Il più grande pasticcere 2, critici tv: talent senza alchimia tra i giudici che prova invano a scimmiottare MasterChef

Ecco le recensioni di Grasso, Asif e Delbecchi sulla seconda edizione del talent show di Rai2, vinta da Sebastiano Caridi. Critiche al format e alla giuria.

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RASSEGNA STAMPA su Il più grande pasticcere 2 (voto: 5,5), il talent show di Rai2 con i giudici Luigi Biasetto, Leonardo Di Carlo, Roberto Rinaldini e Iginio Massari. Ha vinto Sebastiano Caridi.


Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Perché la Rai sceglie di realizzare un programma copia carbone di altri talent show già consolidati, inseguendo canali come Real Time e Sky Uno? Ma soprattutto perché l'imitazione del Servizio Pubblico è peggiore dei precedenti realizzati dai canali digitali? La confezione del programma evidenzia non pochi limiti. In questa seconda edizione si è scelto di rinunciare alla presenza della conduttrice Caterina Balivo per andare incontro alle tendenze più recenti e raffinate di programmi come MasterChef, che delegano la costruzione del racconto alla voce fuori campo e al montaggio. Elementi che in questo caso non riescono a dettare un ritmo e una tensione narrativa adeguati. Il limite peggiore però è un altro: questi show funzionano quando si crea una riuscita alchimia tra giudici dalla forte personalità, originale o 'studiata' dal lavoro degli autori, e concorrenti che possono trasformarsi in personaggi con una storia da raccontare, che assumono dei ruoli narrativi all'interno delle varie fasi del gioco. Tutto questo qui non succede, anche perché i giudici hanno uno scarso pphysique du role televisivo".

Asif su Il Sole 24 Ore-Domenica


"I giudici trattano le giovani primizie della pasticceria come una maionese delicata che non vede l'ora di impazzire, e quindi giù complimenti, rassicurazioni sulle spalle e tanto, tanto zucchero. Gesta culinarie intervallate da interviste strappalacrime. La sensazione è che il programma cerchi invano di scimmiottare MasterChef senza mai raggiungere il giusto punto di cottura. A partire dall'ambiente - patinato, candido, quasi paradisiaco -, dal fatto che gli chef si fanno chiamare 'maestro' e, quando cercano di travestirsi da poliziotti cattivi, riescono al massimo a dire rimproveri quali 'se sbagli qua ti mando via a colpi nel sedere'".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Almeno fossero buoni i dolci e invece no a giudicare dalle smorfie schifate dei tre giudici della trista figura, i gran maestri dell'ugello davanti ai quali i concorrenti sfilano a capo chino. Ti sei dimenticato la bagna, questa mousse è senza personalità, la nocciola era granulosa... In quest'era postbarocca sono proibite le cose semplici, il senso del ridicolo si è estinto e bisogna vivere con cupezza ansiogena perfino i bignè. Ecco la profonda lezione del programma: non siamo più alla frutta, siamo al dessert".

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