Squadra mobile, finale aperto. Ci sarà la seconda stagione? Rassegna stampa: fiction troppo prevedibile

Ecco le recensioni di Comazzi, Caverzan, Fagioli e Delbecchi sulla fiction di Canale 5 che ha chiuso lunedì 8 giugno con un finale aperto...

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Come è finita la fiction Squadra mobile (voto: 6) la cui ultima puntata è andata in onda lunedì 8 giugno su Canale 5? Come si legge su Tvblog.it Roberto riesce a intercettare Sabatini prima della sua fuga all'estero: tra i due c'è uno scontro a fuoco e ad avere la peggio è proprio Claudio, che resta ferito. Ardenzi lo arresta e lo porta in ospedale, per poi correre al capezzale di Sandro insieme a tutti gli altri. Ma non c'è il lieto fine: Sabatini, con l'aiuto di Vanessa e del suo complice messicano, riesce ad evadere dall'ospedale. A quel punto Ardenzi accetta la promozione a capo della mobile, perché intende catturare l'ex collega. Finale aperto, dunque. Dovrebbe esserci una seconda stagione nonostante gli ascolti (tra il 15 e il 16% di share) lontani dai fasti di un tempo delle serie Taodue.

RASSEGNA STAMPA

Alessandra Comazzi su La Stampa


"I poliziotti vengono descritti bulimici di lavoro. Ma non è questione di troppo lavoro: qui c'è Daniele Liotti, l'agente bello che non solo ruba droga confiscata, non solo si droga in proprio, ma è pure un assassino. C'è Antonio Catania alle soglie dell'alcolismo".

Maurizio Caverzan su Il Giornale


"La fiction italiana che si sforza di trovare ritmo e snodi credibili narrando i crimini moderni (violenza sulle donne, rapporti con minorenni) ha problemi di sceneggiatura. E di prevedibilità: i poliziotti hanno matrimoni falliti o in via di fallimento, sono dediti all'alcolismo, o belli e dannati come Claudio Sabatini, complice del racket. Tutto già visto".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Sul fronte investigativo, in Squadra mobile non conta tanto la ricerca dei colpevoli, quanto il punto di vista delle vittime i cui casi si rifanno all'attualità: femminicidi, stalking, maltrattamento di minori, bullismo, sexting, razzismo. Ma quando i componenti la Mobile partono tutti insieme per operazioni più complesse assomigliano a un'armata brancaleone dove a poliziotti dall'aspetto un po' dimesso (lo stesso Ardenzi o l'amico e collega Sandro Vitale, alias Antonio Catania, sempre alla prese con l'alcol) si contrappongono poliziotte decisamente sopra le righe. Non male, invece, la sigla con scorci di Roma, sfondi sfuocati e brulichio di persone in movimento accelerato. La città ha infatti un ruolo importante".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Risposta di Canale 5 a Don Matteo. Invece del prete che diventa poliziotto abbiamo i poliziotti che si mettono a fare i padri spirituali".

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