I delitti del BarLume 3, critici tv: recitazione sopra le righe, situazioni poco credibili, qualche volgarità di troppo

Ecco le recensioni di Grasso, Comazzi e Fagioli sulla terza stagione della fiction con Filippo Fimi, trasmessa per due lunedì sera su Sky Cinema con ascolti in crescita.

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RASSEGNA STAMPA su I delitti del BarLume 3 (voto: 6,5), la fiction trasmessa su Sky Cinema 1 lunedì 11 e 18 gennaio 2016 con ascolti in crescita rispetto al passato.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"I delitti del BarLume non riescono a convincermi, a partire dalla recitazione, sempre sopra le righe, come se il regista Roan Johnson non intervenisse mai sugli attori e lasciasse loro briglia sciolta: l'unica che ci contiene è la Mascino mentre Timi è invasivo e invasato. Anche la sceneggiatura lascia molto a desiderare: le situazioni sono poco credibili, però il poliziesco funziona solo se la macchina narrativa non mostra smagliature, altrimenti l'impianto non regge. Nei romanzi di Malvaldi c'è una grazia, una leggerezza, un'ironia contenuta che qui lascia il posto spesso alla grevità".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"Un barista laureato, Filippo Timi molto dimagrito, si è messo a urlare molto. La fiction rischia di evolversi in caciara".

Andrea Fagioli su Avvenire


"I delitti del BarLume sono una via di mezzo tra il film vero e proprio e la serie televisiva. Non è un caso che la principale tv a pagamento li proponga sul proprio primo canale cinematografico (Sky Cinema 1). L'altro aspetto particolare è la derivazione letteraria della storia, che anziché favorire il prodotto d'origine, in qualche modo lo penalizza, o meglio: lo trasforma molto. Si sa che romanzo e film sono opere autonome e come tali vanno giudicate, anche perché utilizzano linguaggi diversi. Ma rispetto ai racconti del quarantaduenne scrittore pisano Marco Malvaldi, il BarLume televisivo, giunto alla terza serie dal 2013, appare molto meno raffinato nel tratteggiare i personaggi. Quelli della tv, rispetto a quelli del libro, sono più caricaturali. Di certo l'immagine, a differenza della parola, lascia poco spazio alla fantasia, ma in questo caso si poteva lavorare meglio sulla psicologia. E' come se ci fossero tre storie che viaggiano in parallelo senza amalgamarsi: il caso di omicidio, le vicende sentimentali di Massimo e gli scherzi stile Amici miei dei quattro. C'è anche qualche volgarità di troppo, ma solo perché amplificata dalla tv, non certo perché il gergo popolare toscano sia spesso meno becero. La serie, insomma, ha gli ingredienti giusti, ma si poteva realizzarla meglio".

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