Si può fare, rassegna stampa: nulla di nuovo ma programma che diverte e rilassa grazie alla sicurezza Carlo Conti

Ecco le analisi di Grasso, Dipollina, Comazzi, Degli Antoni e Poggialini sul varietà-talent del venerdì sera di Rai1 vinto da Maddalena Corvaglia.

RASSEGNA STAMPA su Si può fare (voto: 6,5), il programma del venerdì sera di Rai1 condotto da Carlo Conti (7) e che ha visto vincere Maddalena Corvaglia. Ascolti buoni.

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Aldo Grasso sul Corriere della Sera


"Il meccanismo dello show prevede che alcune «celebrità» si sfidino su prove di abilità nei più svariati campi dell’intrattenimento per eleggere il migliore della serata. A valutare, la solita giuria di qualità, con Yuri Chechi, Amanda Lear (la trasgressione adatta al pubblico di Rai1 può esistere solo in forma vintage) e Pippo Baudo, sempre il migliore. Si vede che a tratti vorrebbe salire sul palco e prendere lui le redini della trasmissione, in attesa di qualche occasione migliore. Ma si può metter su un programma dalle prove strampalate, dove ognuno è un ex di qualcosa o qualcuno, dove si dovrebbe parteggiare per dei vip alle prese con situazioni goffe e grottesche? Sì, si può. Come al solito, al lavoro c’è una pletora di autori, e meno male che il programma viene già da un format creato in Israele, Paese che è diventato uno dei mercati più interessanti per i contenuti televisivi, di fiction e d’intrattenimento".

Antonio Dipollina su Repubblica


"La CarloContizzazione di RaiUno è fatta anche e soprattutto di duro lavoro per portare a casa nuove serate e accumulare benemerenze che, di questi tempi, significano soprattutto buoni ascolti a prezzi stracciati. Ed è l'obiettivo di Si può fare (richiami da Frankenstein jr, format straniero), l'ennesimo mischione di giochi e performances, stavolta ci sono tipi che sanno volteggiare al trapezio o suonare l'Ukulele. I concorrenti sono un manipolo di semivip che dovranno fare le stesse cose, previo insegnamento. In giuria anche Baudo, con la faccia di quello che ricorda quando le attrazioni simil-Broadway le mandava a Fantastico e se qualcuno di passaggio avesse chiesto di fare gli stessi numeri in tv sarebbe stato preso a sberle".

Alessandra Comazzi su La Stampa


"La struttura, l’ossatura, sono sempre le stesse: alcune persone si sfidano a fare cose strane, e una giuria giudica. Questo semplice meccanismo si è prestato negli anni a infinite declinazioni, rara dinamica del varietà tv. C’è pascolianamente qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico. Antico è Carlo Conti, antica la giuria, Pippo Baudo, Amanda Lear, Jury Chechi, antica la formula del gioco. Eppure, questi elementi mescolati hanno costruito un varietà gradevole e scacciapensieri, che se non ci salverà dai mali nel mondo, nemmeno alimenta le nostre paure. E non è poco. Se soltanto quegli esercizi fossero un po’ meno numerosi. Ma la prima serata italiana non perdona, si deve ammortizzare l’investimento".

Piero Degli Antoni su Qn


"Non c'è niente di straordinario, eppure tutto è gradevole nei programmi di Carlo Conti. Niente fenomeni, nessun effetto speciale, nemmeno un ospite internazionale. Però c'è sempre un'atmosfera rilassata, guadante, lieve, che di questi tempi fa un gran bene. Il tutto condito con un garbo gentile che ti fa passare due ore come bere una bottigliata di cedrata a metà della traversata del Sahara. Non è una tv didattica ma nemmeno diseducativa, verrebbe da dire una tv ludica dove l'aggettivo va inteso in senso positivo".

Mirella Poggialini su Avvenire


"Di nuovo non c'è nulla. Solide basi, invece, per garantire un pubblico che invecchia ma non tradisce, che mantiene fede a spettacoli che garantiscono risate, magari un po' flebili, e messaggi tranquilizzanti che rasentano la noia. Concorrenti dotati anche di istintiva eleganza di tratto e di educato autocontrollo".

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