About love flop, Federico Moccia: "Caso mediatico che meritava più tempo". Rassegna stampa: show non attraente

Ecco le dichiarazioni dell'autore-regista all'Adnkronos e le analisi di Specchia, Galella e Asif sul programma di Italia 1 chiuso dopo una puntata per ascolti bassi.

"Dispiaciuto”, ma anche “molto sorpreso" della decisione repentina di sopprimere dopo solo una puntata About love (voto: 5), il programma sull’amore al cui progetto teneva moltissimo e al quale “bisognava dare più tempo, perché a volte ci sono delle idee che vengono capite più in là, che sono in anticipo sui tempi”: Federico Moccia parla senza filtri all’Adnkronos del ‘flop’ del programma, ‘bocciato’ senza appello da Italia 1 a causa dei bassi ascolti della prima puntata. "Nessuno mi ha chiamato prima, ecco perché non avevo ancora detto niente", sottolinea.

E, senza alcuna acredine, risponde alle feroci ‘critiche da social’ che l’hanno bersagliato definendo il programma un mix ‘datato e banale’ di tanti programmi che trattano di storie d’amore: "Mi sarebbe piaciuto un confronto con queste persone – dice riferendosi ad alcuni ‘social influencer’ che l’hanno attaccato - Sogno una tv così forte ed intelligente da far diventare le critiche un caso mediatico, un momento di riflessione e di discussione". E ricorda i tempi di Fantastico 8, quando la conduzione di Adriano Celentano, con i suoi silenzi e le sue bizzarre pause, ruppe tutti gli schemi e generò critiche che si trasformarono poi nella chiave del successo del programma.

"Non avrei soppresso About love, anzi avrei invitato i personaggi delle mie storie nella puntata successiva – dice Moccia - per analizzare le critiche, capire cosa è successo". Perché "le storie - ci tiene a sottolineare - sono tutte vere, lo dimostra la stessa risposta di uno dei protagonisti del programma ad un internauta che lo accusava fossero tutte false". E a chi lo accusa di non aver scritto niente di nuovo, ribatte che "non c’è niente di nuovo nello scrivere un libro, la novità sta nelle storie che racconti, e quelle non credo proprio fossero banali".

Moccia si dice "da un lato contento di capire che questo interesse attorno al programma, anche in negativo, mi ha dato la conferma di rappresentare un punto di riferimento, e mi sarebbe piaciuto discutere su cosa è mancato, anche per capire come si può migliorare". Perché alla forza dell’amore lui ci crede, e su questo non è disposto a mollare nemmeno di un millimetro, nonostante l’apparente ‘cattiveria’ di chi scrive sui social network per sfogarsi: "Non credo sia cattiveria, piuttosto abitudine ad essere circondati da messaggi negativi. Il fatto che la tv ormai passi solo i messaggi di storie che raccontano del marito che uccide la moglie, del fidanzato che aggredisce la compagna, di violenza e tragedie, crea una curiosità morbosa sui questo tipo di situazioni che alla fine sembrano perfino normali e invece bisogna riabituare il pubblico all’amore, che non è un ‘argomentucolo’ qualunque, è alla base della società e dei rapporti umani”.

L’autore di Tre metri sopra il cielo non perde il suo ottimismo, anche se non nega che avrebbe apprezzato una direzione con più “fermezza, solidità e serenità” nel portare avanti i progetti in cui crede (il riferimento, pur se velato, è al direttore di Italia 1 Laura Casarotto, ndB): “Ogni caso genera un movimento, e a volte l’insuccesso molto più che il successo porta a migliorarsi e a stupire ancora di più”.

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NUOVA RASSEGNA STAMPA (qui la precedente)

Francesco Specchia su Libero


"Iperglicemia, spasmi cardiaci, conati di deja vu, flashback onirici con lo spettro di Alberto Castagna che cerca d’investirti col furgone di Stranamore, desiderio insopprimibile di dotarsi di un kalashnikov. Parliamoci chiaro: About love è caduto sotto la scure dell’hybris del sentimentalismo mocciano. Quando uno vede la Tatangelo avvicinare un tizio e consegnargli un iPad con messaggio dell’ex morosa che si pente di tutto e chiede il ricongiungimento; e quando il tizio le reinvia un altro messaggio con un fragosroso due di picche; e quando la ex, truccatissima, si gonfia di lacrime e occhieggia drammatica e sospira «io ce l’ho messa tutta» e la Tatangelo l’abbraccia e se ne va; quando accade tutto questo, be’, ti rendi umanamente conto che sia gli ex sputtanati che la Tatangelo non hanno colpa, ma sono vittime dell’efferatezza degli uomini. Di Moccia, soprattutto. Stessa cosa vale per Alvin che lancia i servizi pur fissando lo sguardo nelle telecamere sbagliate. Moccia, un cucciolone di cinquant’anni che in tv non ha mai fatto fuochi d’artificio, ha ibridato programmi vecchi come il cucco (da Carramba a Catfish a Friendzone di Mtv) con la sua personale idea dell’amore, sempre la stessa da Tre metri sopra al cielo, anno 2004. Ma il tempo e, come dice lui, «anche gli oggetti» cambiano. Una volta i lucchetti per cuori, ora i divaricatori per cornee...".

Luigi Galella su Il Fatto Quotidiano


"'Il film più vero che Federico Moccia abbia mai girato' era un factual - poco fattuale - ma soprattutto poco attraente. E questo conta: non la verità in sé, ma l'interessa che suscita. Perché la verità, artisticamente agita, è sempre finzione sublime: mascherata e invisibile ai più. E costa fatica e sudore. E tecniche raffinate e armi sottilissime di seduzione. Del tutto assenti in About love, ricalcando le storie e i personaggi banali e consunti copioni. Persone o figuranti che fossero, gli interpreti apparivano poco persuasini. Le storie erano montate e rappezzate con voce fuori campo e testi fuori tempo".

Asif su Il Sole 24 Ore-Domenica


"Melting pot di programmi televisivi che, dai gloriosi anni '90 a oggi, hanno invaso i nostri soggiorni, colorato i nostri pomeriggi, disturbato le nostre digestioni, dall'antesignano Colpo di fulmine al cult Stranamore fino alle varie ed eventuali derive defilippiane, col bustone del tormento che si spalanca o si serra per sempre, e l'amore geriatrico che si consuma a colpi di mambo. Che bisogno c'era di riesumare un cadavere, o meglio una creatura alla Frankenstein, fatta di pezzi cuciti insieme più o meno decomposti? Non è dato sapere".

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