norma (c’è una norma più norma dei quiz?). In termini simbolici, ovviamente. I miti greci sono pieni di dei che combattono il padre e lo detronizzano, Zeus su tutti. Ma siccome Fazio ha fama di conduttore garbato, educato e gentile (non è un buonista, però), l’uccisione è avvenuta sotto forma di omaggio, di atto di ossequio. Il tutto a livello inconscio. Per questo lui non ammetterà mai di aver ordito le due serate per liberarsi, televisivamente parlando, della figura genitoriale".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Non si fa il Rischiatutto, si gioca al Rischiatutto ed è un proposito-slogan azzeccato – e molto prudente quello scelto da Fabio Fazio e i suoi per il ritorno un po' scherzoso un po' no, comunque giocoso, del quiz. L'intenzione è anche quella di non rifare Anima mia – il vero colpo epocale della tv che ricorda, ma ormai bisognerebbe fare l'Anima mia dell'Anima mia – però c'è anche qualcosa di quello spirito, va da sé: ci sono concorrenti scelti del passato (c'è chi ha avuto la netta sensazione di ricordarsi perfettamente il concorrente Andrea Fabbricatore nelle puntate con il braccio ingessato…), la signora Longari e a fine della puntata anche la stilettata emotiva del vero Peppino Di Capri che canta in studio Amare di meno… Saranno parecchi quelli che grideranno al reato di lesa tv moderna e all'escamotage facile di spianare i cuori a forza di nostalgia (e niente paura, settimana prossima torna anche Carlo Conti con I migliori anni…). Ma questo presupporrebbe che da qualche parte ci siano leggi o milizie armate che impediscono a geniali innovatori della tv (e sono molti, è noto) di mettere in piedi programmi nuovi e che verranno festeggiati tra quarant'anni. Quindi Fazio e gli altri procedono senza curarsi granché di schieramenti contrapposti di opinionisti 24 ore su 24 su tutto lo scibile umano. È tutto molto più innocuo e leggero di quanto si poteva pensare, appunto si gioca".

Francesco Specchia su Libero


"Operazione senz'altro garbata ma ancorché furba e narcisa. Fazio godeva quasi sessualmente nell'apparecchiarla al pubblico e si notava, sin dalla prima inquadratura, che la deriva di questo Rischiatutto sarebbe stata ciò che i cinematografari chiamano 'effetto Hitchcock-Van Sant'. Fazio ha ricreato, meticolosamente, fino all'ultimo dettaglio, il programma che ha fatto la storia della tv. Ma riproducendo anche la lentezza del programma del 1970 e non riattualizzandone i contenuti ha prodotto anche un senso di narcosi. In più ci ha aggiunto la spettacolosa mossa di marketing: gli ospiti vip rumorosi, protagonisti di botta-e-risposta e sketch non proprio irresistibili".

Marco Molendini su Il Messaggero


"Il ritmo è d'antan, forse c'è bisogno di sciogliere i meccanismi ma certo i tempi, rispetto al linguaggio televisivo attuale, sono molto dilatati ma anche il clima troppo da gioco toglie tensione (ingrediente fondamentale dei quiz di Mike), le domande non sono difficilissime e i concorrenti sono coinvolti fino a un certo punto".

Marida Caterini su Il Tempo


"Decisamente era difficile ritrovare il dna del vecchio caro Rischiatutto: la confusione spettacolare, le gag fuori luogo, l’affollamento di ospiti, la altezzosa e pretenziosa conduzione di Fazio, la sua piaggeria, hanno, purtroppo, degradato il quiz riducendolo ad uno dei soliti desueti show televisivi. Mike Bongiorno non avrebbe gradito".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Fazio ha giocato la carta della nostalgia in modica quantità, per il resto si è affidato alla filologia: lo studio anni Settanta e pregiati pezzi originali come il Signor No. Troppo poco per capire se al di là dell'evento si può fare il Rischiatutto a colori, senza il bianco e nero della memoria. Rifarlo sarà come riaprire la tomba di Tutankamon".

Milano, backstage di Rischiatutto. Maria De Filippy Fabio Fazio e Fabio de Luigi. 2016-04-19 © Massimo Sestini

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