MasterChef 5, critici tv: antipatia di giudici e concorrenti, livello superiore di scrittura, il montaggio è tutto

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina e Granchi sulla quinta edizione del talent show di Sky Uno. Il vincitore è Erica Liverani.

RASSEGNA STAMPA su MasterChef 5 (voto: 6,5), il talent show trasmesso il giovedì sera su Sky Uno. La vincitrice è Erica Liverani.

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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"La contrapposizione tra Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo è perfetta (per modi, per fisicità, per concezione gastronomica) e Joe Bastianich è quello che ha i giusti tempi televisivi, senza la puzza sotto il naso dei cuochi stellati. La bellezza del cooking show sta nel racconto, nella capacità di unire la preparazione di un piatto con il 'vissuto' di un concorrente. Il montaggio è tutto e il montaggio è il vero segreto della cucina tv".

"E' sempre saltata fuori una componente che amalgama ogni piatto: l’antipatia. Prendiamo gli chef stellati che frequentano il video. Non uno che sia simpatico. Evidentemente lo richiede il format o la cosiddetta «bibbia» del programma. A nessuno, tanto per fare un esempio, verrebbe da pensare che Carlo Cracco sia antipatico, ma in video così appare. Direste mai che Bruno Barbieri sia un tipino permaloso? No, mai. Eppure in video gioca a fare il permaloso. Immaginereste mai che Antonino Cannavacciuolo abbia modi rozzi? Figuriamoci. È la tv che lo vuole così. E infatti il più simpatico resta sempre Joe Bastianich, che non se la tira da chef e sa dominare il video. Cuochi d’artificio. L’edizione di quest’anno si contraddistingue per due evidenze. Anche i concorrenti sono mediamente antipatici. E questo, lo ripeto, è il sale della competizione. Il programma si accende quando i candidati si eliminano a vicenda, quando sparlano del vicino, quando fingono solidarietà. La trasferta in Spagna, a Valencia, per uno scontro a colpi di paella valenciana, ha rivelato come in molti punti il programma sia troppo scritto. Si sa che per questi format il montaggio è tutto, ma si sente quando i giudici recitano e sono poco spontanei. Troppa carne al cuoco!".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Si ammira il livello superiore di scrittura ormai raggiunto. I cuochi stanno facendo sembrare ovvia anche l'irruzione in scena del poderoso Antonino Cannavacciuolo. C'erano vaghe ipotesi di contrapposizioni folli in arrivo tra il ruspantissimo napoletano e il fighettissimo Cracco, ma la macchina sembra farsi beffe di tutto questo. Funziona tutto e a leggere le post-cronache del web si rimane incantati dall'accanimento con cui viene sviscerata ogni foglia di prezzemolo in scena. Con la consueta soggezione di fronte a qualcosa di sicuramente alieno, massimo rispetto sempre per Masterchef".

Monica Granchi sull'Unità


"I veri protagonisti sono i giudici: l'enigmatico Cracco, lo scanzonato Barbieri, l'iracondo Bastianich e il duro dal cuore tenero Cannavacciuolo. O così vogliono farci credere. La finzione scenica, più del cibo, è il vero ingrediente del talent. E' proprio l'intransigenza dei cuochi che permette allo show di liberare le emozioni quando, ammorbidita la scorza, i quattro si commuovono, come per la ragazza che ha superato l'anoressia grazie alla cucina".

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