Con il sole negli occhi, film tv su Rai1 di Pupi Avati sul dramma degli sbarchi con Laura Morante: trama e personaggi

Anticipazioni sulla trama, sui personaggi e sul cast della fiction in onda lunedì 2 febbraio. Dichiarazioni degli addetti ai lavori. Fotogallery.

Una donna sola e un bambino in fuga dalla guerra, alla ricerca della sua famiglia. Attraverso Lampedusa, e fino in Germania. Pupi Avati torna a raccontare il mondo dell’infanzia con un tv movie sulla scoperta del senso di maternità attraverso l’affido: un’esperienza piena di palpitazioni, tenerezza e generosità che spiega come, grazie a un semplice gesto di solidarietà, tutti possono cambiare vita e ritrovare, in un atto d’amore, il senso della propria esistenza.

Con il film Con il sole negli occhi, che Rai1 propone in prima visione lunedì 2 febbraio, il regista e autore porta anche in tv il tema sociale della migrazione, dell’accoglienza dei profughi, dei tanti disperati, uomini, donne e bambini vittime della brutalità di scafisti disumani, che approdano sulle coste siciliane o sono salvati da una morte certa in alto mare dalle nostre motovedette.

Laura Morante è la protagonista della fiction, un’affermata avvocato matrimonialista, con alle spalle il proprio matrimonio in frantumi e sulla sua strada un bambino “con il sole negli occhi”, che riuscirà a darle una nuova prospettiva di vita. Accanto a lei Amor Faidi è il piccolo Marhaba (il nome che gli è stato dato al suo sbarco a Lampedusa e che vuol dire semplicemente “benvenuto”), e Paolo Sassanelli suo marito. Completano il cast Lina Sastri, Michele La Ginestra, Claudia Potenza, Gianfranco Jannuzzo.

Una produzione Rai Fiction, prodotto da Antonio Avati per Duea Film, con il patrocinio di UNHCR e della Associazione Centro Astalli-JRS Italia.

con il sole negli occhi-fiction rai1 La trama di Con il sole negli occhi


Carla

e Giorgio Astrei: due avvocati di successo, un avviato studio nel centro di Roma, la villa al mare, ventuno anni di matrimonio festeggiati tra i soliti amici, una vita piena e serena, anche se figli non ne sono arrivati.

Tutto sembra procedere sull’onda di una tranquilla complicità, ma il destino ha in serbo per i coniugi Astrei uno dei suoi consueti inattesi colpi di coda. Una sbandata sentimentale allontana improvvisamente Giorgio da sua moglie, dalla sua famiglia. Da un giorno all’altro Carla si ritrova sola, in un appartamento nuovo, anonimo, scelto per azzerare i ricordi. Nel cuore, sempre più presente, quel piccolo tarlo di una maternità mai appagata. È proprio allora che Carla trova sulla sua strada un piccolo profugo siriano. Ha otto anni circa e, da quando il mare l’ha sputato fuori sugli scogli di Lampedusa, vive in un centro di accoglienza per minori. Non parla e mostra a tutti una foto sbiadita che lo ritrae con altri due bambini appena un po’ più grandi di lui, di cui nessuno sa niente. Lo chiamano Marhaba, che vuol dire solo, speranzosamente, ‘benvenuto’.

Nella realtà di quella villetta piena di sguardi infantili senza gioia e animata da persone volenterose e appassionate Carla trova una nuova ragione di vita. Mette a disposizione di tutta quella strampalata famiglia la sua professionalità e la sua umanità, ma il suo cuore è pieno di Marhaba, del suo silenzio ombroso, dei suoi attacchi di rabbia, della sua foto sgualcita, dei suoi sonni inquieti. Si adopera per saperne di più sul passato di quel bambino senza nome. Va a Lampedusa, chiede, distribuisce quella foto: qualcuno ha visto questi bambini insieme? Qualcuno ricorda, tra le migliaia di occhi sperduti che popolano la riva, quegli occhi? Ora che c’è Marhaba accanto a lei, Carla non si sente più sola. Ottiene il bambino in affido, trasforma per lui la stanzetta guardaroba, cucina, passeggia nella città meravigliosa con la sua manina nella sua, si emoziona ai suoi primi sorrisi, guarda con lui la tv. Ed è proprio davanti alla televisione, davanti al gioco che emoziona tanti di noi, che Marhaba pronuncerà la sua prima timida parola: gol. Mette insieme i pezzi, Carla. I suoi e quelli di quel bambino. Impara a conoscere tutto un mondo che, tra mille difficoltà, si occupa e si preoccupa di tutte queste vite alla deriva, sballottate prima tra le onde e poi nei flussi tortuosi che le disperdono in giro per l’Europa.

In Germania, per esempio. A Berlino due bambini siriani corrispondenti all’età descritta sono stati adottati da una famiglia facoltosa. Sono davvero i bambini della foto? Sono i fratelli di Marhaba? Lui riconquisterà veramente il suo passato, la sua vita, il suo nome? Carla è dilaniata tra il desiderio di vederlo felice e la paura di perderlo, ma la sua profonda onestà ha il sopravvento su ogni timore. Parte per Berlino, con quel bambino suo e non suo, incontra la coppia adottiva. Il confronto con la signora Bassermann è il confronto tra due speranze disperate. Ciascuna di loro sa che qualcosa potrebbe cambiare definitivamente nella propria vita se i bambini si riconoscessero. E sarà proprio Carla, quella che ha più da perdere, a convincere l’altra a tentare, per amore di quelle piccole solitudini…

Le dichiarazioni dei protagonisti, del regista e della Andreatta


"Abbiamo depredato alcune aree del pianeta nell'impunità più totale e adesso paghiamo, un conto non indifferente. Ma la responsabilità è nostra, dei nostri genitori e delle generazioni precedenti. L'Africa è stata razziata. Non si può pensare che tutto duri per sempre. Oramai non c'è più nulla da prendere e loro sono in queste condizioni": così il regista Pupi Avati. "Abbiamo bisogno di esseri umani che producano, in tutti gli ambiti, ricongiungimenti. Il genocidio che si consuma nel Mediterraneo aveva bisogno di essere raccontato attraverso un'ottica totalmente diversa da quella dei media. C'è un aumento di questi disastri e di questi lutti, direttamente proporzionale alla diminuzione dell'interesse dei media. Queste notizie non vanno più in prima pagina, non interessano più nessuno perché si parla sempre di numeri che non hanno niente a che fare con noi. Ma se racconti la storia di uno di loro, e di un bambino in particolare, queste persone diventano più seducenti. Descrivere la vicenda di questo bambino significa raccontare l'immediatezza di un contatto. Questo è un film per la televisione e non potrebbe essere mai un film per il cinema. Nessun distributore, nessuna società di produzione cinematografica ci avrebbe dato modo di raccontare questa storia. Oggi il solo cinema che si fa, fatte salve alcune rarissime eccezioni, è un cinema di puro intrattenimento. Sono sincero, in questo momento non ho altri interlocutori. Il mio cinema può solo andare solo in televisione. Ci sarà chi titolerà 'L'Isola dei famosi batte Avati'. Siamo preparati. Ma tutto ciò non priverà di senso il film che abbiamo fatto".

Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta commenta: "L'Isola avrebbe dovuto debuttare la settimana scorsa. Si è deciso di non spostare il film perché ormai era già partita la promozione. Comunque è un tipo di offerta diversa in modo assoluto. Un tema nodale del nostro presente che attraverso una storia forte di sentimenti permette di parlare con secca verità, senza pietismi, senza retorica, del grande tema dei migranti nel nostro Paese. Una storia essenziale e per questo 'primordiale': una donna che sente il bisogno di essere madre, che il suo compagno non capisce, e incontra la sguardo di un bambino che 'immediatamente' sente suo".

Per Laura Morante la storia che contribuisce a raccontare è "una vicenda umana toccante, in un momento drammatico di crisi nel quale trionfa l'egoismo. La missione 'Mare Nostrum' ha salvato molte vite ma è stata sostituita da un'operazione europea per controllare le coste e non per salvare i migranti. Noi siamo stati migranti, la nostra è una storia di migrazione".

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Con il sole negli occhi - personaggi della fiction di Rai1 con Laura Morante
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