Tutto può succedere 2 ci sarà. Critici tv: fiction innovativa formato famiglia, vince la sperimentazione, ottimo cast

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Urbano, Granchi e Fagioli sulla fiction di Rai1 proposta la domenica sera con ascolti sufficienti. E' ufficiale: ci sarà il bis.

Dimenticavamo la cosa più importante: grazie a voi ci vedremo prossimamente per una seconda stagione di #TuttoPuóSuccedere!!! È ufficiale... ?

Pubblicato da Tutto Può Succedere su Domenica 13 marzo 2016
RASSEGNA STAMPA

su Tutto può succedere (voto: 7), la fiction di Rai1 in 13 episodi con Pietro Sermonti (7), Maya Sansa (7), Alessandro Tiberi (7) e Ana Caterina Morariu (7). Ascolti meno brillanti di altre serie della tv di Stato e mai superiori al 18% di share. Ma è già ufficiale che ci sarà la seconda stagione.


Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"La fiction è una sorta di remake italiano di un intenso telefilm Usa, Parenthood, un racconto profondo ed emotivo sui ruoli di genitori e figli nelle diverse fasi della vita, seguendo diverse generazioni. L'adattamento italiano è una produzione molto accurata, si vede che Cattleya ha investito nel progetto, con un cast 'cinematografico', uno stile visivo sopra la media, delle partecipazioni musicali interessanti, da Raphael Gualazzi ai Negramaro. Fiction sopra gli standard medi italiani. Certo, il confronto con la versione Usa pesa, soprattutto dal punto di vista della recitazione".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Famiglia romana quasi patriarcale piena di figli irrisolti o compiuti in modo strano, tra drammi veri e leggerezze. Una formula che usano tutti, conta quello che ci metti dentro. E per una volta non ci sono drammi nascosti e segreti: succedono invece cose in continuazione, con Pietro Sermonti al centro, quello dell'età di mezzo che si addossa i mali del mondo ma ne è l'unica soluzione. Nelle scene che danno al grottesco lui e Alessandro Tiberi richiamano Boris, nei tramagli pensosi Maya Sansa e Licia Maglietta arrivano da In Treatment. Un nucleo italiano dotato di consistenza. Potrebbe funzionare, chissà".

Micaela Urbano su Il Messaggero


"C'è l'ordinaria e la straordinaria quotidianità. C'è la storia di una famiglia in cui genitori, figli, fratelli e sorelle, diversissimi tra loro, sono legati dall'invisibile filo della complicità. Un lavoro di qualità. Soprattutto intelligente. Che riesce a smuovere emozioni e riflessioni. Non annoiando, neppure per un attimo. Anche grazie a un cast d'eccezione".

Monica Granchi su L'Unità


"I Ferraro non elaborano il dramma per far fronte comune. Trovano soluzioni concrete e veloci. Sono uniti ma indipendenti. Di fronte alla malattia del più piccolo decidono di farsi una canna. Tutti insieme, però. E' una famiglia che non riflette la nostra. Non resta che chiedersi se la stia anticipando. Magari, per fare marcia indietro".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Rispetto ad altri cosiddetti family drama italiani, questo appare innovativo, con un ritmo e una scrittura migliore. Molto si deve alla serie di partenza, compresa la situazione affettiva e lavorativa dei protagonisti, ma gli sceneggiatori nostrani ci hanno messo del loro per raccontare la complessità dei personaggi attraverso una storia che sa emozionare e far ridere allo stesso tempo. È vero che la tv tende a semplificare, a ridurre al minimo comun denominatore i problemi, pur ingigantendoli o riducendoli a seconda delle necessità. È vero anche che non c'è un riferimento alla trascendenza o a una morale più stringente, ma almeno c'è la solidarietà familiare e il tentativo di dialogo tra le generazioni".

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