Boss in incognito 3, critici tv: si punta sulla via più scontata dei buoni sentimenti, Flavio Insinna mieloso e istituzionale

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Specchia, Fagioli e Degli Antoni sulla terza edizione del docu-reality di Rai2. Ascolti positivi.

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RASSEGNA STAMPA su Boss in incognito 3 (6,5), il docu-reality trasmesso per 8 lunedì sera su Rai2 con Flavio Insinna (6,5). Ascolti positivi tra l'8 e il 9% di share.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Il programma, molto scritto a poco propenso alla ruvidità che richiederebbe un approccio più documentaristico, prende subito una piega sentimentale e buonista, molto accentuata dai raccordi affidati a Insinna, poco in linea con l'identità smart che Rai2 cerca di costruirsi. Più che sul mondo del lavoro, sui problemi sociali, l'attenzione va tutta ai 'casi umani', alle storie personali dei dipendenti, tutte con un retroscena di grande difficoltà economica, che il boss, come un deus ex machina, interviene per alleviare. Boss in incognito punta tutto sui buoni sentimenti, che sono sempre la via più scontata".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Una gran voglia di storie edificanti e a lieto fine alla quale il pubblico non si sottrae mai. C'era Costantino della Gherardesca in conduzione, un po' a disagio con tutto quel buonismo e il capo azienda che si traveste da operaio e alla fine elargisce premi e prebende mentre davanti alla tv scorre la valle di lacrime generata dagli spettatori. Ora c'è Flavio Insinna in conduzione istituzionale al punto giusto. La presenza delle telecamere viene venduta ai protagonisti come un talent – finto – girato in azienda. Versione paradossale in un gioco di finzione impresentabile, ma c'è una certa onestà nel far capire che qui conta piangere e le dinamiche imprenditoriali sono buone, buonissime, al punto che viene quasi da commuoverci anche noi".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"E' così che si costruisce la dignità del lavoro? Con il vecchio paternalismo? Con i premi per i buoni? E cosa succederebbe ai cattivi? Il lavoro non è uno spettacolo".

Francesco Specchia su Libero


"Solita trama e solita forza d'urto emotiva. L'esaltazione dell'imprenditore è molto teatrale. L'unico difetto del programma è il cambio di conduttore: il mieloso Insinna al posto dell'ironico Costantino della Gherardesca. Insinna rende spettacolo la realtà e in questo format, già emotivamente denso, è l'unica cosa che non serve, anzi...".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Programma un po' bufala. Apprezzabile, rispetto alle passate edizioni, l'idea del finto talent show che permette alle telecamere di muoversi con più libertà e ai protagonisti di avere un po' l'atteggiamento del giudice, del cosiddetto coach. Ma alla fine le storie scelte sono da libro Cuore e il buonismo esasperato, soprattutto da parte del boss, ben poco si addice alla realtà di un'azienda. A meno che non si voglia promuoverla agli occhi dell'opinione pubblica. Insinna, da par suo, ci mette molta umanità, ma il ruolo del conduttore, in questo caso, è solo di raccordo".

Piero Degli Antoni su Qn


"Lo spirito un po' cattivello del programma (e ci voleva) è prontamente redento nel finale quasi sempre paternalisticamente edificante. La conduzione di Costantino era più invasiva mentre Insinna si limita al piccolo passo, così piccolo che se ne potrebbe fare tranquillamente a meno. Ma, in una tv condannata alla ripetizione ossessiva, ben venga anche questo boss mascherato".

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