Michele Bravi a Blogo: "Sanremo? Al momento non ho brani in italiano, YouTube mi ha aiutato totalmente"

"Youtube è un'opportunità di analisi, non ho brani per Sanremo ma non lo escludo": intervista a Michele Bravi.

Riparte da I hate music il nuovo percorso musicale di Michele Bravi. L'album, uscito venerdì 2 ottobre, ha debuttato al terzo posto della classifica Fimi. L'artista, vincitore della settima edizione di X Factor, racconta "quello che è avvenuto nella mia vita nell'ultimo anno e mezzo. Ci sono state un sacco di cose belle, ma anche cose più nere e negative". Lo fa con otto brani, tutti in inglese, nati con "naturalezza" perché "questo viaggio in costruzione è partito dal web e grazie al web vive, tante decisioni – compresa quella della lingua – sono state prese insieme. Ormai l'inglese, per la mia generazione, è come una seconda lingua. Sono testi accessibili e raccontano temi in cui ci si può rivedere".

Questo progetto nato totalmente in inglese ti esclude da Sanremo o c'è qualche brano italiano nel cassetto?

"Io dico sempre che Sanremo è una grande vetrina, deve essere sfruttata nel momento in cui hai qualcosa da dire. Le canzoni non nascono mai con un tempo ben preciso. Magari stasera torno a casa e scrivo il pezzo per Sanremo, ma potrebbe volerci pure un anno. Ad oggi non ho dei testi italiani che trovino il gisuto equilibrio con il suono e la metrica che voglio accostare alla mia voce. Però non voglio escludere niente perché io credo di essere la dimostrazione che tutto possa avvenire dall'oggi al domani, da X Factor al web e così via. E' talmente tutto imprevedibile che vai a capire domani chi siamo".

Ti accusavano di essere un artista fallito, ma i numeri danno ragione a te.
"I numeri non sono un metro per giudicare la qualità della musica. Io sono felice, ma me ne sto fottendo dei numeri e pure delle critiche. Ognuno fa il proprio, io sto raccontando il mio mondo nel modo che ritengo più giusto. Se, poi, ci sono persone che si riconoscono all'interno del mio racconto ne sono felice perché mi fa sentire un po' meno solo".

Quanto ti ha aiutato questo nuovo progetto su YouTube ad avvicinarti a nuove persone e farti conoscerti meglio?
"Totalmente. Mi ha anche aiutato a capirmi perché, nel momento in cui ti racconti, capisci delle cose di te che altrimenti non avresti capito. Io ho scoperto una grande possibilità di dialogo con le persone, ho scoperto una possibilità di collaborazione: tante decisioni sono state prese insieme, ci sono state persone che seguivano i miei racconti settimanali che io facevo di me e dell'album. Sono fortunato e molto contento di aver trovato una nuova opportunità di analisi".

Il web si sta dimostrando un modo nuovo per emergere, un modo parallelo ai talent. Forse - è solo una mia sensazione - il web ti sia stato più d'aiuto rispetto al talent. E' così?
"Non lo so. Il talent ha rappresentato la prima possibilità di rendere questa passione una professione. Il web ha rappresentato una autonomia che non avevo prima e che mi sono guadagnato. Sono due parentesi diverse di uno stesso percorso, c'è stata solo una svolta nella trama. Adesso non so quale sarà il prossimo capitolo".

Come reagisci alle scene di isterismo che si vedono ai tuoi in-store? E' sempre un grande successo di pubblico.
"Non è isterismo, è soltanto voglia di trovare un contatto con quello che per tanti mesi è stato uno schermo o una persona che raccontava da lontano. L'in-store rappresenta la possibilità di stringersi la mano dopo mesi di conoscenza a distanza, nata senza vedere il volto dell'altro. Io ho scoperto la possibilità di costruire una rete di conoscenze e non solo di ascoltatori".

Hai più sentito Tiziano Ferro?
"Sì. Tiziano ha rappresentanto la mia prima fortuna e la prima persona a cui devo dire grazie. Ci siamo sentiti, è nato un rapporto di amicizia".

Te la senti di dare un consiglio ai prossimi concorrenti di X Factor? A cosa devono stare attenti e cosa devono evitare?
"Ho talmente tanto bisogno di consigli che fatico a darne. Non è umiltà, è realizzare la propria posizione. Ho soltanto capito il bisogno di raccontarsi per quelli che si è senza trovare delle storie inventate e poco attendibili con la tua persona. Quindi posso consigliare di essere se stessi e trovare il modo più giusto per raccontarsi, tutto qua".

Michele è anche il testimonial della campagna #4change, il nuovo progetto promosso da Dompé, che racconta la prevenzione in 140 caratteri: una vera e propria "social campaign" pensata per raccontare la prevenzione in salute attraverso i piccoli gesti di amore compiuti per sé o per i propri cari, vero motore che spinge al cambiamento.

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