David di Donatello 2016, critici tv: abbiamo gli Oscar di casa nostra, Sky e Alessandro Cattelan svecchiano il format Rai

Ecco le recensioni di Grasso e Dipollina sulla cerimonia trasmessa lunedì 18 aprile su Tv8 e sui canali Sky con ascolti insoddisfacenti.

RASSEGNA STAMPA sui David di Donatello 2016 (voto: 7) trasmessi lunedì 18 aprile su Tv8 e sui canali Sky con ascolti deludenti. Ha condotto Alessandro Cattelan (7).

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Ci voleva tanto a copiare gli Oscar, a ispirarsi a un qualche modello più alto della fiera di paese? Finalmente uno show con qualche senso e maggior ritmo, grazie soprattutto alla bravura professionale di Alessandro Cattelan. Se penso alle precedenti edizioni dei David di Donatello, lunedì sera pareva di essere in un altro Paese, nonostante la logorroica tendenza da parte dei nostri artisti a sforare. La serata ha ancora bisogno di aggiustamenti: andrebbe un po' «deromanizzata», bisognerebbe evitare gli interventi «creativi» di Michele Placido o le gag di Francesco Pannofino, occorrerebbe che qualcuno spingesse all'entusiasmo Valeria Golino (su, non è un cerimonia funebre!), sarebbe necessario spezzare quel circolo vizioso dei ringraziamenti (Garrone ringrazia Servillo, Servillo ringrazia Sorrentino, Sorrentino ringrazia…), si potrebbe tranquillamente fare a meno dei predicozzi finto-poetici di Roberto Saviano (spot occulto per Gomorra 2?), poi ci siamo. Oddio, se anche la platea dimostrasse un po' più di partecipazione e meno ostilità (invidia?), tutto andrebbe meglio. Bene gli smoking, bene le clip dei Jackal, bene la produzione di Magnolia, bene la sigla finale con La cura di Battiato (ogni riferimento al cinema italiano è puramente casuale)".

Antono Dipollina su Repubblica


"E abbiamo gli Oscar di casa nostra, o qualcosa di simile: c'è voluto parecchio, come spettacolo televisivo e non solo, ma alla fine le rivoluzioni servono, probabilmente, ma soprattutto bisogna farle, obbligatoriamente, prima o poi. I vecchi David – per i quali ci saranno pure alcuni nostalgici, quelli da profonda serata sulla Rai – vanno in archivio e arriva Sky: con i suoi canali a pagamento ma soprattutto sul canale 8, in chiaro, puntando quindi da subito anche al largo pubblico: soprattutto provando a prendersene una fettina che dovrebbe essere quella più pregiata, allegra, presente, curiosa del cinema tutto e pronta a goderne lo spettacolo. La transizione a Sky, a vederla da fuori, non solo è indolore ma passa come un atto dovuto per quanto ritardato: non depone esattamente a favore della Rai, ovvio. Che nel recente passato nel tentativo di svecchiare a caso quella polverosa sfilata piena di imbarazzi aveva toccato vertici all'ingiù niente male – brutto essere ricordati negli ultimi anni solo per la gag volgare del comico toscano con Sofia Loren. A Sky hanno preso la sfida con una certa sagacia: sapevano che il mondo intero era pronto a dire che stava per andare in scena una specie di X Factor del cinema e hanno fatto quanto possibile per non darne motivo: per il resto, bastava prendere dagli americani e dalla loro storica capacità di mettere in pista le cerimonie. A ogni passaggio copiato dagli Oscar o dai Golden Globe scattava però una sorta di tenerezza: se quelli bravi fanno in questo modo ci sarà un motivo, e chi siamo noi... Poco di questo sarebbe possibile senza lui, Alessandro Cattelan, un alieno assoluto, emotivamente, di freddezza interna ed empatia verso l'esterno in una miscela che a quell'età nessuno può vantare in Italia: non è per tutti, ma arriva a tantissimi. Niente o poco da eccepire, ha quello che adesso si potrebbe definire X-David, in quella che resta una serata televisivamente difficile, soprattutto venendo da quel passato e coi modelli di riferimento d'oltreoceano. E quei premi a ripetizione con rituale che necessiterebbe di interpreti molto più pronti a tutto, vincitori in grado di fare numeri veri e così via: ma in fondo era una prima volta, tutt'altro che perfetta, e il meglio deve ancora venire. Ma soprattutto da qui non si torna più indietro".

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