Il ritorno di Ulisse, rassegna stampa: melodramma pop che cancella Omero, ognuno ha i Proci che si merita

Ecco le analisi di Grasso, Dipollina, Specchia e Tosti sulla fiction di Rai1 in 4 puntate ambientata nell'antica Grecia con ascolti deludenti.

RASSEGNA STAMPA su Il ritorno di Ulisse (voto: 5,5), la fiction di Rai1 in 4 puntate con Alessio Boni (7,5) e Caterina Murino (6) caratterizzata da ascolti deludenti.

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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"L’intento dichiarato dagli autori della nuova miniserie e da Alessio Boni, protagonista nei panni di Ulisse, era quello di dar vita a una lettura moderna dell’Odissea, concentrandosi sugli anni in cui l’eroe omerico giunge a Itaca, provato dalla guerra e dalle distrazioni del tortuoso itinerario di ritorno. Scelta curiosa, perché il viaggio e le sue esperienze sono sempre più interessanti della meta finale. Ma il vero problema è che nel Ritorno di Ulisse del fascino misterioso e potente dell’epica omerica è rimasto ben poco. L’Odissea è solo un imbarazzante canovaccio di trame e personaggi arricchiti da dettagli d’invenzione che virano verso il melodramma pop, come nel caso della bella schiava Clea, di cui s’invaghisce il giovane Telemaco. Anche lo stratagemma della tela intessuta e disfatta ogni notte da Penelope (un’afflitta Caterina Murino) è solo un espediente tecnico per far procedere la trama, privato di tutta la sua alta simbolicità. Ogni cosa subisce un’operazione di patinatura, tra dialoghi didascalici e immaginari visivi kolossal in cui l’afflato ideale omerico stinge nella più scoperta banalità, l’antico diventa niente più che uno sfondo esotico".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Il punto è quando si sottopone il progetto: facciamo l'Odissea in tv, ma moderna, partendo dal ritorno di Ulisse a Itaca, assetato di vendetta contro i Proci e diffidente verso il figlio, con un finale molto a sorpresa. Chi è Penelope? Caterina Murino. Allora si può fare. A quel punto, se non si alza nessuno a dire: no, scusate, facciamo qualsiasi altra cosa, il progetto parte. E può essere solo fatto così, inutile eccepire. In Francia hanno protestato i puristi. Da noi si spera che abbiano altro da fare, o da guardare".

Francesco Specchia su Libero


"Sono rimasto un po’ spiazzato. Sarà perchè sono capitato in una fiction che esclude la parte figa, senza Polifemo e le sirene, e si concentra solo sul ritorno a casa dell’eroe -eccidio dei proci e anni successivi non contemplati dallo sceneggiatore originale Omero-. Sarà perchè, ad un tratto, mi è apparso un tizio- un cantastorie, ammazzato subito dopo- che tentava di infilarsi sotto la tunica della lussureggiante Caterina Murino/Penelope che ne respingeva gli impeti sessuali, mentre il procio Antinoo irrompeva gridando «All’adulterio»; e di questo aedo maniaco nessuno ha mai sentito parlare. Sarà che quest’Itaca è più violenta di una puntata di Gotham («Gli dei ci hanno abbandonato» dice la sexy Murino al figlio Telemaco), ma con dei dialoghi e delle inquadrature da soap di mezzo pomeriggio. Ma, insomma, tutto questo mi pare un pelum minore in cui tutti -padri addolorati, guerrieri sanguinari, indovini che incespicano nei loro vecchi re sulla spiaggia- recitano per conto proprio, senza tener conto dell’insieme".

Massimo Tosti su Italia Oggi


"Si è superato il segno. Gli attori sono vittime del copione truce e demenziale. L'azione è spezzettata (colpa anche della riduzione delle sei puntate originali a quattro), con frequenti panoramiche dall'alto di Itaca, come intervallo pubblicitario fra una rissa e l'altra, e più di un salto logico nella narrazione. La fiction segue le regole dello splatter. Chiamare in causa l'innocente Omero è il delitto più efferato di cui si macchia".

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