X Factor 7, Enrico Nadai (FreeBoys): "Pregiudizi verso la boyband, i minorenni non potevano votarci"

La band, eliminata alla seconda puntata di X Factor 7, racconta a Reality & Show la propria esperienza all'interno del talent show di Sky Uno.

free-boys-intervista-x factor 7.png INTERVISTA A REALITY & SHOW Il pubblico di X Factor ce l'ha fatta ad eliminare i FreeBoys. Nelle sole due puntate di permanenza nello show, la band (guai ad aggiungere la parola boy davanti, altrimenti il pubblico si spaventa) ha potuto mostrare invidiabili capacità canore e una grande voglia di imparare e crescere. I pregiudizi del pubblico e la paura nei confronti della parola boyband, però, hanno preso il sopravvento e non è bastato l'entusiasmo materno di Simona Ventura a salvarli, purtroppo. Ne abbiamo parlato con Enrico Nadai, membro della band.

Enrico, come stai?


"Mi hanno appena chiuso la portiera di un furgone sulla mano, potrebbe andare meglio (ride, ndB)".


Parliamo di X Factor. Perché il pubblico non vi ha supportato?


"Io penso che ci siano stati fin dall'inizio dei pregiudizi nei nostri confronti perché siamo una boyband, è innegabile. Questo ci ha penalizzati. Noi siamo molto giovani e probabilmente non abbiamo colpito il segno".


Tu hai, solo su Facebook, più di 100mila fan. Eppure siete stati eliminati proprio dal pubblico al Tilt. E' un controsenso, non credi? Dove sono finiti quei 100mila fan?


"Facebook è molto diviso dal televoto. Ci sono vari aspetti che li differenziano. Tra l'altro, da quello che ho capito, le persone sotto i 18 anni non potevano votare direttamente da Facebook. Noi, avendo una fascia di pubblico minorenne, non siamo riusciti ad ottenere i sufficenti consensi".


Come mai la parola boyband fa così paura in Italia?


"Devo capirlo bene anche io. Ogniqualvolta che in Italia si palesa una boyband americana o inglese ottiene subito successo. L'esempio più ovvio sono gli One Direction che in cinque minuti hanno venduto tutti i biglietti per il loro concerto a San Siro. Non so perché sia così denigrata la boyband, in fondo non è altro che un gruppo vocale. Non ha niente di così pauroso".


Vi sentite vicini agli One Direction?


"Assolutamente no. Noi se fossimo vicini agli One Direction probabilmente avremmo già venduto milioni di dischi ma questo non è ancora avvenuto e mi sa che non avverà mai (ride, ndB). In ogni caso, siamo molto diversi da loro e credo che l'esibizione di giovedì l'abbia dimostrato".


Hai avuto modo di rivedere le vostre esibizioni? Vi siete piaciuti?


"Ho rivisto qualche spezzone, ancora non so dire come siamo stati nella nostra performance. Non ho ancora nè il telefono, nè Internet. E' da venerdì mattina che sono in giro per fare interviste ed incontrare i fan".


Ti senti spaesato in questo momento?


"La permanenza al loft durava da un po' di tempo. Essere presi e trascinati nel mondo reale dopo essere stati confinati per un po' mi ha in parte sconvolto. Ora è una situazione in cui devo ricollegare tutte le mie idee e devo riassestarmi. X Factor è stato un modo per migliorare e crescere sotto tanti aspetti, però avrei gradito andare avanti per un periodo più lungo. Anche questo mi ha inizialmente traumatizzato, anche se al Tilt ero già certo di uscire. C'ho creduto fino alla fine, poi quando un sogno che si cerca di coccolare per lungo tempo cade a terra e si distrugge in mille pezzi, è difficile averne la chiara concezione".


Secondo me non si è distrutto, invece. Siete in gamba e molto giovani, avete una lunga strada davanti a voi...


"Però in un percorso inrapreso, l'unica ambizione era quella di migliore e di arrivare in finale per presentare l'inedito. Tutti fanno di tutti per arrivare a questa meta. Quando una cosa tanto ambita sfuma così, rimane l'amaro in bocca".


A chi dice che siete un "prodotto confezionato", cosa rispondete?


"Non siamo un prodotto confezionato perché non siamo nati come prodotti. Siamo nati in maniera pura ed autentica, senza rifarci a nessuno se non a noi stessi. Abbiamo sempre seguito le nostre attitudini ed il nostro gusto, non siamo mai stati condizionati da qualcuno sopra di noi. Il prodotto è qualcosa che non ci appartiene. Forse, per il modo in cui ci siamo presentati, non abbiamo avuto il tempo necessario per farlo capire anche al pubblico".


Chi tifate fra gli altri concorrenti?


"Io sono un grande tifoso dei gruppi, a cui siamo molto affezionati. I gruppi sono sempre stata una categoria molto sfortunata durante il percorso di X Factor".


Adesso tornerete a scuola?


"Credo di sì. Chiaramente la sveglia ad X Factor era posticipata, mi spaventa doverla anticipare nuovamente (ride, ndB). Siamo in fase in cui dobbiamo riordinare tutto il casino che ci è piombato addosso che non potevamo toccare quando eravamo dentro il loft".


Cosa vi aspettate dal lato professionale, invece?


"Ora è difficile da dire. Ambivavamo ad una cosa che non siamo riusciti a raggiungere. Ma non ci demolarizzeremo. Siamo appena stati in studio per registrare la canzone per la compilation e nei corridoi ho incontrato Roberto Vecchioni. Mi sono subito presentato e mi ha consolato dicendomi di non badare a ciò che dicono le persone".


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