Baciato dal sole, critici tv: fiction lunga e prevedibile ma con voglia di modernità, Guglielmo Scilla convince a metà

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Specchia e Fagioli sulla fiction in 6 puntate di Rai1. Ascolti appena sufficienti. Ci sarà il seguito? Difficile...

RASSEGNA STAMPA su Baciato dal sole (voto: 6), la fiction con Guglielmo Scilla (6) trasmessa su Rai1. Ascolti appena sufficienti nelle 6 puntate trasmesse ma comunque sempre superiori a qualsiasi concorrenza. Difficilmente ci sarà una seconda serie.

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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Attenti, il successo dà alla testa! Soltanto le sane radici della provincia, le vere amicizie, l’affetto di chi ci vuole bene sono le ancore di salvezza della nostra esistenza, soprattutto contro il tentacolare mondo dello spettacolo. Questo il messaggio di fondo di Baciato dal sole. Un po’ poco, come messaggio, per tirarla in lungo per sei puntate. La recitazione è molto scarsa (di solito gli attori se la cavano con una sola espressione), la storia è di una prevedibilità disarmante e la regia è attenta soprattutto a riprendere i paesaggi della Puglia, giusto per far contenta l’Apulia Film Commission. Se a ciò aggiungiamo il fatto che Agostino Saccà è stato direttore generale della Rai, responsabile di Rai Fiction e mentore di Tinni Andreatta (l’attuale direttrice della fiction), capiamo ancora una volta quanto il cammino da compiere per la nuova Rai sia lungo e impervio".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Niente viene risparmiato a un'imprecisata voglia di modernità in Baciato dal sole: il protagonista è di quelli famosi sul web – Guglielmo Scilla – ma che per qualche motivo poi corrono nella vetusta tv. Si racconta – forse con un inconscio desiderio di parodia alla Boris – una storia tutta televisiva, di un talento che fa il talent ma finisce macinato negli ingranaggi. Lui, Guglielmo, è un comico («Noè costruì una barca e la chiamò Arca, poi costruì un razzo e lo chiamò Azzo». E questa è la migliore). C'è anche Neri Marcoré nella parte di se stesso, per dire che ambizioni ce ne sarebbero. Ma il dileggio non è del tutto meritato, s'intravede un minimo sforzo per non essere come tutti gli altri. L'errore è RaiUno, il posto sbagliato per una serie che ne rimane prigioniera e altrove poteva essere anche diversa, non si dice migliore ma poi chissà".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Baciato dal sole ma non dagli ascolti di Rai1, bassi. Si poteva pensare che, una volta approdato nel tempio dell'emittenza generalista, Scilla la conquistasse, forte del seguito giovanile e dello zoccolo duro delle mitiche casalinghe anziane del sud. I giovani non reggono i tempi larghi. Le anziane non reggono il dietro le quinte della tv. Che invece non è male. Così i punti di forza della fiction diventano debolezze. Ma Scilla recita bene".

Francesco Specchia su Libero


"La storia ha evidenti fragilità quanto possenti possibilità. Fragilità. Innanzitutto è troppo lunga. Sei puntate per raccontare una storia di riscatto e redenzione sono troppe. E poi molti personaggi potenzialmente straordinari sono lasciati da parte, covati in script sottotraccia, forse in attesa di una serializzazione successiva. Potenzialità. Primo, la fiction Rai ha vinto tutte le serate. Secondo, gli attori sono bravi. Terzo, l'effetto web, 50 milioni di pagine viste e il ribollire sui social. Quarto, la sceneggiatura che decolla dalla terza puntata. E' un esperimento originale che merita rispetto".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Più che un problema di share, c'è proprio un problema di storia, di scrittura e di recitazione. Le parti della fiction che riguardano i meccanismi della tv sono tra le più banali. Al pari degli scontati raffronti tra la provincia depositaria di valori e l'infernale metropoli. Nemmeno tutti gli attori sono all'altezza della situazione, soprattutto il protagonista".

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