Piero Cassano: "Le case discografiche abbandonano quelli dei talent, televoto a Sanremo non valido"

Parole forti del componente dei Matia Bazar in una conversazione con l'Adnkronos. Nel mirino il comportamento delle etichette musicali e il meccanismo di voto al Festival.

piero cassano-matia bazar-2013.JPG "Le case discografiche sono diventate succursali della televisione, per questo non riescono ad entrare nei talent show cantanti e gruppi bravissimi e, sempre per la stessa ragione, ragazzi che vincono, come è il caso di Chiara Galiazzo a X Factor, subito dopo fanno i testimonial della Tim. In sostanza, si parte dalla musica ma poi è la tv la padrona vera e assoluta": Piero Cassano, compositore, musicista, produttore di tanti big e da sempre nei Matia Bazar, si sfoga all'Adnkronos.

E ha deciso, insieme ai colleghi Fabio Perversi e Nuccio Cappiello, di investire tempo e denaro per dare il via ad una audizione nazionale 'fuori dai talent ma dentro la musica' dal titolo 'Avivavoce': "Tanti di loro hanno provato a partecipare ai vari talent show restandone inspiegabilmente fuori".

E su questo format televisivo le valutazioni critiche non finiscono qui: "Tanti ragazzi entrano, firmano contratti discografici, nella maggior parte dei casi con l'etichetta Bmg, e poi vengono abbandonati dopo qualche mese di tv senza che le stesse case discografiche consentano loro di esprimersi con un disco. Cosa che, a mio parere, accade perché probabilmente la casa discografica cerca, attraverso contratti di questo genere, di togliere persone valide ai propri concorrenti e, nel contempo, non mettere i bastoni fra le ruote agli artisti su cui sta puntando. Ne ho viste negli anni di case discografiche prendere emergenti sotto contratto per evitare che potessero competere con il loro artista del momento!".

"Avete mai visto nei talent suonare un gruppo con basso, chitarra, batteria, tastiera? No. Nei talent non ci sono - fa notare Cassano - I ragazzi cantano senza suonare o cantano a cappella. Allora avevano ben ragione i Negramaro e i Modà. Non sono arrivati dai talent ed hanno dimostrato il loro valore avendo fiducia in produttori e discografici". Ma c'è dell'altro: "Basta con le cover: bisogna far cantare i ragazzi in italiano per capire se sanno interpretare il testo e se possono essere testimonial utili per quella che dovrebbe essere una rinnovata forza della canzone italiana. Ed invece su 10 canzoni otto sono in inglese e solo due in italiano e spesso scelte pure senza tener conto del tipo di voce che le dovrà cantare".

Non manca, poi, un sospetto sul Festival di Sanremo: "Il televoto del venerdì così come quello del sabato sera non mi tornano e non mi pare che dia voce ai giovani che sono, invece, il futuro della musica. Il televoto dovrebbe giungere attraverso gli sms, ma sappiamo bene che chi sta a casa la sera ha una fascia d'età poco incline a mandare sms e che i giovani, quelli che dovrebbero con la loro preferenza dare la linea del futuro, stanno nei pub e comunque fuori casa. Ma insomma chi è che vota realmente? Non è che magari a votare sono i manager e le case discografiche ? Non è che forse siamo di fronte a mere strategie di marketing?". Espresso questo dubbio, Cassano non ritiene comunque il Festival davvero aperto ai giovani, considerati quanti di loro hanno visibilità nel tempo dopo la kermesse e quanti di loro possono parteciparvi.


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