Squadra antimafia 7 come finisce (video): Rosy salva Calcaterra in manicomio, De Silva scappa. Grasso: vince la scrittura

Ecco cosa è successo nell'ultima puntata della settima stagione della fiction di Canale 5, in onda mercoledì 11 novembre. Recensione di Grasso.

Come è finita la settima stagione di Squadra antimafia (voto: 6,5)? Nell'ultima puntata, in onda mercoledì 11 novembre su Canale 5, come si legge su Tvblog.it, Rosy Abate torna per salvare il suo Domenico Calcaterra, rinchiuso in manicomio dopo che la verità sui suoi omicidi è venuta a galla. E' Sandro Pietrangeli ad arrestarlo.

Sara non è solo figlia della Ferretti, ma anche di De Silva che, dopo vari vicissitudini, salva entrambe facendole scappare dall'Italia verso il Canada. Anche Filippo si mette nuovamente in salvo, ma non può stare con loro.

Torrisi è in galera e parla, facendo scattare una valanga di arresti. Il vicequestore Tempofosco è pronto a tornare a Roma ma cambia idea quando gli omicidi commessi da Calcaterra vengono a galla. Su richiesta del questore, infatti, decide di restare a dirigere la Duomo.

Pietra decide che è arrivato il momento di lasciare la Duomo e la polizia. Ha già perso troppo: la donna che amava e il suo migliore amico.

A Sciuto, invece, tocca il compito di arrestare la sua ex compagna, Carmela, ormai mafiosa a tutti gli effetti. Nessuna notizia, invece, di Rachele Ragno, rimasta gravemente ferita nella penultima puntata.

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Le 10 puntate della fiction prodotta da Taodue hanno totalizzato una media di 3.831.000 telespettatori e del 19,7% di share sul target commerciale. Numeri che si incrementano ulteriormente sul pubblico più giovane, con una media, tra i 15-34enni, del 23.5% di share. Nel corso della stagione sono stati toccati picchi che hanno superato i 5 milioni di telespettatori e hanno sfiorato il 30% di share sul target 15-64 anni. Sul fronte social ogni settimana l’hashtag ufficiale #SquadraAntimafia si è classificato nei primi posti tra gli argomenti più discussi della serata.

RASSEGNA STAMPA

Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Inutile soffermarsi sulla trama: Squadra antimafia o la si vede o non la si vede. Perché la sua longevità e la sua fascinazione dipendono dalla narrazione e dalla scrittura. Da tempo si parla di uno stile «Taodue», caso di scuola nel panorama italiano, per individuare una via pioneristica alla fiction: risalto a temi sociali anche molto scomodi (quasi un desiderio di tener vivo il cinema d’impegno sociale), una macchina narrativa tanto complessa quanto ben articolata (c’è tensione, suspence, imprevedibilità, tutte componenti che, di solito, nella fiction italiana sono considerate come artifici, bellurie), molta azione (agendo, sudando, correndo gli attori non si abbandonano ai loro vezzi). Ormai c’è una generazione di registi e soprattutto di sceneggiatori che sono cresciuti professionalmente con la Taodue: hanno imparato le regole dello storytelling, si sono scontrati con le esigenze e il carattere della produzione, hanno capito la funzione fondamentale del montaggio".

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