Pechino Express 4, critici tv divisi: al confine tra moderno e storia Rai, niente empatia, non c'è limite al trash

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina, Degli Antoni, Delbecchi e Fagioli sulla quarta edizione dell'adventure reality di Rai2. Ascolti tra il 9 e il 10% di share.

RASSEGNA STAMPA su Pechino Express 4 (voto: 6,5), l'adventure reality di Rai2 condotto da Costantino della Gherardesca (6,5) e vinto dagli Antipodi. Ottimi ascolti, tra il 9 e il 10% di share.

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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Nella sua essenza, il format è molto ripetitivo e l’originalità delle edizioni si misura tutta su un cast azzeccato e sul fascino dell’incontro con una civiltà e una cultura lontane. Rispetto alle edizioni asiatiche, in Sud America i concorrenti sembrano agevolati da una lingua più simile alla nostra, che facilita la comunicazione con i locali e le richieste di passaggi e ospitalità a scrocco che stanno alla base del gioco. Della raffinatezza del montaggio di Pechino si è già detto molto: da infinite ore di girato gli autori di Magnolia riescono ad assemblare un racconto ritmato e quasi sempre avvincente. Tutti interpretano ruoli ben precisi e sembrano scelti apposta per generare dei momenti di comicità surreale, innescati dalle buone idee degli autori e dalla conduzione vivace di Costantino della Gherardesca. Un aiuto viene anche dallo sforzo fatto da Magnolia per diffondere gli episodi più divertenti del programma sui social e creare meme (contenuti virali). Pechino Express può essere la bandiera di una «nuova Rai»: pubblico giovane e smart, di ogni gender, grande attenzione all’ambiente digitale, niente studio e la tv al centro di un più ampio sistema mediale".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Il programma sta sul confine: lo si può giudicare come un raro esperimento Rai che va incontro a moderno, social, fruizione iper-pop. Il dubbio è che in realtà sia pienissimo di spunti su codici solidi e antichi, ben sfruttati (tipo: l'ospite provvisorio è Magalli e il tassista quasi sviene scoprendo che conosce di persona la Carrà e le ha pure scritto delle canzoni) e così richiama anche discrete porzioni di pubblico storicamente Rai. Costantino della Gherardesca ci nuota dentro: si può essere conduttori di un programma così e avere sensibilità e preparazione che ti consentono tutto o quasi. Il Sudamerica, poi, è una miniera a disposizione. Resta che tocca consolare quelli che proprio non riescono a esaltarsi con la gara, gli eliminati, le dinamiche personali, i personaggi riusciti o meno. Se ne devono fare una ragione".

Piero Degli Antoni su Qn


"Meravigliosi panorami, fantastici paesaggi ma forse si è perso lo spirito originario. Pechino Express si è trasformato da curioso esperimento sociale in un adventure reality qualsiasi, basato su prove fisiche di resistenza. Nelle prime versioni c'era qualcosa in più, quasi una sfida improba alla comprensione universale, una piccola lezione di empatia umana. Ora ci restano solo le Ande".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Pechino Express è il più ipocrita e volgare tra i reality. C'era bisogno di spedire i morti di fama tra i deserti del Perù per vederli correre nudi? Forse si poteva ottenere lo stesso risultato a costo zero rivolgendosi a Sara Tommasi ma non ci sarebbe stato l'alibi dell'avventura. Quei tamarri che si fingono straccioni per scoprire il Nuovo Mondo sono solo una imbarazzante autoparodia di come ci siamo ridotti noi del Vecchio mondo".

Andrea Fagioli su Avvenire


"È un reality particolare, Pechino Express: non ha momenti in diretta. È tutto registrato e saggiamente montato. Più che un reality (ammesso che ci sia realtà in questo genere di programmi) è una fiction. Ma questa è anche la sua forza. Tra i concorrenti una componente omosessuale, finalizzata allo spettacolo, a rendere più caratteristici i personaggi, ma anche a favorire una cultura e certe battaglie in corso (nessuno lo può negare). Tutti in qualche modo recitano. I fatti non avvengono esattamente come sembra. Ad esempio quando i viaggiatori chiedono un passaggio ci vuole sempre un posto in più almeno per l'operatore, anche se questo momento, ovviamente, non si vede. Anche gli abitanti del luogo si sentono rassicurati dalla presenza delle telecamere. Capiscono di trovarsi di fronte ad attori, a giornalisti o a qualcosa di simile. Ma, a parte quanto detto sul cast e a qualche forzatura del conduttore, Pechino Express è più dinamico e coinvolgente di altri reality, oltre ad offrire immagini di paesaggi non indifferenti e qualche nozione sugli usi e i costumi del posto".

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