Cancellieri in Gabbia: come fa un cittadino a chiamarla? Il servizio di Paragone che vale il talk

Ieri sera a La Gabbia servizio imperdibile di un cronista che prova a mettersi in contatto con il ministro Cancellieri per segnalare il caso di un detenuto: indovinate come è andata a finire?

La-Gabbia-La7paragone.jpg Uno degli annosi problemi degli show di prima serata della televisione, sia incentrati sulla parola che sull'intrattenimento, è quello della loro durata monstre: tre, magari quasi quattro ore filate, con l'immancabile pubblicità, che già di per sé suggeriscono al telespettatore, quasi per necessità fisica, di non buttare il telecomando, frase storica della Gialappa's, ma anzi di usarlo spesso e volentieri. Va bene che, per ragioni di contenimento dei costi, serve dilatare tutto fino all'inverosimile, ma si dovrebbe ritrovare il dono della sintesi, perché a volte un frammento di pochi minuti può valere un'intera trasmissione.

È quanto è accaduto ieri sera durante il talk show di Gianluigi Paragone, La gabbia, ovviamente dedicato al caso Cancellieri, il ministro tanto sollecito nel rispondere alle preoccupazioni della famiglia Ligresti per la detenzione di Giulia, accusata di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato in relazione al caso Fonsai, poi scarcerata per decisione dei giudici di Torino.


Nella sua difesa, anticipata sui media e ribadita in parlamento, la ministra ha negato di aver avallato un odioso privilegio e ha garantito di essersi mossa nello stesso modo per molte altre persone, senza cognomi importanti. Il punto però, chiaro a tutti, è che la maggior parte dei parenti di un detenuto che dovesse soffrire una condizione carceraria pericolosa, non ha certo il numero del ministro nella rubrica del cellulare.


A rendere di palese evidenza questa situazione ci ha pensato un giornalista de La Gabbia ieri sera su La 7, che ha chiamato il centralino del ministero di Grazia e Giustizia spacciandosi per un qualunque Mario Rossi, per chiedere di poter parlare con urgenza con il ministro, per il caso di un figlio detenuto in gravi condizioni di salute. L'innocente operatrice gli ha risposto, un po' spaesata, che le cose non funzionano così, e che (ovviamente) si poteva pure scordare di parlare con la Cancellieri. In cinque minuti, come dicevamo sopra, si è data un'informazione che da sola vale tutte le ore di dibattito ascoltate sin qui.   


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