Francesca Michielin: "Eurovision? Canzone scritta mentre i miei coetanei morivano al Bataclan. Alberto Angela un esempio"

La cantante, intervistata da Tu Style, racconta come è nata la canzone che porterà all'Eurovision e parla di fan, social network, ragazzi coetanei, punti di riferimento e amore.

Francesca Michielin, in copertina sul nuovo numero di Tu Style, racconta come è nato il brano Nessun grado di separazione che all'Eurovision Song Contest 2016 "diventerà" No degree of separation: "Parla del desiderio di azzerare ogni divisione geografica e culturale. Il bisogno di un grande abbraccio: è il mio inno di libertà e speranza. È una canzone molto personale che ho finito di scrivere a novembre, mentre a Parigi alcuni miei coetanei morivano al Bataclan. Nell’Europa dei muri, la musica deve costruire ponti. La vivo come mia missione d’artista, perché fare
musica è una responsabilità".

Si sente portavoce generazionale? "Ho un pubblico trasversale, ma credo che per un ragazzo il messaggio di una canzone possa essere importante. Le parole contano".

Sul Festival di Sanremo dice: "Tutti vivono quel palco come la porta dell’inferno. Mi sono detta: 'Voglio vivere questa occasione come una festa'. E ho immaginato di essere in vacanza in campeggio con gli amici".

Questa immagine di ragazza acqua e sapone non comincia a starle stretta? "Sono pragmatica, vivo coi piedi incollati a terra e con una puntina sotto il sedere per non adagiarmi mai. Dopo Sanremo ho deciso di fare punto e a capo. Per questo sono partita subito con un tour solista in cui mi sono rimessa in gioco. Per me la parola 'successo' è solo il participio passato di 'succedere'".

Ha un modello di umiltà? "Damien Rice. Uno che quando smette di cantare scende dal palco e si mescola al pubblico per condividere emozioni senza filtri".

Altri riferimenti musicali? "Jeff Buckley: la passione di sempre. Red Hot Chili Peppers. E poi amo Jovanotti. Non l’ho ancora conosciuto di persona, ma ultimamente ci siamo scritti: i suoi messaggi mi fanno tremare le gambe".

Fuori dal mondo della musica l'ha conquistata "Alberto Angela. È un esempio per la curiosità che mette nella vita".

In comune con la sua generazione ha la passione per i social network… "Sono un modo per scendere dal piedistallo. Ultimamente ho aperto anche un blog, Nel cassetto, per condividere i miei pensieri".

I suoi coetanei sono considerati bamboccioni: "Dicono. Ma io ne conosco pochi così. In giro vedo ragazzi brillanti costretti a convivere con le cicatrici che ereditiamo dalle generazioni precedenti. La precarietà azzera i sogni: il mondo si è imbruttito, ma c’è ancora qualcuno che ha voglia di andare oltre certe barriere".

Questa carriera precoce la fa sentire diversa? "Credo di avere un cuore da bambina ma un cervello da 60enne. Ogni compleanno mi scrivo una promessa che dopo un anno vado a vedere se ho mantenuto. Per i miei 21 anni mi sono chiesta una cosa sola: vivermi la mia età. Finora ho perso i sabato sera con gli amici per stare a casa a studiare e recuperare il tempo dedicato alla musica".

E magari all’amore... "Ho avuto una storia importante tra i 16 e i 18 anni. Ma lui non riusciva a gestire i miei tempi. Questo lavoro però è una benedizione. Ti aiuta a capire le persone. Ho imparato una cosa: non rinuncio alle ambizioni per chi pretende troppo da me".

Quanto al futuro "Vorrei che la mia musica diventasse sempre più teatrale, che i miei concerti fossero dei musical fatti di esperienze visive. Con cori, orchestra. Per andare sempre un po’ oltre".

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