Philippe Leveille a Blogo: "Nud0 a Pechino Express? Mi hanno massacrato. Io e Ciccio 'marito e moglie'. La tv serve al mio lavoro"

Pechino Express 2015 raccontato da Philippe Leveille degli Stellati: intervista di Blogo.

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INTERVISTA DI BLOGO Parlare con Philippe Leveille - Stellato, eliminato alla sesta puntata di Pechino Express - è stato interessante perché, sin dalle prime battute, ho capito con chi avevo a che fare: ovvero una persona vera, sincera e senza peli sulla lingua. E' stato sincero, presumo, quando ha parlato (non proprio positivamente) dell'Espatriato Son Pascal, quando ha fatto apprezzamenti sugli Antipodi e su Costantino della Gherardesca ma anche quando, con un'onestà pazzesca, ha ammesso di andare in televisione per cercare la telecamera, altrimenti diventa inutile perché lui deve far girare l'economia dei suoi ristoranti. Chapeau.

Philippe, che esperienza è stata?

"E' andata meglio rispetto a tutte le mie previsioni. Molto meglio".

Sotto quale punto di vista?
"Non ho fatto tanta televisione nel mio passato, ma un po' sì. E quindi mi aspettavo di essere guidato dalla produzione. Invece c'è stata totale libertà. Non me lo aspettavo. Mi aspettavo più condizionamenti: viaggi, parli e fai tutto quello che vuoi. La telecamera c'è, la vedi, ma è come se non ci fosse".

Perché hai deciso di partecipare?
"Già prima di Pechino Express mi erano stati proposti dei reality ed altri programmi che non ho voluto fare. Ma con Pechino Express volevo far vedere che Philippe Leveille ha sì una vita bella ed invidiata per il lavoro che fa ma può anche mettersi in gioco e far divertire. Credo di aver avuto la possibilità di far vedere che tipo di persona fossi".

Ti sei messo a gioco ma pure a nudo. La tua doccia nudo ha fatto il giro del web, che effetto ti ha fatto rivederti?
"Avendo fatto un po' di televisione, ho imparato a non leggere le critiche. C'è gente che mi ha massacrato ma va bene così, non è un problema".

Non ti hanno dato fastidio?
"Io non ho il fisico di Alain Delon e lo so. Sarei potuto rimanere in mutande o con i pantaloni, ma l'ho fatto con autoironia. Non me la prendo. Anzi, quelle critiche né le accetto né le rifiuto: non la considero neanche. Non ti sono piaciuto? Non guardarmi. Non mi cambia la vita né voglio dare una lezione di vita a qualcuno".

Pechino Express c'è anche in Francia. Perché hai deciso di prendere parte alla versione italiana?
"C'è anche in Francia, ma - non per osannare Pechino Express Italia - la versione francese non ha il nostro mitico presentatore, Costantino della Gherardesca. Io lo seguo dai tempi del Chiambretti Night, mi era sempre piaciuto questo suo modo di parlare e la sua ironia. Lui è così anche fuori dalle telecamere, è proprio così. E' nato un bel feeling perché è una splendida persona".

Com'era il rapporto con Ciccio Sultano prima di Pechino Express?
"Quando mi è stato proposto Pechino Express, mi è stato chiesto di cercarmi un compagno di viaggio. Un po' di tempo fa il fotografo Rizzi aveva pubblicato un libro di fotografie fatte ad alcuni chef. All'interno c'erano due foto che mi avevano colpito: una era quella del maestro Marchesi mentre suona il pianoforte e, l'altra, ritraeva le mani sporche di terra di Ciccio. Quindi l'ho chiamato: mi sarebbe piaciuto viaggiare con lui perché avevamo delle storie interessanti. Io sono della punta della Bretagna, al nord, lui della punta dell'Italia, in Sicilia, al sud. Io sono un nordista, lui un sudista. Anche le nostre cucine sono diverse: il burro e l'olio. Adesso siamo diventati marito e moglie, ci sentiamo tutti i giorni".

Com'è stato entrare nelle case degli altri?
"Io ho sempre viaggiato tanto nella mia vita, sono camaleontico. Forse l'igiene non era il massimo, ma non ho mai avuto problemi a mischiarmi con della gente che non è la mia".

Fra gli altri viaggiatori, invece, chi promuovi e chi bocci?
"Devo assegnare un 'più più' ed un 'meno meno'? Il 'meno meno' andrebbe a Pascal. Se la barca dovesse affondare, lui non lo salverei mai".

Perché?
"E' un ragazzo giovane, potrebbe essere mio figlio e ha un modo di pensare completamente diverso dal mio. Ma il suo agonismo, la sua voglia di vincere e schiacciare tutti non mi è piaciuta. Non guardava in faccia nessuno: va bene la televisione e la gara, ma io ho voluto godermi quei momenti e quelle persone. Forse sono stato meno competitivo e meno leader, ma mi sono goduto quel viaggio. Questo ragazzino, invece, era scatenato e poco educato".

A chi dai il 'più più'?
"Io spero nella vittoria di Roberto e Pinna, gli Antipodi. Sono troppo forti. Loro litigavano quasi tutti i giorni ma, alla fine, riuscivano a volersi sempre bene".

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Parliamo di cucina e chef in tv. Quanto conta la popolarità televisiva e quanto una stella Michelin?

"La Michelin ti dà un prestigio professionale che tutti vorrebbero. Non tutti ce l'hanno e quando ti viene assegnata significa che sei sulla buona strada. La televisione è divertente, ma non puoi far passare il messaggio della grande professionalità. Adesso, poi, c'è un problema. Tutti vogliono diventare chef, il problema è che ci vuole la gavetta: devi pulire le patate e partire dal basso. Alcune volte la televisione può dare l'illusione di poter diventare chef con facilità".

Ormai sempre più chef tentano la strada della televisione. Esistono ancora gli chef che stanno solo in cucina?
"Io, oltre ad essere uno chef, sono un imprenditore. Devo far girare l'economia dei miei ristoranti. La televisione è un oggetto che ti dà la possibilità di farti vedere. Io non dirò mai, come dicono alcuni miei colleghi, 'a me non interessano le telecamere'. No, a me interessa la telecamera, io voglio che la telecamera mi inquadri altrimenti non andrei in televisione. Grazie alle trasmissioni che ho fatto, grazie alla prima apparizione a MasterChef e grazie alle puntate di The Chef mi è stata data l'opportunità di fare Pechino Express. E la gente viene al ristorante... sicuramente per mangiare la mia cucina ma anche per la curiosità di vedere quello che ha fatto vedere il cu*o nud0 in tv".

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