Le Iene e il pasticciaccio brutto di Stamina: Golia e soci bocciati in giornalismo

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Il disastro giornalistico de Le Iene sul metodo Stamina dimostra che lo show di Italia 1 non è in grado di occuparsi di argomenti così delicati.

le iene golia stamina.jpg Prima di stroncare definitivamente qualcuno o qualcosa, sarebbe bene avere tutti gli elementi di valutazione in mano. Questa regoletta vale in generale per chiunque, e vale ancora di più per chi lavora nell’informazione. Quindi, prima di bollare il metodo Stamina come spazzatura, sarà bene aspettare il responso definitivo dal nuovo comitato scientifico (quello vecchio il Tar l’ha mandato a casa, con motivazioni invero un po’ ambigue) e dalla magistratura. Certo, altrettanto onestamente, bisogna riconoscere che tutti gli indizi - dall’ostracismo della comunità scientifica nazionale e internazionale alle prime acquisizioni degli inquirenti - portano a credere che la cura miracolosa del Professor Vannoni (che non è un medico, ma uno psicologo che si occupa di marketing) sia di poco diversa da un intruglio di Wanna Marchi.

Ci occupiamo in questa sede di Stamina, perché il metodo di Vannoni è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica da una trasmissione televisiva, le famose Iene di Mediaset, accreditate di una autorevolezza e una stima secondo me del tutto malriposte. Ma questo è un altro discorso. Stiamo al nostro caso. Spiega Davide Parenti, deus ex machina dello show, di fronte alle polemiche di questi giorni: “Abbiamo solo raccontato una storia, abbiamo cercato di capire cosa succede“.

Il punto è che le cose non sono andate così, e chi ha seguito i servizi di Giulio Golia su Stamina (ben venti, praticamente un martellamento mediatico), sa benissimo che la trasmissione di Italia uno si è schierata anima e corpo con la fondazione del Professor Vannoni, cavalcando la facile demagogia della cura miracolosa osteggiata dalle case farmaceutiche, dai politici corrotti e forse pure dalla Spectre; una storiella tanto elementare quanto popolare e acchiappa-audience, già ampiamente sperimentata ai tempi della cura Di Bella (un’altra patacca medica che certa stampa sfruttò in modo ignominioso). Del resto, che le Iene non si siano limitate a “raccontare una storia” lo dimostra il fatto che, ancora oggi, sul sito della trasmissione campeggia in bella evidenza un link al sito di Stamina Foundation, tanto per dirne una.

Questa faccenda svela ancora una volta l’ambiguità della trasmissione di Parenti. Che cosa vogliono essere le Iene? Una specie di Lucignolo, con qualche tocco di stile in più, che si limiti a intrattenere su gossip, concorrenti da reality, servizi pruriginosi per adolescenti in calore e qualche satira di costume azzeccata? Oppure si ambisce al modello David Letterman, a usare la cifra dell’ironia e della satira per fare giornalismo, o addirittura controinformazione?

Se l’opzione scelta è la seconda, come a volte sembra, direi che il pasticcio combinato con Stamina, il pressapochismo, la mancanza di professionalità, l’incapacità di fornire al pubblico una pluralità di fonti e opinioni, consiglierebbero di tornare immediatamente a occuparsi solo di Grande Fratello, Miley Cyrus e affini. Tutt’al più ci si può avventurare nel denunciare gli idraulici che non rilasciano fattura, un evergreen “giornalistico” dello show.

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