Shark Tank, rassegna stampa: l'idea c'è ma manca il racconto, copiati altri talent, difficile reggere oltre tre ore

Ecco le recensioni di Dipollina, Caverzan, Specchia e Fagioli sul format business di Italia 1, in onda per tre giovedì in prima serata. Ascolti e riscontro sui social.

shark tank-italia 1

RASSEGNA STAMPA Le tre puntate di Shark Tank (voto: 5,5), in onda il giovedì sera su Italia 1, hanno registrato discreti risultati (5-6% di share) soprattutto sul pubblico più giovane: 14% di share tra i 15-24enni e 13,23% di share sul target 15-34enni. Buon riscontro tra il pubblico compreso tra i 20-24enni: il programma ha registrato il 18,5% di share.

Positivo riscontro anche sui social: oltre 30.000 tweet per l’hashtag ufficiale #SharkTankIT che ogni settimana ha dominato la classifica degli argomenti più discussi della serata.

Shark Tank ha rappresentato un unicum nel panorama televisivo italiano, permettendo un finanziamento di oltre 4.300.000 euro in 20 nuove idee e start up.

Antonio Dipollina su Repubblica


"E' la Corrida applicata al neo-capitalismo, il meccanismo è identico a Italia's Got Talent e i giudici si credono quelli di Masterchef. Non-se-ne esce. Per di più, dopo un'ora ci si fanno due startup così e il programma ne dura tre. Si spera che nel mondo reale dell'innovazione modernissima (quella che notoriamente crea benessere e posti di lavoro a pioggia) tutto funzioni diversamente. Qui alla fine si tratta sempre e solo di scavare fino all'impossibile nella talent-tv".

Maurizio Caverzan su Il Giornale


"L'idea è forte ma difetta nella narrazione, troppo scarna, che rischia di ridurre tutto a una sequenza di esami. Servirebbero più elementi di reality per far capire meglio la genesi dei progetti, definendo storie e psicologie dei concorrenti".

Francesco Specchia su Libero


"Sembra The Apprentice; solo che qui – non so perché - mi trasuda un maggior grado di credibilità. I concorrenti hanno storie di riscatto da ex poveri o di geni incompresi. Ma il grado di spettacolarità è bassino. I ragazzi lo percepiscono come un accesso al futuro, praticamente servizio pubblico. Roba inedita per Mediaset".

Andrea Fagioli su Avvenire


"Gran parte dei meccanismi sono gli stessi dei talent di maggior successo: i giudici-investitori, la loro presentazione, la presentazione dei concorrenti, le interviste alla Masterchef, i commenti della voce fuori campo con il solito tono tra l'entusiastico e l'apocalittico e soprattutto il montaggio, che in questo caso diventa ancora più importante perché dopo ogni interruzione pubblicitaria viene proposto un riassunto della serie 'dov'eravamo rimasti'. La vera differenza con gli altri talent è che qui si parla di lavoro, di idee imprenditoriali e di questi tempi c'è poco da scherzare. Invece, per rispondere alle esigenze di spettacolo, si passa da progetti che possono rappresentare realmente un business a proposte che possono solo far ridere. E questo penalizza l'idea di fondo che potrebbe anche essere interessante per spingere a darsi da fare, a diventare imprenditori di se stessi. Resta poi da capire quanto c'è di vero negli investimenti".

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