Mission: la Boldrini "scarica" il programma sociale di Rai1, Leone, Al Bano e Cucuzza lo difendono

Ecco tutte le nuove dichiarazioni sulla trasmissione che dovrebbe andare in onda sulla rete ammiraglia Rai mercoledì 4 e 11 dicembre in prima serata.

albano-rai1-610x350.jpg "Ci accusano di voler spettacolarizzare la situazione dei rifugiati, ma noi speriamo che ci sia questa spettacolarizzazione, perché così finalmente questo tema riuscirà a colpire l'opinione pubblica. E' la prima volta che si racconta questo universo al grande pubblico". Così Tullio Camiglieri, autore insieme ad Antonio Azzalini di Mission, risponde alle polemiche di questi giorni sul programma, girato all'interno dei campi profughi, che dovrebbe andare in onda mercoledì 4 e 11 dicembre in prima serata su Rai1.

Camiglieri racconta a Redattore sociale che il programma è frutto di un lungo lavoro di ideazione, condiviso con il direttore di Rai1 Giancarlo Leone e con l'allora portavoce dell'Unhcr, oggi presidente della Camera, Laura Boldrini.

"Il progetto nasce discutendo anche con lei che su questi temi ha sempre avuto una forte sensibilità e che era ai vertici dell'organizzazione - spiega l'autore - Siamo partiti con l'idea di far un programma che raccontasse una realtà non facile e per niente seducente. Abbiamo quindi di coinvolgere le più grandi organizzazioni che si occupano dei rifugiati, l'organizzazione delle Nazioni Unite Unhcr e Intersos". La struttura del programma è semplice: due volti noti dello spettacolo vivranno per quindici giorni in un campo profughi come dei volontari. "Faranno le pulizie, da mangiare e tutte le mansioni che svolgono gli operatori delle due organizzazioni - continua Camiglieri - L'obiettivo è raccontare attraverso i loro occhi queste parti di mondo dimenticate".

L'autore tiene a precisare che non si tratta di un reality show ma di un docu-reality: non sono previste dinamiche come gare ed esclusioni, ma il racconto è più simile a un documentario in presa diretta. "Sarà uno degli esperimenti più avanzati del servizio pubblico, ed è un format tutto italiano che già quattro reti straniere di servizio pubblico ci hanno richiesto - afferma - In Italia non si capisce, ci sono polemiche sollevate dalle ong escluse. Ma non si può pensare che la televisione pubblica debba continuare a tener nascosta questa realtà, o a relegarla in programmi di tarda serata".

Molte critiche ha suscitato anche la scelta dei vip che parteciperanno: "Non possiamo continuare a fare gli elitari. Al Bano rappresenta un pezzo di storia di questo paese, culturale e sociale, attraverso di lui, che la gente riconosce, si può raggiungere il grande pubblico -aggiunge -. Chi dovremmo mandarci? Bernard-Henri Lévy, che si è sempre occupato di questo? Non credo che ci garantirebbe lo stesso coinvolgimento di pubblico di Al Bano". I partecipanti a Mission non saranno pagati, se non con un rimborso spese, precisa ancora l'autore. Le riprese coinvolgeranno per ora i campi del Sud Sudan e del Congo.

"E' un programma che dà un senso alla tv pubblica. I giudizi che sto sentendo di persone che non lo hanno ancora visto sono insopportabili". Da giornalista Camiglieri garantisce inoltre che saranno rispettati i principi della Carta di Roma, e il fatto che ci sia l'Unhcr ne è la garanzia. "Abbiamo discusso il format con loro è evidente che saremo in linea con principi deontologici", conclude.

Ma la Boldrini "scarica" la trasmissione in una lettera inviata a Repubblica: "L'anno scorso, in qualità di portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), partecipai ai primi contatti con la Rai. Sull'esempio di analoghe trasmissioni prodotte da tv di altri Paesi, si ipotizzò una trasmissione che avesse l'obiettivo di rendere più comprensibile all'opinione pubblica italiana la condizione vera dei rifugiati, troppo spesso e troppo sbrigativamente raffigurati come una minaccia alla nostra sicurezza. In particolare venne da me suggerito un format australiano, molto apprezzato, in cui ad essere coinvolte erano persone comuni, con idee molto diverse tra loro in tema di asilo, e comunque non certo vip. Si pensava dunque ad un'operazione di sensibilizzazione, non ad un reality o qualcosa di analogo, come invece indicherebbero le anticipazioni uscite nell'ultima settimana.

Come è ovvio, il mio coinvolgimento si è forzatamente interrotto a fine anno, quando ho lasciato l'incarico di portavoce. Prima come candidata alle elezioni politiche, poi come presidente della Camera, non ho avuto più né tempo né titolo per occuparmene. Leggo ora degli sviluppi che il progetto avrebbe avuto. Non spetta certo a me esprimere un eventuale 'altolà', che avrebbe l'aspetto di un'interferenza nell'autonomia editoriale della Rai o - peggio ancora - di una censura preventiva. Faccio notare al riguardo che le mie poche parole su Miss Italia, che tanta risonanza hanno avuto, sono venute solo a commento di una decisione che la Rai aveva già preso e annunciato da settimane. Sono assolutamente certa del fatto che i miei ex colleghi dell'Unhcr abbiano a cuore quanto me la necessità di evitare strumentalizzazioni e spettacolarizzazioni. Al tempo stesso voglio sperare che il servizio pubblico - dai cui vertici sono venuti di recente significative e apprezzabili prese di distanza da un modello di reality show ormai logoro - non ne faccia una tardiva replica a spese dei rifugiati e della loro dignità".

Le tematiche e i contenuti di Mission sono "meritevoli senza dubbio dell'attenzione dell'opinione pubblica e dovrebbero essere trattati con serietà e sobrietà. Tuttavia sarebbe opportuno valutare e verificare se il linguaggio di trasmissioni televisive come i reality sia quello adeguato a raccontare il dramma di chi è costretto a fuggire dal proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni": lo dichiara in una nota il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, anticipando che, "dato, il rischio di spettacolarizzazione della sofferenza altrui", ha, quindi, ritenuto "necessario preparare personalmente un'interrogazione rivolta ai vertici della Rai da presentare in Commissione di Vigilanza".

Il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, replica su Twitter: "Per alcuni la vera mission è commentare un programma che deve ancora essere registrato. Due deputati sollecitano il presidente della Vigilanza di visionare un programma di Rai1 prima della messa in onda. Progresso o regresso?".







Michele Cucuzza, coinvolto nel progetto, tuona: "Non spettacolarizzo un bel nulla. Mi sento offeso". Al Bano Carrisi, a Il Messaggero, dichiara: "Non capisco l'accanimento ma lo rispetto. Trovo giusto accendere i riflettori su cose di cui la gente sa ben poco. Che c'entra la spettacolarizzazione? Semmai si tratta di sensibilizzazione. Mica vado in Mauritania a fare L'isola dei famosi. Vivrò dieci giorni in una tenda per affrontare e raccontare una realtà fatta di abbandono e povertà e io la povertà l'ho conosciuta davvero. Compenso? Per andarci ho rinunciato a guadagnare con i concerti. E ci porto pure le mie figlie, Cristél e Romina jr".


Foto di Al Bano: Getty Images.


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