Talent, Mauro Pagani: "Sono enormi karaoke". Caterina Caselli: "In pochi durano". Aldo Nove critico

Nuove opinioni sul format televisivo del momento: parlano il direttore musicale del 64° Festival di Sanremo, la discografica e lo scrittore che è nella giuria di qualità.

teatro ariston-sanremo 2014-prima serata-studio.jpg Mauro Pagani, 68 anni, già flautista e violinista nella Premiata Forneria Marconi, indispensabile collaboratore di Fabrizio De André, ha anche selezionato le canzoni in gara al 64° Festival di Sanremo di cui è direttore musicale.

"Non dimentichiamo che Sanremo non è più il Festival della canzone italiana ma un varietà televisivo a caccia di ascolti - dichiara a Repubblica - Il pubblico lo incolli al piccolo schermo solo con i volti conosciuti. La gara uniformata è impensabile, a meno che non si riprenda un cammino di scouting lungo e articolato per addestrare nuovi talenti".

Alcuni pretendono che oggi questo ruolo sia assolto dai talent show: "I talent sono enormi karaoke dove i concorrenti cantano cover per tutte le puntate e quando poi si arriva all'inedito... beh, lasciamo stare. D'altra parte con la crisi le case discografiche non investono più a lungo termine e le radio non aiutano; ci sono alcuni discografici che fanno ascoltare le canzoni ai programmatori prima di pubblicarle. Se sono i dj a decidere è arrivato il momento che io vada in pensione".

C'è una luce alla fine del tunnel? "Sì perché la mancanza di denaro scoraggia la prostituzione. Ci sono molti giovani che risparmiano anni per autoprodursi un disco e consegnare il prodotto finito a un'etichetta indipendente. In questo lavoro non ci sono vie di mezzo, o nasci marchettaro o tuteli la tua identità".

Caterina Caselli, discografica che quest'anno porta Raphael Gualazzi e Riccardo Sinigallia, dichiara all'Avvenire: "I talent sono un fenomeno rispettabile ma non so quanto duraturo. E comunque trattasi di televisione: servono a fare ascolti. In questa fase storica sono uno strumento di pre-selezione che l'industria ha imparato a utilizzare perché consente di testare le reazioni del pubblico. Creano enormi aspettative, ma a distanza di qualche anno il numero di quelli che riescono ad affermarsi è davvero esiguo. Comunque il nostro lavoro è un altro".

Lo scrittore Aldo Nove, che è nella giuria di qualità, interpellato da Repubblica, afferma: "Lo strapotere di certe macchine televisive ha favorito la crescita di una scena 'indie' sana e vitale. Il pop nasce libero, è un processo anarchico, non può essere imprigionato in un format".

E il dibattito continua...


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