Il paradiso delle signore, i critici tv stroncano la fiction di Rai1: cadute di stile, cliché, recitazione approssimativa

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Comazzi, Specchia, Fagioli, Delbecchi e Granchi sulla fiction di Rai1 in 10 puntate che ha ottenuto ottimi ascolti.

teresa-il paradiso delle signore-

RASSEGNA STAMPA su Il paradiso delle signore (voto: 6), la fiction di Rai1 in 10 puntate con Giuseppe Zeno (6,5), Giusy Buscemi (6) e Alessandro Tersigni (6). Ottimi ascolti, tra i 5 e i 6 milioni, con share superiore al 20%.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Un fenomeno sociale come quello dei grandi magazzini di fascia media meritava una fiction. Quando si tentano operazioni del genere (una storia d'amore fa da filo conduttore a esperienze radicalmente nuove come il consumo di massa, la seduzione della merce, l'acquisto standardizzato, l'emancipazione femminile, la promessa di felicità per tutti?) la sfida linguistica dev'essere molto alta, come in Mad Men o anche come in Mr Selfridge (la nascita in Oxford Street del primo, grande «department store»). Il problema è sempre il solito: se si alza l'asticella della scrittura si teme di perdere il pubblico, ma se la si abbassa (come in questo caso) si va inevitabilmente incontro a cadute di stile (recitazione approssimativa, racconto stancamente lineare?) che impoveriscono il prodotto e ci relegano in un'eterna provincia culturale".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Il punto è che alla base c'è addirittura un libro di Emile Zola e tutt'attorno una robusta tradizione di fiction ambientate ai grandi magazzini o simili. Per dire, il delizioso e inglese Mr. Selfridge, passato anche da noi senza farsi notare o quasi. Ma qui è un'altra storia, Rai1 prima serata, il paradiso facile della scrittura, con trama e snodi che più telefonati non si può. Contano la tenerezza dei bellissimi protagonisti o dei caratteristi amati e in ruolo. La formula funziona sempre e nessuno ha ancora trovato un buon motivo per schiodarsi da lì".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Sceneggiato ispirato un po' a Velvet, un po' a Mr Selfridge, ma Anni 50. La storia è scontatissima, lei povera e intelligenza, lui ricco e problematico, tante figurine di contorno nel presepe del pret-a-porter, la ragazza pronta a passar di letto in letto, quella con marito nascosto, l'algida capessa figlia devota di mamma malata".

Francesco Specchia su Libero


"Trama tipica dei feuilleton ottocenteschi. Un racconto prevedibile che dà la sicurezza di un maglione di lana, appunto da grande magazzino. C'è a chi piace. A me no...".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Niente, a parte abbigliamento e auto d'epoca, fa realmente capire la stagione di passaggio dagli anni della guerra alla ripresa economica con la trasformazione della società e dei comportamenti degli italiani. Il tutto si limita al microcosmo del grande magazzino con le storie personali di chi lo abita tra amori, ambizioni, rivalità, vigliaccherie e scheletri negli armadi. Con personaggi appena sgrossati tanto che la signorina Mantovani più che il capo del personale sembra una kapò oppure, con i tempi che corrono, il giudice di un talent show. Ma non è la sola. Tutti sono stereotipati a partire dai protagonisti: da Teresa a Pietro Mori, il proprietario. Tutto appare (volutamente, verrebbe da augurarsi) finto e ricostruito come in un fotoromanzo, o un feuilleton per dirla in modo raffinato nella lingua di Zola".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"L'eroina principale si inserisce come può nella scia delle bersagliere e delle ciociare. Nel paradiso delle signore c'è l'imbarazzo della scelta, dal bel tenebroso al geniale creativo, ma l'assortimento prevede tanti altri cliché: il finanziere pescecane, il padre retrivo e poi redento, il direttore dongiovanni, la fatua figlia di papà. Rai1: fiction che vanno, fiction che vengono... tutto senza scopo".

Monica Granchi su L'Unità


"Tra i cliché dei pubblicitari che sembrano usciti dagli spot della 'Milano da bere', la giovane siciliana sembra la parodia di se stessa. Per questa macchietta malriuscita è stato scomodato Emile Zola alla cui opera la serie è ispirata. Peccato che il padre del naturalismo non abbia saputo ispirare agli sceneggiatori neanche un briciolo di naturalezza".

Segui Reality & Show su Facebook, Twitter e Google+.

Dì la tua qui sotto in area-commenti.

Vota l'articolo:
4.01 su 5.00 basato su 302 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE ENTERTAINMENT DI BLOGO