I Cesaroni 6, rassegna stampa: stereotipi della commedia all'italiana e amori teen, la famiglia allargata è forzata

Ecco le analisi di Grasso, Dipollina, Comazzi, Galella e Tosti sulla sesta stagione della fiction di Canale 5 con Claudio Amendola, arrivata all'ultima puntata.


RASSEGNA STAMPA su I Cesaroni 6 (voto: 6), la fiction di Canale 5 arrivata all'ultima puntata. Ci sarà un seguito? Quasi sicuramente no.


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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"La macchina narrativa è ben rodata e il lavoro degli sceneggiatori consiste principalmente nel giustificare chi entra e chi esce di scena per ragioni contrattuali. Per conquistare il pubblico più adulto ci si affida alle caratterizzazioni e agli stereotipi della commedia all’italiana, per catturare i più giovani largo spazio agli amori teen. Se nelle prime stagioni bastavano lo stile leggero e vivace della commedia familiare e la quotidianità di un quartiere romano (la Garbatella), col passare del tempo il peso del racconto è caricato tutto sulle spalle di Amendola e Fassari".


Antonio Dipollina su Repubblica


"Ai Cesaroni giocano da sempre con la trama in altalena a seconda della disponibilità stagionale degli attori. Stavolta ne mancano circa metà all'appello ma è tutto fuorché un problema, purché resti Claudio Amendola. Snodo caruccio è l'arrivo del fratellastro — Edoardo Pesce — che prima nega di esserlo, poi abbozza: peraltro è gay e le prime avvisaglie di riunioni con gli altri Cesaroni brothers hanno uno smaccato taglio verdoniano, spesso riuscito. Il resto, a inseguire più pubblico possibile, tra femmine in rivolta e adolescenti in ambasce".


Alessandra Comazzi su La Stampa


"Le parti migliori sono quelle in cui recitano insieme i fratelli, che valgono il prezzo del biglietto. Quattro figure della commedia all'italiana che sanno recitare, porgere voce e battute e che, se parlano romanesco, lo fanno da attori, cioè scandendo bene le parole in modo che si capisca tutto. Tutto si affloscia quando entrano in scena i ragazzi, scelti senza personalità, fatta eccezione per Margherita Vicario, né coerenza".


Luigi Galella su Il Fatto Quotidiano


"I Cesaroni sono costretti a far convivere l'impianto claustrofobico con la necessità di reperire soluzioni innovative. Ed ecco che la famiglia si fa materia pronta a estendersi, a dilatarsi... scopre nuovi elementi, nuovi fratelli. La 'novità', appunto. Non è detto che di per sé sia un valore. Può essere forzosa, inutile quindi".


Massimo Tosti su Italia Oggi


"Sta diventando persino imbarazzante per i telespettatori seguire la saga. Perché la famiglia che vive alla Garbatella non merita un racconto a puntate come i Forsyte. Non ci sono eroi di mezzo né avvenimenti che hanno sconvolto il genere umano tali da giustificare l'attenzione degli sceneggiatori per un tempo biblico. Il minimalismo delle vicende e dei dialoghi dovrebbe indurre il sindacato dei teleutenti a protestare".


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