Miss Italia 2014, rassegna stampa: le fatiche di Simona Ventura, ascolti degni del Premio Strega, format vecchio

Ecco cosa scrivono Grasso, Dipollina, Cortoneo, Lenzi, Specchia e Tosti sul concorso di bellezza la cui finale è stata trasmessa in diretta su La7.

RASSEGNA STAMPA sulla finale di Miss Italia 2014 (voto: 6), trasmessa domenica 14 settembre su La7 e L7d con la conduzione di Simona Ventura (6,5) e non premiata dagli ascolti.

simona ventura-miss italia 2014-la7
Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Faceva un po’ di fatica Simona Ventura a leggere battute sul gobbo, stretta in vestiti che la fasciavano come una caramella alascana e preoccupata di ammazzare gli inevitabili tempi morti dello storico concorso di bellezza, rifiutato dalla Rai (dopo anni di insulsi fasti) e ospitato da La7, che comunque ha fatto qualche passo avanti. Per dare un po’ di brio sono state ammesse le ragazze curvy, è stato reintrodotto l’uso del bikini, è stata data una spruzzatina di talent dentro una cornice coreografica. Peccato che trasmissioni del genere prevedano la presenza della giuria (Alena Seredova, Marco Belinelli, Emis Killa, Alessandro Preziosi e Sandro Mayer con parrucchino), le cui domande erano persino peggio delle risposte delle ragazze (le «tenerone», per usare il gergo di Simona)".

Antonio Dipollina su Repubblica


"Ascolti degni del Premio Strega (notare il contrasto). Massicce dosi di supponente tv modernizzante dentro una cosa che significa quello, Miss Italia, e nient'altro. Ore e ore di imbarazzi verbali, musica a palla, giudici da togliergli le ferie per sempre. Va da sè che per risorgere serve un repulisti clamoroso, con una sorta di commissario che dica: bene, gli esperimenti li potete depositare dove meglio credete, Miss Italia lo facciamo per divertire Twitter ma non lo diciamo e torniamo a dare un minimo di rilevanza vera per i miliogi che si ricordano le edizioni storiche. In caso contrario, pazienza".

Roberto Cotroneo su Il Messaggero


"Non può più essere uno spettacolo televisivo. Miss Italia è stato ucciso dall'invenzione e dalla bellezza dei talent. E nell'era del talento le aspiranti miss restano soltanto bimbe determinate certo, ma a mostrare soltanto scarse qualità. Incapaci di emozionare lo spettatore con qualcosa di vero e concreto. Solo a scambiarsi lacrime televisive per un successo fatto di niente".

Massimiliano Lenzi su Il Tempo


"A guardare la scenografia, la messa in scena, i tempi, sembrava di rivivere per certi aspetti la televisione degli anni Ottanta, liberatoria e vintage al tempo stesso. Ma venti e passa anni dopo. Del resto, la stessa natura di Miss Italia, nata prima dei reality, dei soap - talk pomeridiani, delle fiction e delle ospitate in tv, ha incarnato nel nostro Belpaese una occasione di riscatto e di bellezza, il controcanto ad un pudore cattolico che negli anni ’50 e ’60 l'Italia si portava ancora addosso. Una opportunità di mobiità sociale che oggi appare superata. L'attore bravo, il rapper, la bella soubrette, tutti loro che facevano parte domenica sera della composizione della giuria nella finale, sembravano lì per voler dare l'idea di rinnovare nella tradizione? Ma può la televisione rinnovarsi nella tradizione, può farlo un concorso che va in scena con una liturgia che è la stessa da sempre? Difficile rispondere, a vedere sembrerebbe di no".

Francesco Specchia su Libero


"Il problema non è Miss Italia (che oramai ha lo stesso appeal di una gara di tamburello) ma che vada su La7, che, nel bene o nel male, è una tv 'alta'. Anche troppo, ma è la sua cifra. Piazzarci le miss e insisterci sopra non è strategia di palinsesto. E', a questo punto, accanimento...".

Massimo Tosti su Italia Oggi


"I testi scritti per i giurati e per le ragazze offendevano le orecchie, distraendo gli occhi. Il televoto aveva ritmi demenziali: si apriva prima che le concorrenti salissero sul palco, si chiudeva nel momento stesso in cui l'ultima miss interpellata dava la sua risposta".

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