Boss in incognito 2, rassegna stampa: il capo nascosto tra i dipendenti sembra un grande spot, favola a lieto fine

Ecco cosa scrivono Grasso, Dipollina, Caverzan, Specchia, Delbecchi, Asif e Tosti sul docu-reality di Rai2 condotto da Costantino della Gherardesca.

RASSEGNA STAMPA su Boss in incognito 2 (voto: 6), il docu-reality di Rai2 condotto per 10 lunedì sera da Costantino della Gherardesca (6,5).

costantino della gherardesca-boss in incognito 2
Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"La nuova edizione presenta due enormi difetti strutturali. Il primo è che il racconto è troppo scritto, troppo costruito e quindi poco credibile. Un boss ha addirittura un auricolare (non è in grado di fare due discorsi da solo?) e l’idea che segua un copione è molto forte. In questa scrittura, esagerate sono le lacrime, tutti si commuovono: ogni dipendente ha una storia problematica alle spalle e l’intervento del boss non è rivolto a migliorare l’azienda ma a risolvere problemi personali, come uno dei tanti talk in circolazione. I dipendenti non vengono mai sgridati, si punta molto sul loro ritratto psicologico, c’è sempre un lieto fine, tutti si meritano un aumento di stipendio. Il secondo difetto, inutile girarci intorno, è che il programma, così come appare, sembra un enorme spottone promozionale".

Antonio Dipollina su Repubblica


"C'è un bisogno infernale di immaginarsi una realtà così, la tv è lì apposta. Non solo, stavolta il Boss in questione intraprende la missione anche in modalità spending review, per scoprire dove si spreca nei suoi possedimenti. E il docu-reality, con margini di finzione impressionanti, cambia finalmente verso".

Maurizio Caverzan su Il Giornale


"Salvo certi eccessi sentimentali smorzati da Costantino la narrazione ha una sua compiutezza circolare".

Francesco Specchia su Libero


"Il programma è troppo 'sceneggiato' per essere naturale - spuntano auricolari dalle oreccie dei protagonisti -, parte da feuilleton in stile Il principe e il povero di Twain e dalla tradizione industriale italiana. Qualcuno nota che ogni puntata rappresenta un markettone per le aziende ed è vero".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano


"Coraggiosa sfida alla verosimiglianza. Già questi 'apprendisti' quasi sempre avanti negli anni che spuntano dal nulla non sono il massimo della credibilità, se poi nonostante le barbe finte esibiscono una strana somiglianza con il principale, beh, diventa dura far finta di nulla. Le cose migliori sono certi scorsi sul dietro le quinte del lavoro quotidiano in azienda, che però quasi subito si trasformano in farsa o in dramma. Finché lo spettatore non approda al sospetto finale: che siano tutti d'accordo, il Pulcinella in incognito, la pubblicità per niente in incognito del marchio in questione, il Pulcinella dipendente e pure il Pulcinella della Gherardesca chiamato a sorprendersi e commuoversi in studio".

Asif su Il Sole 24 Ore-Domenica


"Programma iper zuccheroso, super straziante, mega buonista e completamente inverosimile, fa sfigurare qualunque polpettone americano sotto l'albero".

Massimo Tosti su Italia Oggi


"Il dubbio che non sia tutto vero è legittimo ma il format funziona comunque, proprio perché propone un lieto fine non di maniera e tutto sommato credibile. Costantino fa il suo sporco lavoro con l'eleganza aristocratica che lo contraddistingue per nascita e confidenza con il video".

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